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Jean Borotra, artista del tennis d’attacco negli anni ’30, ha vinto due volte a Wimbledon e più volte la Davis insieme a Lacoste, Cochet e Brugnon. Durante la Seconda Guerra mondiale fu Ministro dello sport della repubblica francese di Vichy

di Alessandro Mastroluca

terza pagina 1216 WNella Francia di Vichy, il calcio è lo sport più popolare. Nonostante la mancata vittoria del Mondiale in casa, ci sono 5700 club e 190 mila praticanti. Ma tra il nuovo regime e il pallone si rivela da subito una fortissima incompatibilità ideologica. Il primo nemico del calcio, che avrebbe potuto essere un formidabile strumento di propaganda, è il ministro dello Sport, che vorrebbe uno sport cavalleresco e disinteressato, non mercenario. Quel ministro ha scritto la storia di uno sport cavalleresco e disinteressato. Quel ministro è Jean Borotra, il primo idolo del tennis moderno.

Ogni partita è uno show
Prima della Borg-mania, è il Basco Salterino, questo il soprannome che gli daranno gli inglesi, il primo a scaldare il pubblico Wimbledon. Arrivava alla vigilia del torneo, con tanto di autista, portando mezza dozzina di racchette e una valigia: dentro c'era il frac e una cravatta bianca per la serata di gala. Vince il titolo in singolare nel 1924 e nel 1926. Ogni partita sembra una produzione teatrale, una performance perfetta per alimentare la mistica dei Championships. Sempre all’attacco, sempre sotto rete, a volleare, a smecciare, acrobatico e spettacolare. Ogni volta che si ritiene ingiustamente avvantaggiato da una decisione dell'arbitro, concede all'avversario il punto successivo. E se la palla finisce verso gli spalti, Borotra si toglie il berretto blu che non abbandona mai e si inchina per un baciamano alla prima spettatrice nei paraggi.

Nel 1925 gioca il misto con Suzanne Lenglen. Prima della finale, l'arbitro gli chiede di tornare negli spogliatoi perché la Divina è nel pieno di una crisi isterica. “Sono stato l'unico maschio che sia mai entrato nello spogliatoio femminile a Wimbledon” dirà anni dopo. Ma non è vero: l'All England Club assumerà infatti un massaggiatore cieco per le tenniste.

Una divinità Hindu
Il tennis è ancora un passatempo e Borotra, che si laurea all'Ecole Polytechnique nel 1922, si divide tra il campo e il lavoro alla Satam, una compagnia che distribuisce pompe di benzina dove rimane per 15 anni. “Potremmo dipingerlo come una di quelle statue in bronzo di una divinità Hindu con molte braccia” scriveva Ren Domergue su Paris Soir nel 1929.

Una divinità che regala alla Francia una stagione irripetibile in Coppa Davis. È la stagione dei Moschettieri con Rene Lacoste, il più giovane e austero, che studiava i colpi e le tattiche, con il freddo Henri Cochet e Toto Brugnon, la roccia su cui il quartetto ha costruito i grandi successi in doppio. “Far parte di quella squadra” ha detto, “è stata una delle mie gioie più grandi”. Nel 1931 annuncia il ritiro dalla Davis, ma l'anno successivo torna per la finale contro gli Usa, a Parigi, perché Lacoste si è ammalato. Batte Ellsworth Vines e nell'ultima giornata rimonta uno svantaggio di due set, salva quattro match point e piega Wilmer Allison. La Francia vince 3-2. Non conquisterà più l'insalatiera per 59 anni.

Nel 1942 lascerà l'incarico di ministro dello sport e verrà arrestato mentre cerca di scappare in Nord Africa. Resterà nel mondo del tennis, lavorerà per la federazione francese e per l'ITF. Nel 1968 è tra i sostenitori dell'apertura ai professionisti. Il tempo dello sport cavalleresco e senza interessi è finito. Anche per il Basco Salterino.