Da Lew Hoad a Lleyton Hewitt passando per i grandissimi come Roy Emerson, Rod Laver e Ken Rosewall, Alla vigilia degli Australian Open, ecco 10 vincitori di Slam rimasti nella storia del tennis mondiale
Roy Emerson, nato nel 1936, è tra i più vincenti di sempre nella storia del tennis mondiale. Nella sua bacheca ci sono 12 titoli di singolare e 16 di doppio nei tornei dello Slam. Per molti, i suoi successi - gran parte dei quali ottenuti fra gli amatori - non possono essere paragonati a quelli di coloro che hanno vinto meno, ma in epoca pro.
Tra il 1960 e il 1969, nell’epoca di transizione verso l’Era Open e il professionismo, Rod Laver non ha avuto eguali: 11 titoli dello Slam, per ben due volte autore del Grand Slam, capace di vincere in Australia (3 titoli) come a Londra (3) e New York (2), ma pure a Parigi (2), dove gli australiani non godono di grande tradizione. A lui, in vita, è stato intitolato il campo centrale degli Australian Open, la Rod Laver Arena
La leggenda di Ken Rosewall per longevità è la più simile a quella dei campionissimi di oggi, ai big three. Lui è stato precursore delle vittorie spalmate su più decenni. I suoi sei titoli Slam sono arrivati nell’arco di 21 anni, dal 1953 al 1974. Come Laver fu in grado di trionfare due volte sulla terra rossa di Parigi, oltre alla doppietta statunitense e al poker casalingo. Arrivò anche quattro volte in finale a Wimbledon, senza mai riuscire a vincere
Dal 1967 al 1975 John Newcombe conquistò 2 Australian Open, 3 titoli a Wimbledon e altri 2 a New York. Il “baffo” più famoso del tennis mondiale è stato uno dei più grandi di tutti i tempi. Una volta appesa la racchetta al chiodo non ha effettuato la trasformazione in coach: al contrario si è concentrato su un business in Texas e al golf
Meno nazional-popolare, Jack Crawford è stato 6 volte campione Slam negli Anni ’30: poker in casa, poi Roland Garros e Wimbledon. Gianni Clerici, in un articolo del 2003, ricorda che fu in concomitanza con la sua finale a Forrest Hills (USA) del 1933 che si parlò per la prima volta di Grande Slam. Obiettivo che sfumò perché quella finale la perse contro Fred Perry dopo aver condotto per 2 set a 1
Un solo titolo Slam, ma una leggenda che dal campo si è allungata nel circuito in qualità di top coach. Figlio di un macellaio e vincitore a Parigi nel 1966, Tony Roche è stato sulla panchina di Ivan Lendl, del connazionale Pat Rafter, e di Roger Federer, grazie al quale riuscì a conquistare - seppure da allenatore - il titolo di Wimbledon
Nato il 27 maggio 1965 a Melbourne, Pat Cash è stato più di ogni altro un'icona del tennis di attacco e del gioco di volo. Con le sue invenzioni a rete e con il suo coraggio, riuscì persino a vincere a Wimbledon, nel 1987. Quello rimase l'unico Slam di una carriera che lo vide arrivare al numero 4 Atp.
La finale a Wimbledon persa contro Ivanisevic resta nella memoria degli appassionati del tennis (e forse pure dei suoi fan) più delle due vittorie agli Us Open 1997 e 1998. Due vittorie, quelle di Pat Rafter, costruite sul serve & volley e sull’inconfondibile slice di rovescio. Uomo simbolo delle grandi sfide e della magnifica eterogeneità del tennis Anni ’90 grazie alla crema solare non “spalmata” sul naso e l’inconfondibile “sorry mate” sui lanci di palla sbagliati
Rusty, rugginoso per carattere e tecnica. Due volte campione Slam pur senza un vero colpo da k.o., agonista, “cattivo” al punto giusto. Lleyton Hewitt fu il primo della sua epoca a sdoganare i “come on” anche sugli errori degli avversari. Secondo Rino Tommasi, è stato il migliore nell’interpretare il passaggio di epoche, da quella del dominio di Pete Sampras a quella di Roger Federer
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Lew Hoad, “polso d’acciaio e gran volleatore”, come lo definì Newcombe, vinse quattro titoli Slam tra 1956 e 1957. Secondo Jack Kramer, Hoad era il migliore di tutti ma peccava in quanto a continuità. Fa parte del club ristrettissimo di chi ha vinto Wimbledon per due anni consecutivi, con Federer, Djokovic, Sampras, Becker, McEnroe, Borg, Newcombe e Laver