Pare che Patrick Mouratoglou abbia qualche conto in sospeso con Novak Djokovic, a giudicare dalle uscite delle ultime settimane. Ma è davvero così? E allora come mai Nole se ne sta zitto zitto?
di Cristian Sonzogni | 20 febbraio 2026
Atto primo: “Jannik Sinner (rispetto a Novak Djokovic, ndr) si muove più rapidamente, colpisce più forte e con maggiore anticipo, serve meglio. E chi dice che i Big 3 erano meglio di Sinner e Alcaraz sulla base di una sola partita ha una visione molto ristretta del tennis”. Atto secondo: “Se pensate a Novak, fa tutto molto bene ma non ha niente di eccezionale. Eppure è il migliore di sempre semplicemente perché ha sempre voluto essere il migliore”. Atto terzo: “Credo che l'ostacolo per Djokovic verso lo Slam numero 25 sia la sua motivazione. Fosse stato davvero motivato, lo avrebbe già vinto”.
Se tre indizi fanno una prova, pare che Patrick Mouratoglou abbia qualche conto in sospeso con Novak Djokovic. Ma è davvero così? Questo diverbio in solitudine che va avanti da qualche settimana, senza la minima attenzione (almeno, visibile) da parte del serbo, è qualcosa che ha delle fondamenta o rientra invece in un'analisi onesta su un giocatore destinato da sempre a far discutere?
Cominciamo col dire che Mouratoglou è una persona intellettualmente onesta, che ha vinto talmente tanto (non solo con Serena Williams) da potersi permettere di dire più o meno ciò che vuole, nei limiti del rispetto altrui. Aggiungiamoci che è una persona in grado di stare a proprio agio sui social, davanti alla telecamera, in generale di fronte a un pubblico. Una persona a cui certamente la visibilità non dà fastidio. Tutti aspetti da tenere in conto, quando arrivano considerazioni così incisive su uno dei personaggi ancora oggi più in vista del Tour e dello sport mondiale.
In comune, Patrick e Nole hanno una buona dose di autostima (eufemismo), una certa propensione allo spettacolo e nessuna preoccupazione in merito all'opinione altrui. Ed è anche per questo che un confronto tra loro sarebbe interessante. Sarebbe, condizionale d'obbligo visto che ad oggi stiamo parlando di un monologo, ugualmente in grado di fornire tanti spunti.
Il saluto a rete tra Djokovic e Sinner (Getty)
E allora analizziamoli bene, questi spunti, per capire se il 'Mou' del tennis abbia davvero attaccato Djokovic, come hanno sottolineato in tanti, tra cui Rick Macci: l'ex coach di Serena e Venus, (oltre che di Roddick, Capriati e Sharapova), il quale non si è fatto pregare per dire che 'The Coach' – a suo modo di vedere – voglia solo prendersi una dose extra di visibilità. L'inventore dell'Ultimate Tennis Showdown comincia col sostenere che Sinner e Alcaraz siano più completi dei Big 3, sotto il profilo tecnico e fisico. Qualcosa che si può discutere – nel discorso c'è di mezzo Sua Maestà Federer e questo complica la questione – ma che tutto sommato non è campato per aria.
Almeno al momento attuale, dire che i due fenomeni degli anni Venti giochino meglio di Djokovic è qualcosa che sta nei numeri, oltre che nella logica. E sta pure nell'evoluzione naturale dello sport: i Big 3 sono progrediti in molti aspetti rispetto alle generazioni che li avevano preceduti, è normale pensare che le prossime generazioni mostreranno performance di livello ancora più alto rispetto a quella del presente. Non si parla di estetica (così dissipiamo i dubbi su Roger) ma di efficacia.
Avanti: Mouratoglou dice che Nole tecnicamente non ha nulla di eccezionale e che – in sostanza – la sua forza è la testa. Punto primo: non è diminuirne il valore, caso mai il contrario. Punto secondo: quanti colleghi, chiamati a costruire il giocatore ideale, hanno pensato di 'rubare' un colpo al serbo? Pochi, pochissimi. D'accordo, sul rovescio potremmo discutere a lungo, e sicuramente quello di Djokovic rientra per solidità tra i migliori della storia. Ma nemmeno quella è un'arma così appariscente da far cascare la mandibola.
Ciò che lascia a bocca aperta, quando si guardava e si guarda il vincitore di 24 Slam, è la sua capacità di restare mentalmente presente sempre e ovunque, in ogni zona del campo e in ogni situazione di punteggio. È una dote clamorosa e che porta vantaggi straordinari, ma francamente non è qualità che spicca come il diritto di Alcaraz o di Nadal, le volèe di Roger o di Mac, i servizi di Roddick o Ivanisevic.
Infine, la questione motivazioni. Dopo aver detto che il serbo in questo momento non ne ha abbastanza, 'Mou' aggiunge a supporto della tesi che quando Nole ha voluto davvero vincere, ha vinto. Come alle Olimpiadi del 2024 contro Alcaraz. In generale, questa è l'affermazione più discutibile, perché non tiene conto di quella pressione 'nazionale' che ha attanagliato Carlitos ed è molto diversa – a detta degli atleti – da ciò che si prova negli altri grandi eventi, Slam compresi. Ma anche questa dichiarazione non appare tanto 'contro' come qualcuno l'ha interpretata.
Al contrario: dire che Djokovic non vince perché non lo desidera abbastanza significa considerarlo ancora oggi come un numero 1 ombra, non come un numero 3 lontano anni luce dal duo di testa. Ma c'è di più: a inizio 2025, dunque appena un anno fa, 'The Coach' disse che considerava Novak 'la persona meno falsa di tutto il mondo del tennis'. Lodando la sua capacità di dire di no, di essere coraggioso e di sapersi esporre. Tutte qualità che, dentro a questo diverbio in solitudine, appartengono a entrambi gli attori.