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PRIMA SEMIFINALE E BEST RANKING, CECCHINATO INIZIA DA DURO

Marco punta dritto su Melbourne con la fiducia della prima semifinale dell’anno, ottenuta per la prima volta lontano dalla terra

di Enzo Anderloni | 07 gennaio 2019

Marco punta dritto su Melbourne con la fiducia della prima semifinale dell’anno, ottenuta per la prima volta lontano dalla terra. Bautista e Berdych tra i più caldi. E poi ci sono conferme e punti di domanda. Scopriamoli

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Comincia bene l’anno di Marco Cecchinato. Inizia con il best ranking di numero 18 e una semifinale a Doha che conta più del valore degli avversari sconfitti lungo il percorso, Sergiy Stakhovsky e Dusan Lajovic. Vale per il modo in cui ha sfidato Tomas Berdych, battuto poi in finale da un Roberto Bautista-Agut tornato ai suoi livelli migliori dopo una seconda parte di 2018 in calo. Contro Berdych, finalista a Wimbledon nel 2010 e numero 4 del mondo nel 2015, che ha iniziato l’anno fuori dai primi 70 per infortuni alla spalla e alla schiena nella seconda metà del 2018, Cecchinato non ha sfigurato soprattutto nel primo set. Le tre partite della settimana hanno confermato il buon lavoro con il coach Simone Vagnozzi e la ricerca di più variazioni dal lato del rovescio, anche con il back in diagonale. Variazioni importanti per Cecchinato che deve programmarsi da top-20.

I più caldi della settimana
Tomas Berdych –
Dopo essere stato a lungo Top 10, e crollato lo scorso anno fuori dai Top 50, il ceco adesso sembra aver preparato bene la stagione. Visti i problemi fisici del 2018 non può essere ancora fisicamente al top. Ma è interessante come, nella ‘prima’ stagionale di Doha, abbia spesso cercato di chiudere i punti a rete, mostrando un repertorio ancora più completo.


Kei Nishikori - A Brisbane, il numero 9 del mondo è tornato a vincere un titolo dopo oltre due anni (9 finali perse dopo il successo a Memphis 2016). Ha perso solo un set, in finale contro il russo Daniil Medvedev che ha chiuso il 2018, il suo anno migliore, da numero 16 ATP. Il giapponese, uno dei migliori in settimana, ha qualche carta in più da giocare rispetto al passato nell’inseguimento alla prima semifinale in carriera all’Australian Open.

Roberto Bautista-Agut - L’anno scorso, lo spagnolo aveva perso contro Matteo Berrettini in finale a Gstaad. Era anche uscito dai primi 20. Per questo la sconfitta dell’azzurro al primo turno a Doha è stata troppo presto etichettata come deludente. Bautista-Agut, sceso al n.23 ma già n.13 a ottobre 2016, ha però vinto il torneo in finale contro Berdych. E in semifinale ha tolto a Novak Djokovic il controllo degli scambi medio-lunghi su cui il serbo ha costruito la sua superiorità.

Jo-Wilfred Tsonga - La semifinale raggiunta a Brisbane, nonostante la sconfitta contro Medvedev, si può prendere come un buon segnale per il 2019 (lo scorso anno era fuori dai Top 200). Il punto della settimana vinto nei quarti dopo uno duello prolungato fra le sue volée e le difese ardite dell’australiano Alex De Minaur, considerato “il nuovo Hewitt”, forse anche di più.

Le conferme
Roger Federer -
Gioca bene, pur in un contesto rilassato, e forma con Belinda Bencic la prima coppia a vincere due volte di fila la Hopman Cup di Perth. Federer, l’unico ad aver vinto tre volte l’esibizione mista a squadre, ha battuto l’imprevedibile statunitense Frances Tiafoe e i due migliori esponenti della Next Gen, Alexander Zverev e Stefanos Tsitsipas, che hanno spesso l’aria di chi si accontenta di fare bella figura.

Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev - Anche in Hopman Cup, e nella sfida contro lo svizzero che è da sempre il suo modello, Tsitsipas ha confermato di avere la testa ‘da giocatore’. Con i big si è già misurato e ha compreso che può batterli. Zverev, n.4 del mondo, è chiamato quest’anno a superare per la prima volta i quarti in uno Slam sotto la guida di coach Ivan Lendl. Scherza anche con Federer, ma la domanda nasconde una questione seria: “Perché ogni tanto non lasci vincere anche noi?”.

Novak Djokovic - Il numero 1 del mondo alla prima uscita in Qatar è in linea col finale del 2018. Regolare ma non così esplosivo, non induce soggezione. Senza l’elasticità il suo campo si allarga, a beneficio degli avversari. Sia di quelli che non perdono terreno sul lungo periodo, sia di quelli che sanno come attaccarlo ‘di potenza’ nel breve.

I punti di domanda
Andy Murray - Dopo l’infortunio all’anca, lo stop di un anno e i timidi tentativi di rientro nel 2018, Andy Murray riparte da Brisbane. Il bilancio è in linea con le attese attuali: una buona vittoria sull’ex promessa australiana James Duckworth, mai oltre l’82a posizione nel ranking, e una prestazione sgonfia contro Daniil Medvedev. Con la sua solita auto-ironia si è scattato un selfie con il trofeo dell’Australian Open. “Non gli andrò più vicino di così”, ha scritto. C’è da credergli.

Grigor Dimitrov - Quel che l’ha portato a vincere il Masters del 2017, la sveltezza di gesti, ha lasciato il campo al Dimitrov dalle aperture elaborate che perde campo facilmente. Nel primo test contro un Top 10, il quarto di finale a Brisbane, ha perso in due set contro il giapponese ritrovato Nishikori. Ha giocato corto, Grisha, lontano dal campo e con poca ampiezza. Ma se non impone il suo ritmo, la sua strada si fa troppo in salita.

Rafael Nadal - Degli ultimi sedici tornei sul duro in oltre un anno, Nadal ne ha vinto uno, a Toronto l’anno scorso. Negli altri quindici ha dato forfait prima, come a Brisbane la scorsa settimana, o si è ritirato durante. Sui sogni di doppio career Grand Slam c’è più di qualche punto di domanda.