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Matteo è attrezzato per essere tra i grandi del tennis di domani: a Sofia ha dimostrato ancora tutti i suoi numeri. Il torneo bulgaro ha aperto una finestra sull’avvenire con la conferma del talento di Daniil Medvedev

di Alessandro Mastroluca - foto Atp Sofia e Getty Images

berrettini 1Ha il tennis che serve per vincere oggi, Matteo Berrettini, il ventiquattresimo italiano in top 50 nell’era Open. La semifinale di Sofia, la seconda in carriera dopo il titolo di Gstaad dell’anno scorso, racconta una crescita graduale e costante. Ha centrato la terza vittoria in carriera contro un top 20, Karen Khachanov, numero 11 del mondo e recordman per vittorie indoor nel 2018. Ha rimontato Fernando Verdasco ma ha pagato la stanchezza contro l’ungherese Marton Fucsovics, campione junior a Wimbledon nel 2010, che aveva eliminato Andreas Seppi e giocato una partita in meno per il forfait di Roberto Bautista-Agut prima dei ‘quarti’.
Contro Khachanov e Verdasco, Berrettini ha vinto più della metà dei punti negli scambi conclusi sotto i tre colpi. È qui che si decide il tennis moderno. Craig O’Shannessy, l’analista entrato nello staff di Novak Djokovic che collabora anche con l’ATP, ha più volte sottolineato come oltre il 70% degli scambi richiedano meno di quattro colpi. Nelle ultime cinque edizioni dell’Australian Open, ha scritto in uno dei suoi interventi più recenti, il vincitore della partita ha ottenuto più punti negli scambi brevi oltre otto volte su dieci.

Capacità d’adattamento
berrettini 2Berrettini ha dimostrato di saper adattare il suo stile al tipo di avversario che ha di fronte. Contro il russo ha servito soprattutto a uscire a destra, e di alternare le traiettorie da sinistra. Contro un mancino come Verdasco, invece, da sinistra con la prima ha servito al centro due volte su tre. L’effetto desiderato è identico, avere in uscita dal servizio una palla in teoria più corta e centrale da poter attaccare. Il suo, di destino, passa per l’efficacia del servizio e del diritto. L’anno scorso TennisTV, analizzando i dati in sei Masters 1000 (Miami, Monte-Carlo, Madrid, Roma, Toronto, Cincinnati), rivelava rotazioni medie sul diritto superiori a 3300 giri al minuto: le più alte fra i top 100 di cui è stato possibile analizzare i dati.
Anche le sconfitte a inizio anno contro Bautista-Agut a Doha e all’Australian Open contro Tsitsipas, che avrebbe battuto Federer e centrato la sua prima semifinale Slam, sono servite. “Le settimane positive sono sempre dietro l’angolo, non bisogna farsi prendere dalla fretta”, diceva nell’intervista che ha concesso ai giornalisti in occasione della presentazione della Rome Tennis Academy prima di Natale. Sta crescendo col suo passo, Matteo Berrettini, il modo migliore per arrivare molto lontano.

medvedevI progressi di Medvedev
Proprio a Sofia, è andato in scena lo spettacolo della nuova generazione. Daniil Medvedev ha conquistato il quarto trofeo in carriera nella seconda finale del 2019. A Brisbane aveva perso da Kei Nishikori, che aveva sconfitto l’anno scorso a Tokyo, dove vinse il titolo di maggior prestigio conquistato fin qui. Il russo, secondo per vittorie Atp indoor (17) nel 2018 dietro Khachanov, ha raggiunto almeno la semifinale in sei degli ultimi nove tornei giocati dall’ultimo Us Open e a Melbourne si è spinto per la prima volta alla seconda settimana di uno Slam. Medvedev, che ha giocato a Milano la prima edizione delle Next Gen Atp Finals nel 2017, ha tenuto il servizio 36 volte su 40 nel corso del torneo. Anche se, come emerge dai dati di prestazione aggregati nelle Leaderboard dell’Atp, nelle ultime settimane spicca soprattutto per il rendimento in risposta. Medvedev è ventesimo in assoluto per rendimento contro il servizio, e il quarto miglior giocatore in termini di percentuale di punti vinti contro la seconda. Un aspetto non secondario, considerato che nel tennis moderno è la risposta, più del servizio, a determinare i grandi successi.

tsongaTorna al successo Tsonga
Questa settimana, nessuno fra i primi 500 del mondo ha guadagnato tante posizioni in classifica come Jo-Wilfried Tsonga, quarto francese a conquistare il titolo nei nove anni di storia del torneo di Montpellier dopo Gael Monfils (2010, 2014), Richard Gasquet (2013, 2015, 2016) e Lucas Pouille (2018). Con la vittoria su Pierre-Hugues Herbert nella seconda finale consecutiva tutta Bleu, Tsonga festeggia il primo titolo da Vienna 2017 e sale di 70 posti nel ranking. Ora numero 140 del mondo, semifinalista a Brisbane a inizio anno, Tsonga sta ritrovando buone sensazioni dopo l’operazione al ginocchio dell’anno scorso. “Match dopo match, i riflessi in campo migliorano, mi sento più veloce”. Il suo ritorno fa sicuramente bene al tennis.