Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Il tedesco d’origine giamaicana di nuovo protagonista conquistando l’Atp Challenger dell’Accademia di Mouratoglou, dove le prime 8 teste di serie erano tutte Top 120 Atp. Ecco tutte le magie del fidanzato della sorella di Kyrgios

di Alessandro Mastroluca - foto Facebook M.T.A.

dustin brownUna macchina da colpi spettacolari. Dustin Brown ha illuminato la settimana al Challenger di Sophia Antipolis, che allineava quattro top 100 e otto teste di serie tutte tra i primi 120 del mondo. Sulla terra rossa della Mouratoglou Tennis Academy, “Dreddy” ha sorpreso a suon di palle corte Baptiste Crepatte, Robin Haase, Kimmer Coppejans, Matteo Donati, Rudolf Molleker e Filip Krajinovic in finale. Il primo titolo Challenger dalla vittoria a Manchester dal 2016 l’ha riportato fra i primi 250 del mondo dopo un 2018 segnato dagli infortuni alla schiena. Il ritiro a tre punti dalla vittoria (contro Mahut) a Montpellier, in lacrime per un improvviso dolore lombare, ha condizionato di fatto tutta la stagione, appena riscattata dalla finale persa a Genova contro un sontuoso Lorenzo Sonego. “Dreddy”, tedesco di origine giamaicana, nel 2017 ha iniziato una love story con Halimah Kyrgios, attrice e sorella di Nick.

Tennis e camper
dustin 2Non vuole parlare troppo dei suoi primi anni, quando girava per l’Europa sul camper che la famiglia ha comprato nel 2004 per permettergli di seguire la sua strada. Il tennis creativo, da autodidatta, non inquadrabile in categorie, si sviluppa in quel periodo come un’anomalia, come un dovere, come la logica conseguenza di una fase in cui bisogna arrangiarsi. I soldi sono pochi, il camper abbassa i costi e diventa anche ufficio: è lì che incorda le racchette anche per gli altri giocatori: si fa pagare meno del servizio del torneo, il gioco è fatto.
L’ha notato per la prima volta un coach americano, Kim Wittenberg, con cui però per anni si sono persi di vista, quando Brown si è trasferito in Giamaica alla metà degli anni Novanta. Poi, al suo rientro in Germania, hanno ripreso a lavorare insieme. Brown, che mette insieme una leggerezza naif e una vocazione tutta tedesca alla puntualità, un look alla Bob Marley e una parlata seria, pacata, ha debuttato a livello ATP nel 2003 (perse da Bob Bryan a Newport) e non ha più giocato nel circuito maggiore fino al 2010, quando ha centrato a Johannesburg la prima vittoria, su Chiudinelli, e insieme il primo dei dodici quarti di finale ATP.

La vittoria su Nadal
dustin 3A maggio di quell’anno è entrato in Top 100 e vinto il primo titolo in doppio, con Rogier Wassen a Metz, in finale su Melo e Soares. È anche la prima delle tre stagioni che ha chiuso fra i primi 100. Un traguardo ripetuto nel 2014, l’anno della vittoria su Nadal, allora numero 1, al secondo turno a Halle, e nel 2016, la sua stagione migliore: centra le prime due semifinali Atp, a Montpellier (perde contro Gasquet) e Gstaad (sconfitto da Lopez), e il best ranking di numero 64 il 10 ottobre, dopo la finale del Challenger di Szczecin persa contro Giannessi.

Ingegno tennistico
Sull’erba si è spinto due volte al terzo turno a Wimbledon, nel 2013 e nel 2015, e si è preso il gusto di battere Lleyton Hewitt e Nadal. Ma sul rosso, al Roland Garros del 2016, ha festeggiato la prima vittoria in carriera al quinto set, su Dudi Sela al primo turno. Contraddizioni? No, solo un poliforme ingegno tennistico che contiene moltitudini. Le esperienze di una vita fatta così gli hanno insegnato a non abbattersi nelle sconfitte e a godersi i successi. “Come festeggerò? - ha detto ai giornalisti dopo il titolo a Sophia Antipolis - Mi prenderò un paio di birre, farò un bagno e starò sveglio tutta la notte a vedere serie TV così che questo giorno non finisca mai”.