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Dal box dell’incordatore che segue la squadra azzurra la messa a punto degli attrezzi di Seppi, Fognini, Bolelli, Lorenzi e Donati. Le corde più tese? Simone. Che però le spacca ogni mezz’ora…

 di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

foto racchette Davis w1“Il campo è abbastanza lento, più lento di quello degli UsOpen, e le palle tendono ad appesantirsi. Una specie di greenset (RuKortHard Tournament n.d.r.), sul quale si gioca con palle Babolat Team. I ragazzi al momento hanno buone sensazioni e mantengono le loro tensioni preferite”. Sono le notizie dai box, per la precisione da “Jambo” Melis, l’incordatore della squadra italiana di Coppa Davis che sta per affrontare la Russia per restare nel World Group, la Serie A di Coppa Davis.

La taratura corretta dell’attrezzature non è un dettaglio e chi fa dell’agonismo, a qualunque livello, lo sa. Non è un caso che i più forti giocatori del mondo abbiamo investito su un incordatore personale che li segue nel circuito. Un costo giustificato dal fatto che, a quel livello, perdere una solo partita per un problema legato una racchetta troppo lenta o troppo tesa (o mal customizzata) costa molto di più che pagare lo stipendio annuale di uno stringer professionista.

Nel caso degli azzurri, che di solito si affidano allo staff degli incordatori ufficiali dei singoli tornei, averne uno da dividere solo in cinque è una condizione ottimale, che viene messa loro a disposizione per i match di Coppa Davis e ovviamente di Fed Cup per le azzurre).

foto racchette Davis w2Valutate le condizioni ambientali (temperatura, umidità, altitudine, superficie di gioco, tipo di palle), è fondamentale per decidere se mantenere i propri parametri abituali o modificare la tensione dell’incordatura, per avere più spinta o più controllo. Entriamo dunque nel box della squadra azzurra per vedere che mezzo e che messa a punto hanno scelto per scendere in … pista alla Baikal Arena.

Partiamo da Fabio Fognini. La sua racchetta è la fida Babolat Pure Drive (un telaio dal piatto 100, che di serie pesa 300 g, ha il bilanciamento a 32 cm e uno schema corde con 16 verticali e 19 orizzontali). A Irkutsk utilizza il suo solito sintetico monofilamento Babolat RPM Blast (sezione ottagonale per dare più rotazione), calibro 1,30, incordato a 4 nodi alla tensione di 27/25 kg.

 foto racchette Davis w3Andreas Seppi in termini d’incordatura va decisamente più sul morbido. Sulla sua Pro Kennex Q Tour 325 (piatto corde 98, peso di serie 325g, bilanciamento 30,5 cm, reticolo 18x20) monta sintetico monofilamento Luxilon Alu Power. Chiede un incordatura a 2 nodi, con il sistema ATW (Around The World) che consente di partire con le corde orizzontali dall’alto anche quando con le verticali si finirebbe in basso. Raffinatezze da stringers professionisti (e professionali).

 

foto racchette Davis w4Simone Bolelli ha la tensione più alta in assoluto: kg. 29/28 sulla sua Babolat Aero Storm, un telaio ormai fuori produzione, con il piatto 98 e uno schema corde 16x20. Ci fa montare, alla tensione di cui sopra, un sintetico monofilamento Babolat RPm Team, a sezione ottagonale come il Blast di Fognini, ma più flessibile perché realizzato in copoliestere a bassa densità (il materiale contiene micro bolle d’aria).

foto racchette Davis w5La racchetta di Paolo Lorenzi è Una Head Graphene Prestige MP (piatto 98, di serie 320 grammi e 31 cm il bilanciamento) con un pattern 18x20. Il toscano la fa incordare con un ibrido Pacific, formato da budello naturale e sintetico monofilamento. La tensione: 26/24 kg.

foto racchette Davis w7Infine il quinto uomo, il giovane Matteo Donati, volato in Siberia nel gruppo azzurro per sperimentare il clima di una partita così difficile importante, su un campo davvero ostico. L’allievo di Massimo Puci gioca con una Head Graphene Instinct MP (piatto 100, peso di serie 300g, bilanciamento 32 cm) incordata a 4 nodi (due spezzoni di corda, uno per le verticali, l’altro per le orizzontali) con sintetico monofilamento Solinco Tour Bite, calibro 1,25. La tensione: 21/20 kg, la più bassa del gruppo. 

La più alta, come dicevamo, è quella di Simone Bolelli che, non a caso, in allenamento spacca le corde ogni 30/40 minuti. D’altra parte le sue bordate sembrano quasi… spaccare la palla. Anche a Irkutsk potrebbero fare la differenza, insieme a i fulmini di diritto di Fognini e alla profondità di Seppi. Come diceva Jambo Melis, “le sensazioni sono buone”. E le racchette a posto, ci sembra di poter aggiungere.