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La domanda - A tennis possono giocare anche i non vedenti o gli ipovedenti?

GIOCO 1La risposta
Certamente sì. Tanto è vero che si sono appena disputati i primi campionati. Il tennis potrebbe sembrare uno sport impossibile da praticare per chi ha una grave disabilità visiva, ma non è così. Il blind tennis, cioè il tennis per ciechi (non vedenti e ipovedenti), è un’attività che esiste da metà degli Anni ‘80 e che sarà sport dimostrativo alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Le regole di questo sport sono state ufficializzate nel 2014 in occasione della fondazione dell’International Blind Tennis Association (IBTA, Associazione internazionale tennis ciechi).

I giocatori (e le giocatrici) sono divisi, in base al diverso grado di disabilità visiva, in tre categorie: B1, B2 e B3 (tale disabilità deve essere comprovata da certificazione medica e viene valutata da specialisti dell’ITBA durante i tornei internazionali); B1: sono non vedenti e devono indossare una mascherina (protettiva per occhi e naso) che può essere tolta al massimo una volta durante un gioco o tra due giochi. B2: sono ipovedenti gravi. B3: sono ipovedenti meno gravi. I campi da gioco sono di due tipi: quelli per la categoria B1 sono lunghi 12,80 m., larghi 6,10 m. e la rete è alta 83 cm; i campi per le categorie B2 e B3 sono lunghi 18.28 m., larghi 8,23 m. e la rete è alta 85 cm; tutte le linee sono rialzate ad eccezione di quelle del servizio; B2 e B3 possono gareggiare contro B1 indossando la mascherina. La differenziazione di categoria riguarda anche le racchette, che sono quelle usate dai bambini: per B1 massimo 23 pollici (58,42 cm), per B2 e B3 massimo 25 pollici (63,50 cm).

MIYOSHI TAKEI 1Il blind tennis si gioca con delle palline ‘speciali’, costruite proprio per essere colpite senza vederle. Quest’invenzione risale al 1984: un ragazzo giapponese nato cieco, Miyoshi Takei e il suo professore di Educazione Fisica, forarono una pallina ruvida di gomma piuma, leggermente più grande rispetto a quelle del tennis, vi inserirono una sfera di plastica contenente dei pallini da caccia e la richiusero in maniera perfetta. Questo permetteva al tennista cieco (o ipovedente) di giocare ‘percependo’ velocità, altezza e distanza della pallina. Il blind tennis fu in pratica inventato da Takei che, oltre a esserne un esponente di primo piano (vinse diversi titoli nazionali), ne divenne grande promotore prima in Asia e poi in tutto il mondo sino alla prematura morte, avvenuta nel 2011 a 42 anni, in un incidente ferroviario.

L’importanza dell’elemento sonoro si ritrova anche nella fase servizio-risposta che precede il gioco. Prima di battere, chi serve deve dire “Pronto?” e attendere che chi ribatte risponda “Sì”. Chi serve ha quindi cinque secondi per battere, durante i quali non può cambiare la sua posizione sul campo. Dopo aver servito, il battitore deve immediatamente gridare: “Gioco”.
Per il calcolo dei punti e del punteggio valgono le regole del tennis con alcune modifiche. Sul fronte punti per le categorie B1 e B2 sono permessi al massimo tre rimbalzi, due per la categoria B3 (i B2 possono gareggiare contro i B3 adeguandosi alla diversa regola del rimbalzo, ma non viceversa), solo il primo rimbalzo deve finire obbligatoriamente nel campo di gioco o nell’area di battuta per il servizio; il giocatore, inoltre, non perde il punto se viene colpito dalla palla quando si trova fuori dal campo. Per quanto riguarda il punteggio, gli incontri possono prevedere un solo set (al 6 con tie-break sul 6-6) o due set (al 4 con tie-break sul 4-4 e super tie-break nel terzo parziale), mentre tutti i giochi si concludono con il punto secco sul 40-40 comprensivo della scelta di posizionamento da parte del ribattitore.

GRUPPOI primi campionati
Anche se il debutto del blind tennis si colloca in Giappone nella seconda metà degli anni ‘80, i viaggi di Takei ne hanno favorito la diffusione in diverse nazioni (oggi sono oltre 30 in 5 continenti). Il primo torneo internazionale ufficiale si è tenuto nel 2017 in Spagna (ad Alicante), bissato quest’anno in Irlanda (a Dublino) con 60 partecipanti provenienti da 14 nazioni, compresa l’Italia. Nella nostra Penisola il blind tennis era giunto qualche anno prima, nel 2013 per merito di Eduardo Silva, un maestro di tennis argentino trapiantato in Friuli Venezia Giulia (a Sacile, provincia di Pordenone) che lo aveva importato direttamente dal Sudamerica e aveva iniziato a diffonderlo in diverse regioni attraverso corsi, lezioni, incontri e simposi.
Tra i circoli che hanno fatto propria la missione di Silva c’è stata la Virtus Tennis Bologna del presidente Pier Luca Fantoni, con il direttore Paolo Chinellato deus ex machina del progetto. Tecnico nazionale FIT, psicologo-psicoterapeuta e maestro di blind tennis, Chinellato e il suo team (l’istruttrice di blind tennis Carolina Pezzati ed i preparatori atletici Simone Sperti e Alessandro Vitti) hanno lavorato oltre due anni per organizzare, con la collaborazione dell’intero staff e dei giovani agonisti della Virtus Tennis, la prima edizione dei campionati di blind tennis.

Per realizzare il torneo il direttivo Virtus ha fondato anche un’ASD (Associazione sportiva dilettantistica), denominata Federazione Italiana Tennis ciechi, per il tesseramento degli atleti e le coperture assicurativo-finanziarie.

GIOCO 2Questi campionati, che si sono articolati in tre giornate (23-25 novembre), sono stati il primo torneo di blind tennis organizzato in maniera ufficiale in Italia, dove oggi ci sono circa 50 atleti, che spesso provengono da altri sport come il baseball e lo sci (ad esempio Silvia Parente, medaglia d’oro olimpica a Torino 2006). Il torneo ha visto in campo circa 20 atleti, con accompagnatori e tifoserie al seguito, provenienti da Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Valle d’Aosta. Sono stati assegnati tre titoli: il milanese Maurizio Scarso e la padrona di casa Daniela Pierri, argento e bronzo nei due tornei internazionali di Alicante e Dublino, si sono imposti nelle categorie non vedenti (B1 maschile e B1 femminile), l’altro virtussino Massimiliano Piombi ha prevalso nella categoria ipovedenti (B2/B3 maschile). I tre tabelloni si sono snodati in un girone iniziale che ha definito le posizioni per le semifinali e le finali decisive. A corollario del torneo, nella serata di sabato, Gabriele Giordani (direttore sportivo Virtus) ha allestito una grande festa presso il circolo bolognese in onore di tutti i partecipanti, momento di aggregazione molto gradito dagli atleti.

“È stato un campionato straordinario – ha detto Chinellato - in cui tutti gli atleti hanno trasmesso sensazioni di forte agonismo e partecipazione al di là dei singoli risultati; questo significa, a mio avviso, che, indipendentemente dalla disciplina sportiva praticata, quando il livello tecnico dei giocatori e il loro impegno sono così alti, lo spettacolo diventa meraviglioso”. (Fabio Bagatella)