Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

La stessa domenica in cui l’Italia espugnava la Russia in Coppa Davis, l’interista Felipe Melo spaccava involontariamente uno zigomo a un avversario del Chievo Verona e a fine match dichiarava: “Il calcio è uno sport di contatto. Se non vuoi il contatto, vai a giocare a tennis”. E’ un buon suggerimento?

di Enzo Anderloni – Foto Tonelli

a fil di rete 32 w1“Il calcio è contatto. Se non vuoi il contatto, vai a giocare a tennis”. Lo ha detto domenica scorsa il brasiliano Melo (Felipe l’interista, non Marcelo il doppista) dopo aver rotto uno zigomo con una gomitata (involontaria) al belga-congolese Mpoku, che gioca nel Chievo. Ora, che si sia trattato della casualità di un’azione di gioco e che dunque Melo non sia da biasimare per quello che è successo, non è questione che ci interessa discutere. Sull’affermazione invece abbiamo da ridire. Non tanto sul concetto in sé, che fa riferimento a un dato regolamentare oggettivo. Quanto al senso implicito della frase, che non serve essere dietrologi per recepire chiaramente: Il calcio è uno sport per gente tosta perché si danno e si prendono botte, il tennis invece…

a fil di rete 32 w2Francamente di luoghi comuni del genere ne abbiamo piene le scatole. A Felipe Melo sarebbe bastato accendere la tv nei momenti di relax prepartita (venerdì o sabato o quando gli pareva). Gratis, su SuperTennis, canale 64 del digitale terreste, avrebbe potuto vivere in diretta un evento sportivo senza contatto fisico, in cui però per uscire vincitori ci volevano davvero le palle. Oltre che muscoli e cervello.

a fil di rete 32 w3Non si giocava a Verona su un tranquillo e soleggiato prato all’inglese all’ora di pranzo, 11 contro 11. Si stava a Irkutsk, Siberia. Su un campo realizzato ad hoc sopra una pista da ghiaccio, quella della Baikal Arena, stracolma di tifosi russi che facevano un chiasso assordante sbattendo i loro bam bam. Non era una quarta di campionato qualsiasi: c’era in ballo la permanenza nel World Group di Coppa Davis, l’élite mondiale dello sport. E Italia e Russia se le davano di santa ragione.

Non c’è bisogno del “contatto”, perché lo scontro sia durissimo. Anzi, gli atleti di alto livello sanno che alla fine la differenza la fa la testa (e non nel senso di incornarsi in mezzo all’area…). E’ lì che il gioco si fa duro davvero. E’ lì che devi dimostrare di essere tosto. Lì da solo, in mezzo all’arena che ti urla addosso, devi essere capace di tirare a un palmo dalle righe, in un momento decisivo per la tua squadra nazionale, una palla da sei centimetri e mezzo di diametro che viaggia tra i 150 e i 200 kmh. Accellerare, tenere, liftare, tagliare, angolare, sparare un missile. Al momento giusto. Senza sbagliare. Con l’altro che fa di tutto per sopraffarti. E i media pronti a farti a fettine se le cose vanno storte.

a fil di rete 32 w4Roba forte, da gente con i nervi saldi, con due cojones così. Roba per gente che il braccio non lo tira indietro. Gente alla Fabio Fognini. Per quelli che si accontentano (o hanno bisogno) del “contatto”, ce ne sono tante attività fisiche. Che non sempre richiedono anche l’uso del muscolo più potente: il cervello.

 

(Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 32 - 23 settembre 2015)

Scarica gratis la rivista