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FOGNA E BOLE, UNA COPPIA DI MAESTRI

Mai un doppio italiano al Masters prima di Simone Bolelli e Fabio Fognini

di Enzo Anderloni | 21 ottobre 2015

Mai un doppio italiano al Masters prima di Simone Bolelli e Fabio Fognini. E nessun azzurro dai tempi di Panatta e Barazzutti. Bole e Fogna vanno a Londra per le Atp Finals. La conferma dopo Shanghai. Ecco la loro ricetta

di Andrea Nizzero – Foto Getty Images

La storia di Simone Bolelli e Fabio Fognini, consacrata quest’anno come coppia di livello mondiale, si snoda attraverso l’amicizia, il divertimento e il talento. Sono i tre ingredienti di una ricetta, il doppio all’italiana, che negli ultimi anni sta - letteralmente - conquistando il pianeta. Dalle due Cichi, Sara e Roberta, al duo Chicchi, Bole e Fogna: nomignoli affettuosi e personali che prima di diventare celebri la dicono lunga sul livello di intimità e connessione presente in questi esempi di successo. Sono amicizia, divertimento e talento a spiegare come due singolaristi possano riuscire a diventare protagonisti assoluti in un mondo - quello del doppio maschile post anni ‘80 - dominato dalla specialità. Ma oltre a essere tre componenti di questa storia, rappresentano anche i presupposti delle tre fasi che hanno condotto alla grandezza questo team. Il trionfante tweet di Fabio, che celebra la conquista di un doppio posto a Londra dopo la finale del Masters 1000 di Shanghai, è la polaroid che immortala l’ultima tappa di un percorso iniziato ormai quattro anni fa, proseguito con successi inattesi e ancora da concludere.

Amicizia e divertimento

L’amicizia ti fa iniziare, è quella che ti fa provare una cosa nuova e impegnativa solo perché di fianco hai una persona che te la rende più facile, magari persino piacevole. Quando il rapporto personale che hai fuori dal campo riesce a funzionare anche dentro, allora è facile prenderci gusto: l’euforia della vittoria la si amplifica festeggiando in due, la pesantezza di una sconfitta la si sminuisce digerendola insieme. Per due personalità diverse ma ugualmente delicate come quelle di Fabio e Simone, mai immuni alla pressione e alle aspettative altrui, la possibilità di condividere il peso di ogni responsabilità deve rappresentare un grande sollievo. Il divertimento entra in gioco molto presto, quando questi elementi positivi iniziano a trasformarsi in vittorie. E proprio il divertimento fa scattare qualcosa che, nel corso degli anni, ha differenziato Simone e Fabio da tutti gli altri singolaristi (e sono molti) che il doppio lo praticano senza continuità né di partner né di impegno. Le apparizioni nei tabelloni dei Masters 1000 e degli Slam diventano vere e proprie partecipazioni, non svogliate comparsate con gli unici obiettivi di colpire qualche palla competitiva mentre ci si mette pure qualche dollaro in tasca. Del resto, non è una novità: se ti diverti facendo qualcosa, impegnartici riuscirà molto facile.

Gli inizi della coppia

È a questo punto che il talento fa la differenza. Entrambi sono dotati di un “braccio” di livello mondiale: anche presi singolarmente, sono chiaramente tra i venti talenti più puri del tennis intero. In singolare, le loro doti naturali si traducono in singole partite di livello siderale, non supportate però dalla continuità delle macchine da tennis dei piani alti della classifica. In doppio, replicare prestazioni di altissimo livello riesce loro più facile. Ed è riuscito più volte: dal 2011, anno in cui la coppia ha iniziato a capire le proprie potenzialità, hanno vinto tre tornei di cui uno Slam, raggiunto trefinali Masters 1000 (tutte quest’anno) e tre semifinali Slam. E tra due settimane diventeranno il terzo e il quarto italiano ad essere presenti al Master di fine anno, dopo le partecipazioni in singolare di Adriano Panatta (1976) e Corrado Barazzutti (1978).

Come un Top 10 in Davis

Prima del 31 gennaio, l’ultimo Slam in doppio maschile l’avevamo vinto con Pietrangeli e Sirola nel 1959. È evidente che Fabio e Simone rappresentano una novità che dà un’inedita propulsione alle nostre speranze in Coppa Davis, dove aver trovato una coppia come loro è come aver aggiunto un giocatore Top 10 alla formazione. Nella massima competizione a squadre questa specialità vive i suoi momenti più belli e importanti, ed è tutt’ora decisiva quanto e più degli altri quattro incontri dedicati ai singolari. Per noi, che proprio con il doppio abbiamo quasi sempre mostrato il fianco agli avversari più quotati, significa poter cambiare radicalmente ambizioni e obiettivi. Non è un caso che molto di quanto abbiamo visto negli ultimi quattro anni di Davis sia passato per le racchette parallele del ligure e dell’emiliano. La promozione nel World Group, raccolta in Cile nel 2011, fu firmata proprio da Fognini e Bolelli che con un triplo 6-4 sigillarono lo spareggio contro Aguilar e Massu. La vittoria contro la Croazia, nel primo turno del 2013, passò per una decisiva vittoria in quattro set contro Cilic e Dodig. La storica semifinale dello scorso anno contro la Svizzera fu fatta tornare in discussione proprio da una splendida vittoria in cinque set contro Wawrinka e Chiudinelli.

Numeri Uno

Insomma, basta scorrere il database dei risultati per capire quanto e come Fabio e Simone abbiano costituito la pietra angolare per la ricostruzione di una Italia competitiva. Ma attenzione a non compiere un doppio errore: sarebbe sbagliato dare alla Davis tutti i meriti per l’invenzione di questa coppia, come sarebbe sbagliato limitare alla Davis la rilevanza dei loro risultati. Il loro debutto sotto l’egida di capitano Barazzutti è arrivato nel settembre 2011, una decina di giorni dopo aver centrato la semifinale degli Us Open e qualche mese dopo il titolo Atp vinto a Umago. Proprio negli Slam, poi, hanno saputo restituire all’Italia soddisfazioni che, come detto, nel tennis maschile mancavano ormai da quasi 60 anni. In finale a Shanghai, la scorsa settimana, sono incappati in un Marcelo Melo in stato di grazia, che con il sudafricano Raven Klaasen ha bissato il titolo appena conquistato a Tokyo. È una coppia nuova formata da giocatori di esperienza, che potrebbe dare fastidio anche ai team più blasonati. E con i gemelli Bryan rallentati dalla nascita del terzo figlio di Bob, il gigante brasiliano ha ottime possibilità di diventare il nuovo numero 1 di specialità. Molto dipenderà dalle Atp World Tour Finals di Londra, dove con buone probabilità incrocerà nuovamente le racchette con i due italiani. La speranza è che siano, anche per loro, prove generali da numeri 1.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 36 - 2015

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SuperTennis Magazine – Anno XI – n.36 – 21 ottobre 2015

In questo numero

Quota 297.048: e si sale… Pag.3
Fognini-Bolelli: una coppia di Maestri Pag.4

Focus: Aleksandra Krunic Pag.6

Terza pagina: Bunny Austin Pag.8

I numeri della settimana Pag.10
Tennis in tv: la programmazione di SuperTennis Pag.12

Serie A1: la seconda giornata Pag.14
Giovani: Master Eta e Circuito FIT-Babolat Pag.16

Guida al gestionale Fit: tesseramenti rapidi Pag.19

Fit-Tpra: facce da master Pag.20

Personal coach: E tu che giocatore sei? Pag.21

Racchette e dintorni: test Yonex Ezone DR 100 Pag.22
La regola del gioco: doppio… gioco Pag.24