Le domande sulla preparazione ricorrono ogni volta, in questo periodo del calendario, quando Natale è ormai alle porte e il tennis agonistico è – salvo rare eccezioni – fermo per permettere ai suoi protagonisti di mettere benzina nel motore. Ecco qualche risposta
16 dicembre 2023
Quanto deve durare la cosiddetta 'off season'? Quanto bisogna ricaricare le batterie, dopo aver chiuso gli impegni agonistici della stagione? E soprattutto, quanto serve per una preparazione adeguata all'annata successiva? Le domande ricorrono ogni volta, in questo periodo del calendario, quando Natale è ormai alle porte e il tennis agonistico è – salvo rare eccezioni – fermo per permettere ai suoi protagonisti di mettere benzina nel motore.
Il momento è il più opportuno, dunque, per cercare di rispondere a questi quesiti, utili sia ai professionisti (che in teoria dovrebbero già avere chiaro ogni singolo passaggio), sia a coloro che professionisti lo stanno diventando passo dopo passo. Anche attraverso quegli errori che poi aiutano a maturare. Uno di questi aspiranti big del futuro – oggi 429 Atp – si chiama Lorenzo Rottoli, è comasco, ha 21 anni e si allena ad Arese, nel gruppo di lavoro guidato da Maurizio Riva e Barbara Rossi. Con papà Fabrizio che continua a essere al suo fianco.
“La preparazione – spiega Barbara Rossi, ex pro, coach di campioni affermati e telecronista – è fondamentale per chiunque abbia delle ambizioni, è un periodo da non trascurare. Perché se la trascuri, sei destinato a pagare dazio. Bisogna avere chiari i propri obiettivi, da quelli tecnico-tattici a quelli fisici, e lavorare con la testa sgombra da pensieri. Non serve andare a inseguire il punticino Atp in posti sperduti, magari approfittando di entry list meno competitive del solito. Invece è utile sviluppare forza, velocità, tattica, tennis. In un calendario sempre più fitto, trovare spazio per mettere un punto e ripartire è determinante”.
Ovviamente le necessità cambiano in base alla classifica. Chi deve affrontare la trasferta australiana ha giocoforza meno tempo per inseguire questi obiettivi 'di riparazione'. Ma in fondo, volendo, il tempo lo si trova. O meglio, lo si deve trovare. “La preparazione di Lorenzo Rottoli – continua Rossi – dura all'incirca 12 settimane. Ma in ogni caso dobbiamo considerare un periodo minimo di un paio di mesi, con appena una settimana di vacanza vera, senza racchetta. Poi si riparte dal lavoro fisico, prima di proseguire in campo. Poi ogni caso fa storia a sé. Poniamo che qualcuno debba giocare il campionato di Serie A fino alla fine: a quel punto potrò posticipare la preparazione e iniziare coi tornei dell'anno successivo un po' più tardi. Non è che sia importante quando si fa, è importante quanto tempo si dedica al lavoro”.
Rottoli oggi si allena – sotto il profilo fisico – con il preparatore Massimo Annoni. “E francamente – conclude Barbara Rossi – quando è arrivato da noi era già perfettamente consapevole di ciò che doveva fare. Non è stato difficile convincerlo in merito alla programmazione corretta, perché era già corretta quella che aveva in mente lui. Alla fine, staccare per due o tre mesi permette non solo di far rifiatare il fisico, ma pure di recuperare energie mentali, che nel nostro sport sono alla base delle buone prestazioni”. Lorenzo, per la cronaca, ha giocato l'ultimo torneo del 2023 a fine ottobre a Selva Gardena, perdendo nei quarti di finale.
Lorenzo Rottoli (foto Sposito)
Passando alle ragazze, il discorso cambia poco. Per analizzare la questione dal punto di vista di una giocatrice, interpelliamo Ugo Pigato, padre di Lisa, classe 2003 e numero 338 al mondo. Lisa ha vinto (per il secondo anno di fila) lo scudetto tricolore a squadre con la Canottieri Casale. E ora si prepara in vista di un 2024 che per lei potrebbe essere quello della conferma ad alto livello.
“L'anno scorso – spiega il padre e allenatore Ugo, a sua volta ex professionista – a inizio stagione abbiamo provato a giocare su cemento indoor per migliorare alcuni dettagli. E non nascondo che nei momenti di difficoltà viene in mente di andare a giocare in posti esotici, prendendosi in teoria dei punti più facili, che poi davvero facili non sono mai. Ma bisogna avere in primo luogo l'esigenza del miglioramento. Il ragionamento più lucido è quello che non guarda all'immediato, bensì con una prospettiva di lungo periodo”.
Un diritto di Lisa Pigato nella finale scudetto di Serie A1 BMW (Foto Sposito/FITP)
Per Lisa, che quest'anno ha pure fatto il suo esordio (con vittoria) agli Internazionali BNL d'Italia, il momento è ideale per spingere sull'acceleratore e limare i dettagli del suo tennis. “Noi lo scorso anno abbiamo fatto così: aggiungere qualcosa a livello fisico e tecnico. Giocare tornei mentre altri sono fermi può avere senso quando ti mancano pochi punti per un obiettivo importante, per esempio le qualificazioni Slam. Altrimenti l'unica differenza è che sei più tranquillo per giocare i 25 mila dollari, ma alla lunga non cambia molto. Ora Lisa ha davanti almeno due o tre anni per spingere tanto, giocando a livello sempre più alto. Anche questo la farà salire di rendimento”.
Non è detto che la preparazione debba essere fatta per forza nel luogo di base, dove ci si allena in off season. “Noi stiamo ragionando sul fatto di andare o meno in India a giocare qualche Itf di buon livello. Ma se andremo così lontano, andremo anche per proseguire la preparazione che abbiamo iniziato qui. È sempre tutto finalizzato a progredire. Lisa attualmente è 338 Wta, se in sei mesi dovesse arrivare a quota 250 e fare gli Slam in qualificazione, avrebbe ottenuto un traguardo importante. Due o tre esperienze di quel genere, anche con eventuali sconfitte, sono carburante per il futuro”.