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Novak Djokovic ha chiuso il quinto anno in vetta, raggiungendo Roger Federer e Jimmy Connors. Nessuno fin qui ha mai retto lo scettro tanto a lungo quanto Pete Sampras (6 anni). Mentre Lendl e McEnroe...

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

foto terza 1Cinque anni da numero 1. Novak Djokovic si presenta in testa all’ultima settimana dopo la finale a Parigi Bercy, anticipata da una delle partite più belle dell’anno. Dopo l’annuncio del forfait di Nadal alle Finals di Londra, Nole è già sicuro di raggiungere Jimmy Connors e Roger Federer, lo sconfitto nella splendida semifinale parigina. Ma ancora nessuno ha retto lo scettro tanto quanto Pete Sampras, numero 1 a fine anno per sei stagioni di fila, dal 1993 al 1998.

1 Pete Sampras, 6 anni da re
Il regno dell’11° n.1 nell’Era computerizzata, dal 1973, inizia il 12 aprile 1993. Diventerà in pochi mesi il primo statunitense dopo McEnroe a vincere Wimbledon e Us Open lo stesso anno. Nel 1994 diventa il primo dal Grande Slam di Rod Laver (1969) a conquistare tre major di fila. Resta in testa al ranking per tutta la stagione: nessuno ci era più riuscito dall’87. A Wimbledon, nel 1995, si conferma padrone del Centrale. Nel 1996 perde in finale allo Us Open da Andre Agassi, che lo supera in classifica. Sampras però finisce l’anno da n.1. I due grandi rivali hanno mantenuto le prime due posizioni per tutta la stagione: non era mai successo. Agassi, Kafelnikov e Chang provano a contrastarlo nel 1996. Muore Tim Gullikson e, nel giorno in cui lo storico coach avrebbe festeggiato il 45° compleanno, Sampras batte Chang in finale allo Us Open. La vittoria simbolo, però, resta quella in finale ad Hannover contro Becker: Pistol Pete è il 5° a vincere il Masters almeno tre volte. Si ripete nel 1997, stagione in cui raggiunge i 52 titoli in carriera compreso il 2° Australian Open e il 4° Wimbledon. Il 5° segna il 1998, l’anno che lo incorona n.1 per la sesta volta. “Sei anni sono quasi una carriera, per restare in vetta così a lungo devi avere tutto. Non vedo nessuno nel tennis di oggi con solidità e resistenza per riuscirci”. Non s’è visto nemmeno dopo.

foto terza 22 Connors dà ‘il cinque’
“Il tennis per me era un divertimento non un lavoro - diceva spesso Jimmy Connors - e più la partita era lunga, più la battaglia era dura, più mi divertivo”. Ha chiuso da numero 1 cinque stagioni, dal 1974 al 1978. In questi cinque anni ha vinto cinque Slam e giocato altre sei finali, di cui cinque consecutive allo Us Open (primo a riuscirci dai tempi di Bill Tilden), di cui sarà l’unico campione su tre superfici diverse. Nel 1974 vince 93 partite su 97 e 15 titoli complessivi. Centra tre Slam e il quarto, il Roland Garros, non può giocarlo perché associato al World Team Tennis (WTT). Nell’era Open, solo in sei hanno conquistato almeno tre major nella stessa stagione: oltre a Jimbo, solo Laver nell’anno del Grande Slam, Mats Wilander (1988), Roger Federer (2004, 2006, 2007), Rafael Nadal (2010) e Novak Djokovic (2011, 2015).

5 federer3 Federer e la ‘manita’
Nel 2004, la sua prima stagione da numero 1, Federer diventa il primo giocatore nell’era Open a vincere tre Slam e il Masters nello stesso anno. Il 2005 è la seconda stagione migliore di sempre, dietro il 1984 di McEnroe: undici titoli, di cui due Slam, 81 vittorie in 85 partite lo mantengono in testa a fine anno. Rimane in testa anche a fine 2006, in cui conquista tre Slam, quattro Masters 1000 e il Masters, in cui perde solo da Nadal (che lo batte nella loro prima finale Slam a Parigi) e Andy Murray, e nel 2007 in cui di nuovo raggiunge la finale in tutti i major e ne vince tre. La rivista Time lo inserisce fra le 100 persone più importanti del mondo. Dopo quel quadriennio di dominio, Federer chiuderà da numero 1 il 2009, l’anno del Career Grand Slam in cui finalmente riesce ad alzare la Coppa dei Moschettieri a Parigi, superando i 14 Slam in carriera di Pete Sampras. Vanta il record di settimane in vetta (310).

foto terza 44 Novak Djokovic il n.1 di... adesso
Il 2011 di Novak Djokovic, il primo anno che chiude da numero 1, rimane una delle migliori stagioni di sempre: vince 3 Slam e 5 Masters 1000. L’anno successivo si conferma in vetta centra sei titoli in undici finali, compresi Australian Open dopo una finale epica e ATP Finals. Solo due volte in 17 eventi perde prima della semifinale. Ha chiuso in testa al ranking altre due stagioni, 2014 e 2015. Nel 2014 è diventato il 23° giocatore nell’era Open a raggiungere le 600 vittorie, con il 20° titolo in un Masters 1000 a Bercy. Nel 2015 è quasi imbattibile: trionfa in tre Slam, e a Parigi perde in finale, gioca 15 finali consecutive e chiude con un record di 15-4 contro Federer, Nadal e Murray. È il primo ad aver vinto il “Masters” quattro volte di fila e a superare i 20 milioni di montepremi stagionale.

foto terza 55 Rafa Nadal, 4 stagioni in vetta
Nadal è l’unico ad aver chiuso da numero 1 per quattro anni non consecutivi. Una serie iniziata nel 2008, quando sale in testa al ranking dopo 160 settimane da numero 2. È una stagione da otto titoli, che gli vale il primo trionfo a Wimbledon e lo proietta all’oro olimpico con una striscia di 32 vittorie di fila, la più lunga che si sia mai sviluppata su tre superfici diverse. Nel 2010 torna a vincere Wimbledon e, allo Us Open, diventa il più giovane a completare il Career Grand Slam. Il 2013 è un anno da record, in cui conquista l’ottavo Roland Garros (eguagliato Max Decugis), il secondo Us Open e cinque Masters 1000. Celebra il quarto anno da numero 1 nel 2017, la stagione della rinascita e del decimo Roland Garros. Diventerà il primo nell’era Open a trionfare a Parigi e a New York nello stesso anno per tre volte, e il più anziano a chiudere una stagione in vetta al ranking.

foto terza 26 Il poker di Ivan Lendl, 4 stagioni in vetta
“La mia missione non è rendere la gente felice - diceva Ivan Lendl a Frank Deford di Sports Illustrated -. La mia missione è vincere”. Missione decisamente compiuta. Dal 1985, suo primo anno da numero 1, quando conquista lo Us Open in finale su McEnroe, rimane numero 1 del mondo per 157 settimane di fila (saranno 270 in totale, per 4 volte a fine anno). Tra il 1982 e il 1989 ogni finale allo Us Open lo vede in campo. Sarà anche stato “il campione di cui non importa a nessuno” come titolò Sports Illustrated nel 1986 dopo il suo secondo Us Open, ma in carriera è arrivato almeno in semifinale in 334 tornei. Flushing Meadows è ‘casa sua’, Wimbledon il giardino precluso. Chiude da numero 1 dal 1985 al 1987, le stagioni dei tre trionfi a New York e degli ultimi due a Parigi; oltre al 1989, l’anno del primo Australian Open.

foto terza 77 Anche McEnroe ha chiuso 4 anni da numero 1
‘You cannot be serious’. È la protesta più famosa del tennis, il marchio del 1981 di John McEnroe che quell’anno interrompe le 41 vittorie di fila di Borg a Wimbledon in finale ma per le troppe intemperanze non viene invitato al ballo di gala a fine torneo. McGenius chiude al n.1 quattro annate di fila (‘81-84’). Ian Barnes del Daily Express per primo lo chiama “SuperBrat”. Il suo primo anno da numero 1 coincide anche con l’ultima sfida in carriera contro Borg che si sente libero e leggero dopo aver perso la finale dello Us Open. Per la classifica allora valeva la media ponderata di risultati, e questo gli ha permesso di chiudere in testa il 1982 nonostante Connors abbia vinto Wimbledon e US Open. Nel 1983 trionfa ai Championships e alle WCT Finals, e lancia il 1984, la stagione migliore di sempre: 13 titoli, 82 vittorie in 85 partite, 11 in 12 contro gli altri due top 3, Connors e Lendl che però lo batte in finale al Roland Garros: è una delle sconfitte che ha fatto più fatica ad accettare.