Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Corentin fa tris in tre annate consecutive da teenager a livello Challenger, ama Baudelaire e il pianoforte ma è un ‘mangia-coach’. Oggi è tornato n.131 Atp dopo aver sfiorato l’ingresso nella Top 100 già un anno fa

di Alessandro Nizegorodcew - foto Getty Images

moutet 1Furbo e fumantino, colto e brillante, talentuoso e discontinuo. Corentin Moutet è il fiore all’occhiello del tennis transalpino di domani. Mancino, classe 1999, ha appena conquistato a Chennai il suo terzo alloro in carriera, diventando il giocatore più giovane (e unico sotto i 20 anni) a imporsi nel 2019 a livello Challenger. Dopo i successi a Brest nel 2017, a Istanbul nel 2018 e al recente torneo indiano, Moutet è inoltre diventato il primo tennista a trionfare, da teenager, nel circuito Challenger in tre anni consecutivi, pareggiando il record raggiunto tra 2005 e 2007 dal kazako Evgeny Korolev.

Il trionfo di Chennai
“Ho sempre cercato di dare il meglio di me stesso e continuerò sempre a farlo. Devo continuare a migliorare su tanti aspetti del mio gioco e la classifica migliorerà di conseguenza. Proseguendo su questa strada, la mia crescita sarà costante”. Corentin Moutet ha parlato così durante la premiazione del challenger indiano che gli ha permesso di arrivare al numero 131 Atp, riavvicinandosi a quei Top 100 solamente sfiorati nel settembre dello scorso anno. Il diciannovenne di Neully-Sur-Seine ha superato nell’ordine Luke Saville, Laurynas Grigelis, Nicola Kuhn, Sasi Kumar Mukund e, in finale, l’australiano Andrew Harris, recuperando un set di svantaggio sia nei quarti che in semifinale.

moutet 2Rivoluzione Planque
Nell’angolo di Moutet siede, da fine 2018, Emmanuel Planque, coach che per sei anni ha accompagnato la grande crescita di Lucas Pouille. L’esperienza di Planque non è in discussione, mentre il passato di Moutet lascia qualche dubbio. Da Nicolas Coutelot al rapporto lavorativo mai nato con Nicolas Escudè sino a Ronan Lafaix e Thierry Tulasne, che dopo una lite furibonda abbandonò in Australia il giovane Corentin, sino a Thierry Ascione: sono tanti gli allenatori francesi che non hanno trovato la quadra al fianco del giovane e ‘ribelle’ Corentin. Sarà Planque a riuscire in quella che sembra una vera impresa?

Le passioni del giovane Corentin
Moutet non è un ragazzo comune anche fuori dal campo. Pianista provetto (“Se non avessi giocato a tennis, avrei fatto il musicista”), appassionato degli scritti di Baudelaire e Rimbaud, delle composizioni di Chopin ma anche di Ludovico Einaudi, non è insolito trovare Corentin ai tornei con un libro in mano, “anche se guardo molto anche Netflix, non fatemi passare per quello che non sono”. Musica, letteratura, poesia. Non si può certo dire che Moutet sia un ‘classico’ tennista moderno. Né per i colpi, che sarebbero perfetti per le racchette di legno, né per gli hobby, piuttosto lontani da quelli dei giovani d’oggi.

humbertLa crescita di Humbert
Il tennis francese, come sempre, costruisce talenti in serie. Sin dallo scorso anno, oltre a Moutet, si sta facendo notare un altro giocatore mancino, classe 1998 e nativo di Metz. Il suo nome è Ugo Humbert e, nell’Atp 250 di Montpellier, è stato l’avversario che più ha messo in difficoltà Jo-Wilfried Tsonga, poi vincitore del torneo. Ottavi di finale ad Auckland, semifinale nel Challenger Atp di Quimper e la grande prestazione di Montpellier certificano lo stato di forma di Humbert, che oggi è giunto sino al numero 88 Atp. Nel circuito maggiore si sono fermati nei quarti di finale i Next Gen Denis Shapovalov, sconfitto da Pierre-Hugues Herbert sempre a Montpellier, e Stefanos Tsitsipas, battuto da Gael Monfils a Sofia.