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La Errani dopo 12 anni con coach Pablo Lozano riparte dall'Italia e dal Centro Tecnico Fit di Tirrenia: “Avevo bisogno di staccare, cambiare routine e avvicinarmi ad amici e famiglia. Ma dare tutto in campo resta nel mio DNA”

di Giorgio Spalluto - foto A. Costantini

foto errani 1 bassaLa sua passione più grande è sempre stata il tennis. Per questo sport decise a 12 anni di lasciare l'Emilia Romagna e andare ad allenarsi negli Stati Uniti e poi trovare la sua dimensione perfetta in Spagna, con il coach Pablo Lozano. Nella storia di Sara Errani il n.12 torna protagonista proprio in riferimento al connubio con il coach iberico, interrottosi dopo una “splendida dozzina” di anni, vissuti con grande intensità e caratterizzati da successi impensabili al principio di questo cammino.
Caricandosi le tasche di sassolini bianchi, la protagonista di questa storia sembra ripercorrere la favola di Pollicino che, lasciando per strada i sassolini, si disegna una mappa per il ritorno a casa: il ritorno in Italia, per entrare in una nuova fase della sua vita, al termine della stagione più complicata, con la voglia di gettarsi alle spalle le incertezze dell’ultimo periodo.
La volontà di superare i propri limiti è sempre stata alla base dei successi di Sara che durante questa off-season ha provato anche il brivido di lanciarsi da un paracadute in cerca, chissà, di una nuova libertà fisica e spirituale, per tornare a librarsi nel firmamento tennistico.

Sara, in questo lungo periodo di off-season, hai fatto qualcosa di meno pericoloso rispetto al lancio con il paracadute?
“Ho fatto un po’ più di vacanza rispetto al solito, avendo finito molto prima la stagione. Mi sono disintossicata dal tennis, perché ultimamente avevo accumulato tanto, avevo bisogno di staccare dal tennis e ricaricarmi”.

Già a fine 2013 avevi attraversato un momento di crisi in cui sembravi aver perso le giuste motivazioni. Ci sono delle analogie con quanto accaduto quest’anno?
“Era una cosa completamente diversa, penso. Tra il 2012 e il 2013 la pressione è stata tanta. Riuscire a ritrovare quel divertimento spensierato non è stato facile. Adesso sono cambiati i tempi, con i social... Dopo una partita non è facile non leggere quello che viene scritto su di te. Non è facile riuscire a scollegarsi da tutto e vivere serenamente. Il mio obiettivo quest’anno è giocare senza dover dimostrare nulla, anche se so che non è facile perché io sono una persona molto responsabile e faccio fatica a fregarmene. Dovrei farlo un po’ di più”.

AC162402Quindi la pressione non è un privilegio, come invece sostiene Billie Jean King.
“Bisogna saperla gestire, altrimenti alla lunga puoi rimanerne schiacciata. Puoi sopportare un po’ di pressione ogni tanto, ma se incominci a doverla sopportare in ogni occasione, finisci per esserne sopraffatta”.

La fiducia per un giocatore di tennis è come l'acqua per una pianta: se non credi con tutto il cuore in te stessa, non puoi competere. Era questo il principale problema?
“È un po’ una ruota. Quando inizi a non avere più molta energia come accaduto nell’ultimo anno, e non riesci a giocare in modo spensierato, è ovvio che il tennis ne risente. Anche i problemi di carattere fisico che ho avuto, erano dovuti alla stanchezza mentale. Soffrendo dal punto di vista fisico, non sono riuscita a giocare come avrei voluto, dato che per il mio gioco, il fisico è molto importante. È un gatto che si morde la coda: giochi peggio, ti senti peggio, giochi meno partite, e hai meno fiducia”.

Parlami della scelta di tornare in Italia.
“Avevo voglia di cambiare vita. È stata durissima perché Pablo è come un fratello per me e continua a mancarmi tantissimo. Non è facile dopo 12 anni cambiare tutto e ripartire da zero. Avevo bisogno di provare cose nuove. Vivendo sempre così tanto fuori, senti la mancanza dell’Italia. Avevo voglia anche di riavvicinarmi a casa e ai miei amici”.

Ora qual è la tua giornata tipo a Tirrenia?
“Comincio ad allenarmi alle 8.45. Faccio un’ora e mezza di atletica. Poi 2 ore di tennis fino alle 12.30. Nel pomeriggio vario un po’ le distribuzioni di tennis e atletica. Ne faccio magari una di tennis e due di atletica”.

Cosa è cambiato principalmente rispetto alla tua solita routine?
“Prima vivevo in una realtà consolidata. Avevo bisogno di cambiare modo di vedere le cose a partire dagli allenamenti. Dopo 12 anni in cui facevo le stesse cose, avevo bisogno di fare cose nuove”.

AC162380Hai provato qualcosa di diverso con Wim Fissette, un allenatore che non ha molti punti in comune con Pablo Lozano. Com’è stato questo sodalizio?
“Ci siamo allenati per meno delle 3 settimane di prova, perché nell’ultimo periodo mi sono fatta male. Sicuramente è stata un’esperienza molto positiva con un allenatore di grande esperienza che ha allenato giocatrici molto forti e che ha un modo diverso di vedere il tennis. Uno dei miei obiettivi è quello di giocare in maniera più aggressiva. Abbiamo lavorato su questo”.

Su cosa vi siete concentrati dal punto di vista tecnico?
“Abbiamo lavorato tantissimo sul servizio. Mi ha spiegato tanto sulla meccanica della battuta. Non è ovviamente facile cambiarlo per i problemi alla spalla che ho avuto in passato. Anche da fondo mi ha chiesto di essere più bassa e avanzare il baricentro quando possibile. E sfruttare di più la mia mano, usando maggiormente il back e venendo a rete”.

Poi cosa è successo tra te e Fissette?
“Alla fine non abbiamo trovato un accordo sul team che mi avrebbe seguito e lui mi ha comunque palesato la volontà di tornare con la Azarenka quando Vika rientrerà dalla maternità”.

Chi ti accompagnerà nei primi tornei del 2017?
“Nei primi mesi dell’anno mi accompagnerà Michele Montalbini, che è stato il mio primo maestro e con il quale ho sempre mantenuto ottimi rapporti”.

Hai visto del tennis nelle ultime settimane della stagione?
“Assolutamente nulla. Facevo anche fatica a guardare i risultati su Internet. Per me che sono malata di punti... una cosa inconcepibile. Ero proprio satura. Non volevo neanche vedere la racchetta. E questo mi ha aiutato a riacquisire voglia. Vivere questo genere di periodi, ti aiuta a capire come gestirli. Probabilmente ho esagerato negli ultimi anni e quindi avevo bisogno di staccare e restare un mese e mezzo senza tennis”.

Piccolo quiz: chi ha vinto il Wta di Lussemburgo?
“Non lo so. Mi sono isolata dal mondo. Pechino chi lo ha vinto? Kvitova?”.

No.
“Radwanska?”.

Brava, in finale sulla Konta... a proposito della Konta, sono davvero tante le tenniste che hanno deciso di cambiare allenatore, malgrado un’ottima stagione. Cosa sta succedendo?
“È incredibile. La cosa paradossale è proprio il fatto che abbiano cambiato al termine di ottime stagioni. Ha cambiato anche la Keys, la Pliskova, la Kvitova...”.

A proposito di Kvitova. Senza allenatore, ha giocato meglio. È stato un caso oppure l’essere soli tende a responsabilizzare?
“Ero abituata a essere aiutata da Pablo sotto tutti gli aspetti. Lui faceva il lavoro di quattro persone. Era lui a occuparsi dell’iscrizione ai tornei e decideva buona parte della mia programmazione. Ora invece me ne occupo io. Lo scorso anno eravamo in dubbio se partecipare a Doha e Dubai o recarmi in Sudamerica. Per fortuna ho scelto di andare a Dubai. Quest’anno penso di ripetere questa scelta”.

Tornando agli allenatori, ti sei data una spiegazione di questo valzer?
“Probabilmente qualcuna può aver fatto questa scelta a causa di disaccordi economici. C’è chi come la Kvitova, che si è allenata per poche settimane a settembre con Fissette, ritiene fondamentale circondarsi di persone del suo stesso paese, e non straniere. Anche la Halep preferisce allenarsi con dei connazionali”.

Tu con chi preferisci allenarti?
“Con qualcuno con cui mi trovo bene dal punto di vista umano, prima ancora che tecnico. Non mi piacciono quei rapporti che si esauriscono con la partita o l’allenamento. Rendi al massimo quando sei tranquillo fuori dal campo. Ho sofferto tanto sul campo per molti anni. Adesso ho 30 anni e ho anche bisogno di star bene”.

E quindi vivere una vita a tutto tondo...
“Sì, se ho bisogno di stare in Italia, per restare più vicino agli amici, lo farò. Ho bisogno prima di star bene e poi giocare a tennis”.

Stai entrando in una nuova fase della tua vita?
“Sì, indubbiamente. In tutti questi anni sono sempre stata focalizzata sul tennis per 24 ore. Anche fuori dal campo, monitoravo tutto: punti, classifiche, avversarie. Ora sento di aver bisogno di altro. Voglio separare il tennis da quello che è il resto della mia vita”.

Pensi di aver trascurato qualcosa in questi anni?
“Giocare a basket. Cambiare sport (ride, ndr). A parte gli scherzi, non credo di dovermi rimproverare nulla perché in questi anni ho fatto quello che volevo. Ora sento che le mie esigenze, crescendo, sono diventate altre. Avendo 30 anni, dopo tutti i risultati che ho avuto, vorrei riuscire a vivere la vita in modo diverso, senza ansia, senza la pressione di dimostrare per forza qualcosa. Non sarà facile perché entrare in campo e dare tutta me stessa fa parte del mio DNA”.