Le prime giornate di Wimbledon esaltano costanza, umiltà e regolarità di talenti che forse stanno facendo il salto di qualità decisivo per volare verso il vertice che gli appartiene
di Vincenzo Martucci | 08 luglio 2023
Sembrerebbe, e sottolineiamo il condizionale, che i pazzerelli di qualità del tennis abbiano messo la testa a posto. Quantomeno stanno mostrando importanti segnali di maturità. Magari favoriti anche dalla superficie, l’erba, che allevia la componente tattica lasciandogli le briglie sciolte nella ricerca del punto, cioé nell’attacco.
BUBLIK
Così dicono le prime tre partite di Alexander Bublik, che ha concesso un solo set, al tie-break, a McDonald, e poi ha fatto percorso netto con Wolf e Marterer, proponendosi adesso agli ottavi contro il coetaneo russo doc, Andrey Rublev, che ha appena battuto per la prima volta, peraltro in finale ad Halle, dopo due finali perse sull’erba. A 26 anni, il giocherellone russo naturalizzato kazako che si divertiva di più coi tweener, il servizio dal basso e le smorzate, sta sacrificando un po’ lo show al risultato. Meno sorrisi e più fatti, come dice la classifica-record di 26 ATP, sicuramente migliorabile col suo potenziale tecno-fisico e quel servizio a tratti imparabile per gli avversari, unito a un bagaglio di colpi davvero di prima classe.
DAVIDOVICH FOKINA
Alla stessa stregua, un altro Alessandro, il 24enne spagnolo Alejandro Davidovich Fokina - peraltro dal stessa scuderia Top Reed che fa capo all’italiano Corrado Tschabuschnig -, dopo tanti alti e bassi, senza mai trovare un po’ di continuità che esaltasse il suo talento, ha regolato senza follie Fils e Van de Zandschulp, e sembra prontissimo a testare nel terzo turno le qualità sul verde di Holger Rune, partendo dall’1-0 nei testa a testa messo a segno quest’anno sulla terra in altura di Madrid.
Anche lui è alle porte dei top 20 (al numero 24), ma vale i top 10. Con quella straordinaria velocità di gambe e di braccia unita a un repertorio tecnico importante.
TIAFOE
La svolta dell’anno scorso con le semifinali degli US Open perse solo al quinto set contro Alcaraz ha cambiato la vita di Frances Tiafoe, la più importante realtà del tennis afroamericano. Che, a 25 anni, ha appena toccato il numero 10 della classifica, ma ha aspirazioni molto superiori che passano necessariamente su risultati più costanti nei grandi tornei. Mentre negli altri ha già fatto il salto di qualità, come dicono gli urrà di quest’anno a Houston e sull’erba di Stoccarda.
Per questo Wimbledon è doppiamente importante ed eccitante, con quei suoi movimenti brevi, il baricentro basso e la capacità offensiva che sembrano fatti apposta per il verde. Come stanno dicendo i successi in tre set contro Wu e Stricker, in attesa del test col veterano Dimitrov, semifinalista ai Championships ma nel lontano 2014, con cui non si cimenta da un po’.
SHAPOVALOV
Albot, Barrere e Broady potevano essere i classici ostacoli anonimi contro i quali infrangere ancora una volta le sue notevoli qualità tennistiche. Invece la cicala del tennis si è dimostrata per una volta formichina e con grande umiltà invece dei vincenti a tutti i costi ha accettato più e più volte di ricominciare lo scambio e di aspettare la palla giusta. Ma soprattutto ha cancellato quanto succedeva fino ad un attimo prima senza accusare i collassi emotivi che l’hanno caratterizzato a lungo.
Così, a 24 anni il mancino canadese che dal numero 10 è sceso al 29 del mondo, rifà capolino nei quartieri alti a Wimbledon con gli ottavi contro l’abbordabile Safiullin. Un’altra prova del nove per chi due anni fa era arrivato in semifinale ai Championships sull’erba che ancor di più stimola il paragone con l’indimenticabile John McEnroe.