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Flavia Pennetta conquista il titolo degli Us Open, Roberta Vinci combatte fino all’ultimo: alla fine un grande abbraccio. A New York trionfa un modo di affrontare lo sport e la vita che le nostre ragazze del tennis hanno imposto nel mondo alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

a fil di rete finale us w1Vinci Italia contro Pennetta Italia. Il Presidente del Consiglio in tribuna, insieme al presidente del Coni e a quello della Federazione Italiana. Uno stadio da oltre 22.547 posti stracolmo. La cornice perfetta per celebrare davanti al mondo il trionfo del tennis italiano femminile, la grande qualità delle sue protagoniste capaci di arrivare a disputarsi quello che, oltre a essere il quarto Slam stagionale, è una sorta di campionato mondiale di tennis su hard courts, i campi duri in resina di Flushing Meadows, New York.

a fil di rete finale us w2Due giocatrici diverse, due donne diverse, anche se nate a poche decine di chilometri di stanza una dall’altra il terra di Puglia. 33 anni Flavia, 32 anni Roberta a formare la finale di Slam più matura dell’era Open. E non parliamo solo di età anagrafica. Parliamo di campionesse con una lunga storia agonistica, con un palmares e un conto in banca già molto importanti prima di arrivare a giocarsi un titolo che ti consegna direttamente ai registri storici. Quattro Fed Cup conquistate a testa; entrambe già n.1 nella classifica mondiale di doppio, Flavia già n. 10 del mondo, Roberta già n.11 in singolare.

a fil di rete finale us w3Ragazze che avevano coltivato un sogno sin da piccole, quando cominciarono a sfidarsi, ai tempi dei tornei under 12: vincere un titolo del Grande Slam. Il sogno di chiunque prenda in mano da giovane una racchetta e chiuda gli occhi. Donne che ben oltre al trentina non hanno smesso di inseguirlo nonostante non avessero il fisico super di tante rivali straniere. Lo hanno fatto cercando di migliorare tutti i giorni e lavorando quotidianamente per farsi trovare pronte quando l’occasione si fosse presentata.

Perché poi il succo del discorso, nello sport come nella vita, è questo: non tanto vincere quanto battersi bene. Lo disse De Coubertin e fu travisato. Fu interpretato da noi in Italia spesso come un deresponsabilizzante “come va, va. Basta partecipare”. Campionesse come Flavia e Roberta hanno invece capito il senso profondo di quel messaggio. Se vuoi vincere devi lavorare, migliorare sempre e farti trovare pronto a dare tutto. Altrimenti non vincerai mai. Nel tennis, sport educativo per eccellenza nel suo lasciarti solo in campo a combattere con l’avversario, senza sconti per nessuno, capire questa logica è indispensabile per riuscire e segna la differenza tra chi è un giocatore vero e chi no. Dentro e fuori dal campo. Indipendentemente dal fatto che sia stata Flavia Pennetta, invece che Roberta Vinci, a conquistare quel titolo del Grande Slam che si sapeva bianco, rosso e verde sin dalla vigilia, abbiamo mostrato al mondo due giocatrici vere, che hanno continuato a migliorare e a farsi trovare pronte da 20 anni a questa parte.

a fil di rete finale us w4Se questa è l’idea dell’essere italiani che Matteo Renzi ha in mente per un rilancio del nostro Paese, ha fatto davvero bene a cancellare l'agenda e fiondarsi a New York. A dare un segnale chiaro di quale sia oggi il modello di riferimento: le formidabili ragazze del tennis italiano. Diciamo grazie a loro. E a lui che le ha capite. Adesso è festa grande.