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È l’allarme lanciato da Simone Tartarini, coach di Lorenzo Musetti, l’azzurrino finalista agli Us Open Under 18. “Si rischia di dover fare una trafila che avrebbe potuto frenare anche uno come Zverev”, afferma. E ci spiega perché

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

musetti 30 060918“Il Transition Tour rischia di penalizzare gli junior migliori”. A lanciare l’allarme in vista della rivoluzione destinata a sconvolgere il calendario dall’anno prossimo è Simone Tartarini, coach di Lorenzo Musetti. Finalista allo Us Open junior, vincitore del playoff per il quinto posto all’ITF Junior Masters di Chengdu, il carrarese ha chiuso al numero 7 del ranking under 18. Nel 2019, ci spiega coach Tartarini, l’obiettivo è ridurre l’attività junior agli Slam e a un torneo di preparazione prima dei major.

Dal primo gennaio, due classifiche
Per un giovane come Musetti o come il taiwanese Chun Hsin Tseng, il numero 1 under 18, primo junior a vincere Roland Garros e Wimbledon nello stesso anno dai tempi di Gael Monfils nel 2004, sarà più difficile fare il salto nei tornei pro, ci spiega Tartarini: “Tseng o Musetti avrebbero il livello per giocare tornei di livello più alto. Ma nel nuovo sistema, almeno per i primi mesi non hanno la classifica per entrare”.

musetti con coach TartariniDall’anno prossimo esisteranno due classifiche: una ATP/WTA con i punti del circuito maggiore (dalle finali dei 25mila in su) e una ITF con i punti nei 15 mila e nei 25 mila. Gli junior di alto livello come Musetti, con un ranking ATP ovviamente molto basso, non hanno nemmeno una classifica ITF che gli permetta di entrare nei tabelloni: “Avendo sostanzialmente tolto le qualificazioni nei Challenger (saranno micro tabelloni da 4 giocatori, ndr), nei primi sei mesi sarà più difficile perché il cut-off di quei tornei sarà più alto. È vero che ci sono 5 posti riservati agli junior nei 15.000, ma lì giochi per i punti ITF, è un’altra cosa”.
Già da quest’anno i giocatori possono conoscere la loro posizione nelle due classifiche che scatteranno dall’inizio del 2019. Esiste infatti un ranking ITF-ombra, che si ottiene togliendo dalle attuali classifiche ATP o WTA i punti nei tornei che faranno parte del Transition Tour e assegnando per quei piazzamenti i corrispettivi punti ITF secondo il nuovo regolamento: “Tseng, che oggi è numero 420 ATP scenderà intorno alla posizione 1100-1200 - spiega Tartarini - ma non ha un ranking ITF alto: praticamente dovrà ricominciare da zero. Raul Brancaccio, invece, per fare un esempio significativo, sarà intorno al numero 800 ATP ma è numero 1 del ranking ITF, e dunque potrà sicuramente entrare nei Challenger, in quanto ci sono quattro posti in ogni torneo per i migliori 4 iscritti in base al ranking ITF. Ma per arrivare a costruire una classifica da primi 30 o 40 ITF ci vuole un anno, ma un anno buono”.

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Rischio ‘palude’ per i migliori
E i giovani di maggior talento, che fino a quest’anno avrebbero potuto pensare di iscriversi a qualche torneo di livello più alto, rischiano invece di rimanere bloccati: “Molti non riescono a uscire da quel tappo, rimangono a giocare quei tornei da 15 o 25 mila e si adeguano a quel livello che è diverso dal tennis del circuito maggiore a livello tattico. Anche un giocatore come Zverev, che per mesi all’inizio della carriera vinceva poco, se avesse dovuto fare tutta la trafila magari non sarebbe arrivato - spiega Tartarini. - Io sto cercando di insegnargli a cercare il punto, perché il tennis di vertice ti porta a fare delle scelte. Non vorrei arrivare a svilire il suo tennis in nome dei risultati nel Transition Tour. Chiaramente stabilire la programmazione all’inizio sarà difficile, ci sarà anche molta confusione per i tennisti. Però io vorrei evitare la doppia classifica, vorrei che Lorenzo giocasse più in alto”.
Musetti, evidentemente, scalpita, con il numero 500 o 600 del mondo è consapevole di poter vincere. Ma dall’anno prossimo pensare di giocare anche un Challenger vuol dire trovarsi davanti il numero 200 almeno, un giocatore vero. “Il mio obiettivo” dichiara Tartarini, “è saltare lo scalino e giocare i tornei del Transition solo per mettere partite nelle gambe, non per il ranking ITF”.

tabellone 15milaPosti riservati per i Top 10 junior
Restano validi, comunque, per i primi 20 del ranking ITF i junior exempt, ovvero un numero limitato di posti riservati che per i primi dieci della classifica maschile under 18 si traducono nella possibilità di partecipare a tre tornei da 25 mila dollari. Per le ragazze, alla numero 1 è riservato un posto in un $100,000 e due in un $80,000, alla numero 2 uno in un $80,000 e due in un $60,000, alle numero 3-4 due in un 60,000 e uno in un 25,000; per le numero 6-10 tre in un 25,000; per le numero 11-20 tre in un 15,000.

Si rischia di perdere una stagione o due
Al Masters in Cina, racconta Tartarini, “tutti noi coach dei primi otto giocatori e delle prime otto giocatrici nel ranking junior ci siamo trovati concordi: questo nuovo circuito non aiuta chi è in questa fascia alta. È un investimento a lungo termine, ma si rischia di perdere una stagione o due per costruire un ranking che non è quello principale”. In più, aggiunge, il ranking ATP comanda nelle gerarchie per determinare l’iscrizione ai tornei: “Se io sono numero 5 ITF e tu hai un punto ATP, tu hai la priorità”. Il cambiamento, sottolinea, penalizza anche un giocatore come Andrea Pellegrino, oggi numero 505 ATP “che probabilmente nei primi cinque, sei mesi farà fatica a entrare nei Challenger con i tabelloni a 48 e senza qualificazioni”.

schema transizione 1Macro-aree continentali per ridurre i costi
Il piano di lungo periodo, spiega, prevede la creazione di macro-aree per far sì che ciascun giocatore si iscriva solo ai tornei da 15 mila dollari della sua zona, che dovrebbe coincidere con il proprio continente, per ridurre i costi dell’attività e favorire lo sviluppo globale del gioco. Potrebbe essere un incentivo anche perché aumentino i tornei in determinate nazioni. La danese Clara Tauson, numero 4 ITF, ha spiegato che in Danimarca di tornei nel Transition Tour non ce ne sono. E in Bulgaria, dove sperano di aver trovato il nuovo talento in Adrian Andreev, quarto miglior under 18 al mondo, se ne gioca solo uno. Quindi, commenta Tartarini, “giocatori come loro che non possono avere wild card praticamente devono sperare di rientrare nei primi cinque posti ITF per gli junior, quando magari valgono già oggi il numero 350 o 400 del mondo, per giocare i 15 o i 25 mila e costruire una classifica che a un tennista di quel livello non serve”.

Una regola per la massa che frena i migliori
Fra qualche anno, ammette Tartarini, “i migliori junior potrebbero finire per snobbare gli Slam junior per cominciare a costruire la classifica ITF nei tornei del Transition Tour”. Un rischio, quello di impoverire il circuito under 18, che potrebbe portare a modificare il nuovo circuito.
“L’ITF è aperta a prendere in considerazione possibili aggiustamenti” conclude, “alla fine dell’anno prossimo si farà un bilancio. Per me, comunque, la questione rimane. La regola va bene per la massa, ma i più precoci non vanno chiusi. Bisognerebbe garantire un’eccezione per i giovani migliori che vogliono poter saltare la trafila. Bisognerebbe premiare di più l’alto livello”.