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Un attrezzo che più di altri segnò il passaggio dal legno alla grafite: è la Dunlop con cui McEnroe vinse gli ultimi major e la Graf realizzò il Golden Slam. È l’unica che reagiva diversamente a seconda della forza dell’impatto

di Gabriele Medri e Raffaello Barbalonga

2 McEnroeGli Anni ’80 hanno decretato l’affermazione delle fibre sintetiche nel tennis. E’ stato un periodo di grandi sperimentazioni sui materiali per le racchette. La graphite, nel corso di un decennio ha dapprima affiancato il legno, poi si è combinata alla fibra di vetro, poi alle fibre aramidiche, al boron, al silicio carburo e dopo aver sperimentato i mix più esotici, si è affermata nella sua purezza e unicità.
In passato erano i telai elastici ad essere considerati idonei ai meno esperti. Il motivo era la ricerca del comfort, mentre la potenza si pensava servisse solo agli agonisti. Con l’irrigidimento estremo causato dall’allargamento dei profili, alla fine del decennio si giunse alla soluzione opposta. Il tennis di oggi ha compreso, contrariamente agli anni 80, che i telai più rigidi facilitano il gioco e, uniti a sistemi che limitino lo shock da impatto, vengono messi in mano soprattutto a principianti e giocatori da club. Gli elementi che quindi concorrono all’incremento della potenza sono la rigidità del telaio, la grandezza del piatto corde, il pattern d’incordatura diradato, il bilanciamento in testa, il tipo di corda, il suo spessore e sicuramente il peso del telaio.

1 dunlop aperturaLe rivoluzioni degli Anni ‘80
Nel 1983 però la situazione era ben diversa. I telai da amatori sviluppavano rigidità davvero basse, intorno ai 40/45ra e quelle da agonisti raggiungevano raramente i 55/57ra. Riguardo alle dimensioni, il mid size 85/90sq.in, era la soluzione più classica, pochi midplus e i 100sq.in venivano chiamati mid-over e la loro diffusione era minima. Quasi tutti i telai venivano coniugati in tre tipologie di peso: L (340g circa), LM (350g circa) e M (360g circa).
L’esplosione del concetto “all sintetic fibers” avvenne pressappoco con il trionfo di Mats Wilander e della sua Rossignol “F200” al Roland Garros del 1982.
Lo sdoganamento della fibra sintetica fu quindi compiuto e la fiducia nelle qualità dei nuovi materiali si diffuse in tutto il mondo. Martina Navratilova legò il proprio nome a Yonex “R7”, Ivan Lendl a Adidas, con la mitica “GTX Pro”, John Mc Enroe trasformò la “Maxply” in “Max 200g” e anche Chris Evert e Jimbo, poco dopo, avrebbero abbandonato il legno e il metallo per la nuova “Pro Staff”. Si stava per sviluppare la grande stagione delle sperimentazioni, un periodo di oltre dieci anni nei quali l’ingegneria tennistica raggiunse vette eccezionali.

Un progetto fuori dal coro
foto racchettaIn questo contesto, Dunlop si giocò la propria credibilità con un progetto fuori dal coro, un progetto destinato a diventare mito. Inizialmente prodotta negli stabilimenti Dunlop tedeschi, e poi rilocalizzata nella patria d’origine, a Wakefield, la “Max 200g” rappresentò fin da subito un’icona orgogliosamente differente dalla produzione massificata di Taiwan. Questo telaio evidenziava un processo di lavorazione denominato “injection moulded frame (IMF)”. La prima fase del processo di costruzione consisteva nella realizzazione di uno stampo in lega di zama che fungeva da anima. All’esterno di questo scheletro veniva iniettato un composto di nylon e graphite. Successivamente gli stampi ricoperti di graphite venivano alloggiati in forni a temperatura costante che scioglievano l’anima interna in lega e lasciavano integra la parte in graphite.
Tutto questo procedimento, piuttosto complesso, in effetti fu l’eredità della versione antecedente alla “Max 200g”, la misconosciuta “Max 150g”, un telaio che a causa delle ridotte dimensioni del piatto corde (a malapena più estese di quelle di una standard size) non ebbe nessuna fortuna commerciale.
La “Max 200g” venne presentata nell’estate del 1982 con uno slogan pubblicitario che la definiva “la racchetta da tennis più potente del mondo”, affermazione quanto mai curiosa viste quelle che sono le apparenti caratteristiche strutturali del telaio. Il tecnico della Dunlop Rick Perry, Direttore Ricerca e Sviluppo affermava però una caratteristica chiave di questa racchetta: “Quando la pressione è applicata ad un ritmo lento, come ad esempio su una macchina Babolat RA o RDC, il telaio sembrerà molto flessibile. Durante oscillazioni veloci, però, il telaio flette meno e quindi, restituisce più energia”.

foto cuoreNell’87 supera il milione di pezzi
Dal 1983, ufficialmente sul mercato, divenne l’attrezzo più in voga degli anni ’80, superando nel 1987 il milione di pezzi venduti in tutto il mondo e terminando l’infinita epopea nel 1995. Nel 1989 fece scalpore mediaticamente (ed ebbe ripercussioni anche in sede legale) Martina Navratilova che sotto contratto con un’altra azienda, con un imbarazzante paintjob “all black”, utilizzò la Max 200g credendo di poter riequilibrare il gap con la Graf, che all’epoca era la portabandiera proprio di Dunlop. Il nostro Omar Camporese, sotto contratto con un’altra azienda italiana, non potendo più fare a meno della Max 200g, la fece colorare di rosso fuoco, creando un caso mediatico che smosse i pubblicitari di Dunlop. Dopo qualche mese infatti, per stigmatizzare la vicenda, su tutti i giornali di tennis italiani, comparve una pagina che recitava “Nera, rossa o Dunlop Max 200g!”.
7 versioni e “special edition”, record di esemplari venduti e amata da tutti, principianti e agonisti, grandi e bambini, donne e uomini. 38RA, 84sq.in, tre tipologie 345g(L)/355g(LM)/365g(M) di peso. La mitica Max 200g ancora oggi sulle aste di tutto il mondo è ricercatissima e se per un esemplare usato si possono spendere anche soli pochi euro, per uno nuovo le cifre sono davvero impegnative.

3 Steffi GrafL’analisi tecnica: poco più rigida del legno
Ma passiamo all’analisi tecnica del telaio. La Max 200g è un telaio piuttosto massiccio, come detto realizzato per iniezione di una miscela di nylon e graphite in polvere, che veniva riscaldata per ottenere il processo di sinterizzazione del materiale che consentiva di estrarre le racchette finite direttamente dallo stampo senza la necessità di realizzare le forature in una fase successiva mediante un vera e propria operazione di drilling.
Il telaio ha uno spessore costante di circa 22mm, 21.7mm per la precisione con un front-beam di 11mm per l’ovale e di 15mm per gli steli.
Il flex misurato con un diagnostic, nella fattispecie con il pro-t-one racquet-lab, definisce le caratteristiche di un telaio estremamente flessibile, con valore a racchetta incordata di circa RA46 corrispondente ad un valore flessionale di circa 450g/mm.
Per avere un riferimento, le vecchie racchette in legno del tipo Dunlop Maxply possedevano flex intorno ai 38-42 punti di rigidità. Le successive evoluzioni rappresentate dalle racchette in legno-fibra del tipo HEAD Vilas, erano caratterizzate un valore di rigidezza del tutto comparabile con quello della Dunlop e in questo senso la Max200 si configura come una sorta di naturale evoluzione dei telai in legno, rappresentandone una rottura nella continuità.

Costruita per iniezione: offre un feeling ‘old style”
Proviamo ad approfondire l’analisi considerando i valori di flessione non soltanto nel punto collocato a 32.5 cm dalla testa della racchetta ma in ogni punto lungo il telaio per determinare l’esistenza di “flexpoint” collocati in altra posizione del fusto, come spesso capita di riscontrare per modificare il comportamento dinamico del telaio.
Il profilo costante e la tecnica costruttiva per iniezione (che non funziona per stratificazione successiva di materiale in fogli), suggerirebbero un comportamento molto lineare e progressivo senza punti di marcata flessione ed in effetti questo emerge dall’analisi flessionale statica (eseguita a bassa velocità di deformazione) del telaio.
La racchetta è assolutamente lineare, non possiede punti di variazione flessionale e lascia dunque presupporre un comportamento in campo assolutamente lineare e prevedibile, molto “old style” come da attese.

foto grafico flessioneUn telaio mutevole: se picchi si irrigidisce
Però qualcosa ci deve fare riflettere. Prendiamo in esame il comportamento in campo e quella che viene definita rigidità dinamica del telaio, quella percepita quando il telaio risponde alle sollecitazioni rapide imposte dall’impatto con la sfera. Proviamo a spiegarci meglio: alcuni materiali, sollecitati in modo rapido tendono a irrigidirsi fornendo una risposta più nervosa di quanto ci si aspetterebbe deformandoli in modo lento e progressivo, questa è la rigidità reale, quella “dinamica” percepita realmente dal giocatore. Se proviamo a studiare la risposta vibrazionale del telaio ci accorgiamo che a differenza di quanto accade solitamente con telai del tipo tradizionale realizzati per laminazione progressiva, in questo caso la risposta è molto più ampia, il suono più secco e la frequenza di risonanza, elemento che ci indica la rigidezza dinamica del telaio, spostata più in alto, rispetto ai telai tradizionali. Questo ci lascia dunque intuire che la Max200g è un telaio mutevole, che possiede come caratteristica peculiare quella di essere molto flessibile a bassi regimi e irrigidirsi se colpito con violenza. Non siamo in presenza dunque di un telaio del tipo molla, ma di un fusto con spiccate caratteristiche di elasticità che si tramuta in un’arma molto reattiva pronta a scoccare fucilate secche e nette quando sollecitato in modo brutale...

foto grafico sweetspotUno sweet spot ampio per un fusto senza grommet
Per quanto riguarda lo sweet-spot, ci si aspetterebbe poco da un ovale di soli 85”. In realtà l’area utile di impatto è molto ampia per un ovale di dimensioni 548cmq ed occupa tutta la parte medio alta del piatto corde a garanzia di massimo confort in ogni condizione di gioco, tolleranza ma anche potenza e presa delle rotazioni.
Forse sino ad ora non ci si è soffermati sul fatto che le corde sono montate direttamente sul fusto senza interposizione dei grommet e che le corde, in modo del tutto futuristico rispetto alle concorrenti dirette risultavano... sospese e potevano lavorare sfruttando l’ovale dalla parte esterna del piatto, come si sarebbe visto anni dopo con sistemi di sospensione! La zona utile di impatto così ottenuta è molto ampia a riprova del fatto che il telaio è molto fruibile a discapito delle dimensioni non propriamente ampie dell’ovale anche se, è bene sottolinearlo, non siamo in presenza di un fusto destinato a giocatori dotati di tecnica non avanzata, dato pure il peso e l’inerzia molto elevate.
Colpire nel centro del piatto corde consentiva di generare colpi secchi e precisi, vere e proprie staffilate, violente e decise, che dato pure il pattern 18x20 garantivano comunque ottimale controllo.
Il back era di riferimento, non a caso Steffi Graf la adottò per lunga parte della sua carriera ed il gioco di volo: per quanto il telaio fosse piuttosto massiccio, consentiva di assestare voleè in sicurezza e giocate di fino di riferimento assoluto.
Da notare la presenza di tripli “shared holes” in alto ed in basso che consentivano di ottimizzare la risposta della corda, non indebolire troppo il telaio e assicurare un pattern di incordatura semplice e pulito che consentiva di passare le verticali dall’alto al basso naturalmente senza uso di pattern ATW.

4 foto NargisoUna vera “mazza”, con spinta e stabilità
Per quanto riguarda i dati del telaio si tratta di una “mazza” di considerevoli dimensioni. Descrivono un attrezzo particolarmente impegnativo per gli standard di oggi ma dotato di ottima capacità di spinta e di stabilità se maneggiato da un braccio in grado di metterne in moto la massa elevata. Incordato con una corda elastica è un telaio che non poteva dare problemi al gomito data la massa e la capacità di assorbire vibrazioni ma al limite alla spalla per la necessità di richiamare forza in fase di esecuzione dei colpi.
Ma quale era dunque il segreto della Max 200g? Forse il segreto di questa racchetta era di non avere particolari segreti eppure di condensare al proprio interno una serie di soluzioni tecniche talmente innovative forse da passare inosservate o quantomeno ignorate e non sbandierate come si farebbe oggi per i moderni telai.

Dunlop Max 200g: i dati di laboratorio

Peso (incordata) 366 g
Bilanciamento 313 mm
Swing-weight 340 kgcmq
Spin-weight 356 kgcmq
Twist-weight 16 kgcmq
Recoil-weight 74 kgcmq
Polar-index 0.95 7.5/10
Misure rilevate con pro-t-one racquet-lab