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Dai primi passi al Ct Brindisi con papà Oronzo al sabato che l’ha resa campionessa degli Us Open. In mezzo la capacità di superare tante difficoltà: le storie d’amore, il tifo contratto a causa del pesce crudo, l’infortunio al polso. E di tornare in alto

di Alessandro Mastroluca – Foto Getty Images

storia pennetta w1Dritta al cuore. Nell’addio in grande stile, sotto gli occhi increduli del mondo e di Robin Roberts, giornalista dalla storia illustre che ha avuto persino l’accesso alla Casa Bianca per intervistare Barack Obama, c’è tutta Flavia Pennetta. C’è il carattere testardo di chi ha lavorato sul suo sogno e l’ha protetto nella buona e soprattutto nella cattiva sorte. Di chi è passato per gioie e dolori, sacrifici e infortuni, pene d’amor perdute e stormi di neri pensieri.

storia pennetta w3Capelli corti Papà Oronzo avrebbe voluto un maschio dopo la primogenita Giorgia. Ma il ginecologo Angelo Argentieri, con cui condivide la gestione del Ct Brindisi dove Flavia è tornata a giocare in Fed Cup l’estate scorsa proprio contro gli Usa di Serena Williams, gli annuncia che è nata una seconda femminuccia, e lui impreca. Flavia però “ragiona come un uomo, si comporta come un uomo”, dirà anni dopo Potito Starace. E ha anche i capelli tagliati corti, alla maschietto, in una foto memorabile che la ritrae ragazzina con Roberta Vinci e Michelangelo Dell’Edera, che le ha scoperte entrambe e le ha avviate a un lungo pezzo di vita diventato viaggio.

Tutti gli sport Flavia la conosce a Bari, in un radunotecnico regionale nella sede del CONI. È una bambina che riesce praticamente in tutti gli sport: corsa campestre, 200 metri, salto in alto, equitazione, basket. Guarda tutte le partite di tennis che può, sogna di poter diventare come Monica Seles o Jennifer Capriati ma non si illude. Già da piccola si dà obiettivi raggiungibili, mai di là delle sue possibilità. E anche quando, al pranzo della domenica, contratta con papà Oronzo il premio per l’eventuale vittoria in un qualche torneo, sceglie sempre piccoli regali, ma grandi motivatori. Ne ottiene tanti, con un solo rimpianto: avrebbe sempre voluto un cavallo.

storia pennetta w2Da Brindisi a Roma Non è molto considerata fino ai 14 anni, quando vince la sua prima partita “vera” contro Giulia Meruzzi, allora fra le migliori nella sua classe d’età, al torneo di Messina. Arriva a Roma al secondo anno di under 16 e diventa subito campionessa italiana a Cagliari, in finale su Anna Floris. Ma all’Acqua Acetosa le manca il senso di protezione che solo l’aria di casa sa dare. E quando si è da soli in una camera d’albergo mentre dall’altra parte del telefono arrivano gli echi della festa per il compleanno di papà, crescere diventa inevitabile.

Bianchetti crudi, olio e limone Sono esperienze come questa che l’hanno resa la ragazza seria e maniaca dell’ordine, “zavorrata dalla sensazione di non aver studiato abbastanza, avvitata alla Puglia e alla famiglia”, come la ritrae Gaia Piccardi in un articolo sul Corriere della Sera. In quegli anni spensierati e fondamentali, tra l’amore adolescenziale per Florian Allgäuer, promessa altoatesina ex campione al Bonfiglio, e il legame con Francesca Schiavone che porta tutte a ballare, i pezzi del mosaico cominciano a comporsi. Ogni storia di formazione, però, ha bisogno di un’eroina e di ostacoli da superare. Flavia diventa professionista a 18 anni e a 19 già rischia di finire o quasi. Un piatto di bianchetti crudi olio e limone le costa due settimane di febbre a 40° e una diagnosi che mette paura: tifo.

storia pennetta w4Amore folle Tutto il resto, poco dopo, è Moya. E no, non ho detto gioia. Amore folle come solo i primi sanno essere, amor che a nullo amato amar perdona. E lascia Flavia ancora offesa per la bella persona che le fu tolta. Un amore vero, seppur da copertina, fino al tradimento dello spagnolo: si parlava già di matrimonio, e invece il bel Carlos si fa vedere con un’altra, la starlette Carolina Cerezuela. È il 2007, pochi mesi prima c’era anche lui a Charleroi a festeggiare la prima Fed Cup della nazionale che avrebbe monopolizzato la competizione a squadre per più di un lustro. L’avvisa della fine della storia al telefono mentre Flavia sta giocando un torneo. Le cade il mondo addosso, perde tanti, troppi chili. Ma dopo il rifiuto viene la rabbia e poi l’accettazione. “Va a finire che Moya lo dovrò pure ringraziare, perché mi ha permesso di scoprire tutta la mia forza”, dirà.

storia pennetta w5‘Meior del Mundo’ Allora le amiche le scrivono ovunque, sulle sue foto “Flavia Meior del Mundo Mondiale”. Non significa nulla, ma aiuta, tanto che quelle tre lettere MMM finirà per tatuarsele. Sulla pelle, nel cuore. Flavia diventa la migliore, la prima italiana in Top 10 e prima a toccare il numero 1 del ranking, in doppio con l’amica Gisela Dulko. Le servono sei match point contro Daniela Hantuchova per centrare un risultato senza precedenti, sei come quelli che cancella a Vera Zvonareva sull’Arthur Ashe, nella prima partita in sessione serale per un tennista azzurro allo Us Open.

storia pennetta w7Polso crack In America si trasforma, Flavia. In America è entrata fra le prime 10, in America ha vinto il più prestigioso titolo WTA (Slam esclusi) per un’azzurra, Indian Wells, senza smettere di ridere per la felicità. A New York, nella terra delle opportunità dove i sogni si realizzano, ha giocato quattro quarti e una semifinale prima di vincere il titolo che resterà nella leggenda in otto anni. Ma c’è la Spagna al centro della sua rinascita. I sette anni con Gabriel Urpi, che l’ha migliorata come persona e come giocatrice. Un amico, un fratello, un padre, che Flavia quasi spinge ad accettare l’incarico alla federazione francese mentre l’infortunio al polso la tiene confinata lontana dai campi e la prospettiva del ritiro si fa sempre più concreta, anche perché la classifica è tornata a tre cifre dopo undici anni. 

storia pennetta w8Colori forti e sfumature A maggio 2013 è numero 158 del mondo, poi però arrivano gli ottavi a Wimbledon e la semifinale a New York, terza italiana a riuscirci dopo Maud Levi Rosenbaum e Sara Errani. I pensieri cambiano, le abitudini no. Resta in Spagna, con Salvador Navarro. “È un talebano”, diceva alla Gazzetta dello Sport, ha messo in riga perfino papà Oronzo e l’ha convinto a mangiare sushi. Navarro la riporta nel paradiso tennistico, restituisce allo sport una Pennetta più aggressiva, che rischia sulla prima e disegna quel suo rovescio splendido e splendente di luce propria. “Flavia deve spingere sempre”, ha spiegato in un’intervista. “Lei sa benissimo che per me contano i colori forti. Le sfumature le lascio agli altri”. Colori forti che l’accompagneranno ancora, verso un altro obiettivo. Una casa, il matrimonio con Fabio Fognini, magari dei figli. Ancora una volta, sempre e per sempre, dalla stessa parte. Dritta al cuore.