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Nello stesso giorno, nello stesso stadio Flavia e Roberta giocano due partite straordinarie e compiono un’impresa senza precedenti nella storia del nostro sport. Dominano Halep e Serena Williamse conquistano le prime pagine in tutto il mondo

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

a fil di rete us open w1bisL’Italia occupa le prime pagine di tutto il mondo con le sue racchette. Le racchette di due donne che sono riuscite a primeggiare vivendo la loro storia di sportive, senza privilegi in partenza e senza sconti durante il percorso. E che, per un imperscrutabile gioco del destino, hanno offerto nello stesso giorno e nello stesso luogo l’espressione più bella del loro essere campionesse di questo sport.

Flavia Pennetta e Roberta Vinci erano già ieri due giocatrici di enorme successo. Nate a un anno (e pochi chilometri) di distanza una dall’altra (il 25 febbraio del 1982 Flavia a Brindisi, il 18 febbraio 1983 Roberta a Taranto) avevano già lasciato un segno fortissimo nella storia del nostro sport.

a fil di rete us open w6La Pennetta come prima italiana di sempre a entrare tra le prime 10 giocatrici del mondo (n.10 il 17 agosto del 2009) e poi prima tennista italiana (uomo o donna) a diventare n.1 del mondo (nella graduatoria di doppio il 28 febbraio 2011) grazie ai successi colti insieme all’argentina Gisela Dulko.

La Vinci diventando a sua volta n.1 del mondo in doppio (insieme a Sara Errani) e conquistando tutti e quattro in tornei del Grande Slam nella specialità, un Career Grand Slam siglato definitivamente con il successo a Wimbledon 2014.  

a fil di rete us open w7A titolo di curiosità merita ricordare che dopo quel successo venne ricevuta (insieme a Sara) dal premier Matteo Renzi, al quale fece dono di una delle sue racchette. La stessa racchetta con cui Renzi venne poi fotografato in azione sul campo durante le vacanze e che probabilmente è servita ad alimentare la passione del presidente del consiglio che ieri ha twittato entusiasta “Meravigliose Flavia e Roberta!!!”.

a fil di rete us open w4Qualunque sia il suo livello di competenza tennistica, Renzi aveva ragione.  Quando ormai ci eravamo abituati a piazzamenti di prestigio, tanto che un quarto di finale negli Slam qui in Italia non faceva più notizia (prima dell’avvento loro, di Francesca Schiavone e Sara Errani, eravamo stati per 30 anni ai margini del tennis che conta), Flavia e Roberta hanno trovato il modo di rivoltarci come dei calzini, riscrivendo ancora una volta la storia, visto che nessuno mai con passaporto italico aveva raggiunto la finale di un torneo del Grande Slam che non fosse il Roland Garros. Sulla terra battuta di Parigi vinse due volte Nicola Pietrangeli (1959 e ’60), che proprio ieri festeggiava 82 anni. Poi Adriano Panatta nel 1976. Infine Francesca Schiavone nel 2010. La stessa Francesca fu finalista nel 2011, come Sara Errani nel 2012.

a fil di rete us open w1Di colpo, stropicciandoci gli occhi quasi increduli, ci siamo ritrovati con due giocatrici in finale agli Us Open. E non in un’edizione qualunque: in questa del 2015 caratterizzata dalla grande attesa (a livello mondiale) per la possibilità che Serena Williams realizzasse (quarta tennista nella storia) il grande Slam. Non a caso per la prima volta i biglietti per la finale femminile sono andati esauriti prima di quelli della finale maschile. E quella partita se la giocheranno Flavia e Roberta: in palio un montepremi di 3 milioni di dollari per la vincitrice (2,64 milioni di euro) e 1,45 milioni di euro per la finalista (1,28 milioni di euro).

a fil di rete us open w5E come se la sono guadagnata? Esprimendo il massimo del loro tennis. Battendo la n.2 e la numero 1 del mondo con due prestazioni stratosferiche. Che regalo ci hanno fatto, come appassionati di tennis e come Paese. Flavia Pennetta, sia pure con la sua solita eleganza gestuale che ne valorizza il fascino latino anche mentre gioca, è stata devastante. Ha dominato nella battaglia da fondocampo la rumena Simona Halep impallinandola di colpi vincenti. Lasciandola spesso a due metri dalla palla. Giocando, da entrambi i lati, con una potenza “stile Williams”. Al punto che, visto il match di ieri e i precedenti storici contro Serena, un eventuale finalissima con l’americana non sembrava poi tanto proibitiva. Specie considerando che la Pennetta attuale si muove molto meglio della giunonica statunitense.

Nessuno avrebbe creduto nella possibilità che potesse accadere ciò che invece stava per accadere. Nemmeno Roberta Vinci, che l’ha candidamente ammesso nell’intervista dopo-partita conquistando con la sua spontaneità gli oltre ventimila dell’Arthur Ashe Stadium che erano lì per applaudire Serena Williams.

a fil di rete us open w3I bookmaker la davano a 300 a 1, ma lei ha giocato “out of her mind”, “da fuori di testa”, come ha dichiarato la grande avversaria a fine match. Un match fantastico in cui ha tenuto fede al suo tennis classico fatto di variazioni, tagli e attacchi in controtempo che sembra appartenere ad altri tempi. Un tennis dove il muscolo viene dopo la capacità di lavorare la palla, piazzarla con precisione, far muovere l’avversaria e poi andarsi magari a prendere il punto a rete. Ce n’è stato uno particolare di questi punti. Proprio nel decisivo settimo gioco del terzo set, sul 3-3 servizio Williams, la Vinci ha chiuso con una morbida volée uno scambio da capogiro e si è rivolta al pubblico, chiedendo un po’ di applausi anche per lei. E’ stato l’attimo in cui ha rovesciato la storia, chiudendo da protagonista un match in cui era misconosciuta “underdog”. Chiudendo a Serena la porta del Grande Slam. E aprendo quella di una festa di rara bellezza per lo sport italiano.