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Alla vigilia degli Australian Open i primi tornei dell'anno ci hanno detto che un favorito non c'è. Non tra gli uomini, con Djokovic e Murray allo stesso livello; non nel tour Wta, ancora alla ricerca di certezze

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

foto atp 1Ogni anno, l'inizio della stagione Atp e Wta è un bel momento: le immagini da Perth, da Brisbane, da Sydney, in un sol colpo tolgono la nostalgia del tennis e quella dell'estate. E avviandoci verso il primo Slam dell'anno, gli spunti si sprecano. Possiamo partire da questo: sono passati esattamente trent'anni dal 1987, il primo anno in cui gli Australian Open si giocarono in gennaio, a inizio stagione. Oggi si può affermare con un certo grado di certezza: il tennis in gennaio fa sempre un figurone. Sarà il sole dell'estate australe che esce vigoroso dalle fotografie e dalle immagini, saranno i volti sani e abbronzati degli atleti mentre mezzo mondo è alle prese con freddo e influenza, ma l'inizio della stagione ha sempre il suo fascino. Roger Federer e Rafael Nadal che sorridono con un canguro o un koala in braccio, Serena Williams che torna a giocare, la prima vittoria Wta di Destanee Aiava (classe 2000), l'ennesima sfida tra Murray e Djokovic, le gag (riuscite e non) della Hopman Cup... Sarà anche perché in un periodo storico in cui di bello c'è gran poco, il tennis - sport che da sempre cerca di essere sinonimo di diversità e parità - ha ancor più ragion d'essere.

foto federerRoger... sembra in vacanza + foto Federer
Se c'è qualcuno che si sposa alla perfezione a questa esplosione di vitalità, quello è il Roger Federer versione 2017. È tornato sul posto di lavoro (ché, ricordiamolo, il campo da tennis è di fatto il suo ufficio) nello stesso stato d'animo che ti aspetteresti da uno che ha appena finito i suoi primi due margaritas, all'inizio di una lunga vacanza ai Caraibi. Le immagini giunte da Perth, teatro del suo rientro e della Hopman Cup, hanno mandato i suoi fan in brodo di giuggiole. Roger rappresentava la Svizzera al fianco della giovanissima Belinda Bencic. Capello lungo, barba non incolta ma spesso ben visibile, volto disteso, gag e risate a palate: il prologo della sfida tra lui e Sascha Zverev (coetaneo di Belinda con sedici anni in meno di zio Roger) si è svolto a suon di ...bonghi virtuali sugli spalti, tra l'incredulità del pubblico. La partita sul campo è stata ben più spettacolare e l'ha vinta il 19enne tedesco, che continua ad avere del prodigioso, ma Roger e i suoi tifosi hanno motivi validi per essere di buon umore: ha vinto due match contro Richard Gasquet e Dan Evans, la sua forma fisica è apparsa ottima, e il valore agonistico della sconfitta era nullo (gli incontri alla Hopman Cup si possono definire “amichevoli competitive”). Chi ha lasciato Perth acciaccata è stata invece Belinda: la diciannovenne svizzera si è fatta male ad un dito e si è ritirata anche da Sydney.

Melbourne senza... favorito
Sarebbe potuta durare molto meno, la prima sfida tra Andy Murray e Novak Djokovic di questo 2017. Nella finale di Doha, Andy ha saputo riacciuffare il secondo set, ma la partita l'ha portata a casa il serbo: la vittoria serviva di certo più a lui che a Murray. La fine della striscia vincente di Murray, interrotta a 28 incontri; il fatto che il serbo dovrà fare spazio in bacheca al 67° titolo della carriera; il pizzico di tranquillità che è riuscita a farsi spazio nella mente di Nole; tutte le precedenti rientrano tra le conseguenze più importanti di questo risultato. Quello che questo match non ci ha detto è chi si possa considerare il favorito per Melbourne.

foto rafaAttenzione a Rafa
Se Roger sembra una persona tornata a fare quello che gli piace senza dover dimostrare niente a nessuno, Rafa sembra essere tornato con l'intento di chiudere la bocca a un po' di gente. Nella kermesse di fine anno ad Abu Dhabi ha battuto Tomas Berdych, Milos Raonic e David Goffin: anche nell'Emirato il valore agonistico era prossimo allo zero, ma per usare le parole di Rafa, “vincere contro questo tipo di giocatori non è possibile se non stai giocando bene”. Raonic si è preso la rivincita a Brisbane, in un match questa volta ufficiale, ma fiducia e salute dello spagnolo sembrano a livelli rassicuranti. Con Moya al fianco suo e di Toni, la stagione che arriva sarà probabilmente decisiva. Dimostrare di essere ancora un contendente per gli Slam, cosa in cui è riuscito molte volte in carriera, questa volta ha una difficoltà in più: i giocatori convinti di poterlo battere ogni volta che scendono in campo sono almeno quadruplicati rispetto a due anni fa.

foto karoTour femminile senza padrona...
Alla vigilia degli Australian Open, il circuito WTA sembra nella più totale anarchia. Angelique Kerber, Serena Williams, Agnieszka Radwanska, Simona Halep, Dominika Cibulkova, Garbine Muguruza, Johanna Konta: otto che in comune hanno non solo lo status di Top 10, ma anche un'eliminazione prima della finale nella settimana WTA appena trascorsa. È difficile fare pronostici, quando pressoché ogni giocatrice è una seria candidata tanto a un'eliminazione al 1° turno quanto alla vittoria finale. È anche un'anarchia interessante e costruttiva, una situazione incerta e piena di opportunità da cui uscirà la prossima grande campionessa. Per ritrovare una dominatrice, un punto di riferimento in cima alla classifica, dovremmo probabilmente attendere (non per molto) le nate dopo il 1995: nella categoria, menzione d'onore a Daria Kasatkina (a un punto dal battere Garbine Muguruza a Brisbane) e soprattutto a Katerina Siniakova, 19enne ceca dal rovescio che incute timore, che a Shenzhen ha battuto Halep, Konta e Riske per vincere il suo primo titolo WTA.

E la Pliskova ci prova
Sono ormai anni che, a ogni risultato rilevante di una aspirante rivale di Serena, si parla di eredità e successioni. La domanda (e relativa etichetta da appiccicare) può variare ma, in fondo, rimane sempre la stessa: sarà lei la nuova dominatrice/regina/campionessa del tennis femminile? Una volta affibbiata, l'etichetta è sempre diventata una sorta di maledizione. Ora è il turno di Karolina Pliskova, unica Top 10 uscita vincente da questo inizio di stagione: a Brisbane ha battuto Vinci, Svitolina e Cornet in un torneo che vedeva al via la n.1 Kerber e la n.5 Cibulkova. È l'unica delle giocatrici di vertice ad arrivare a Melbourne con un abbrivio positivo.

L'incognita Serena
Lungo tutta la sua carriera, Serena ci ha insegnato che tipo di importanza dare al suo cammino d'avvicinamento agli Slam: semplicemente nessuna. La brutta sconfitta patita per mano di Madison Brengle al 2° turno di Auckland potrebbe essere il prologo del suo 23° Slam, come di un disastroso k.o. nei primi turni. Il suo inizio di 2017 è stato invece dominato (almeno sui media) dall'annuncio del suo fidanzamento ufficiale con Alexis Ohanian, co-fondatore di Reddit (la piazza virtuale dove i trend di Internet diventano, appunto, trend) e diventato improvvisamente uno degli uomini più invidiati d'America.

foto dimitrovDimitrov sta tornando?
Quest'anno, l'Atp di Brisbane deve aver fatto la felicità delle tifose e dei tifosi più sensibili al fascino maschile. Il torneo di singolare maschile è andato a un redivivo Grigor Dimitrov, apparso rinato dalla off-season trascorsa a Monte-Carlo. Il suo team è ora composto da Daniel Vallverdu in qualità di coach, dal fisioterapista Azdine Bousnana e dal fitness trainer Sebastien Durand. È una squadra da uno che, almeno ad ambizioni, non risparmia. Nel doppio, invece, il titolo è andato a Thanasi Kokkinakis, in coppia con il connazionale Jordan Thompson. Dopo un 2016 in cui ha giocato un solo match (al torneo olimpico di Rio), Thanasi sta ancora cercando di sistemare un fisico che l'aveva abbandonato: spalla, pettorale, inguine, tanto per citare alcuni dei problemi lamentati l'anno scorso. Il 20enne australiano, già con orde di giovani fan, non è stato con le mani in mano: ad occhio, guardandolo giocare, sembra aver guadagnato almeno cinque chili di muscoli. Il suo cammino è appena cominciato, quello di Grisha è a un bivio.