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Khachanov lo scorso anno fu uno dei big alle Next Gen Atp Finals. Adesso è n.11 al mondo e picchia talmente forte da battere l'imbattibile Djokovic. È riserva a Londra, ma dopo il titolo di Bercy nel 2019...

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

karen 1Karen Khachanov è definitivamente arrivato sulla grande scena. È questa la nuova consapevolezza che ci e gli hanno regalato non solo Bercy, ma tutti gli ultimi quattro, cinque mesi di livello stratosferico. Lo scorso anno protagonista alla Fiera di Milano-Rho, questo novembre sarà la prima riserva a Londra (seguito da Borna Coric, altro ex Next Gen), proseguendo lungo un percorso di crescita costante. Il giocatore che abbiamo ammirato agli US Open contro Nadal sta emergendo come forse il complessivamente più dotato del lotto che lo scorso anno si è conteso il titolo della prima edizione delle Next Gen Atp Finals. “Sa davvero farti male”, ha detto Djokovic, uno cui solitamente puoi lanciare mattoni o lavandini senza procurargli un graffio, dopo la finale di domenica. Il moscovita finiva lo scorso anno al 45° posto, oggi chiude la stagione regolare 2018 come undicesimo giocatore del mondo.

karen 2Potenza e non solo
Con la sua potenza su entrambi i lati, la sua capacità di muoversi come qualcuno ben più basso dei suoi 198 centimetri, ultimamente il moscovita ha davvero impressionato, e non solo a Parigi dove ha battuto quattro Top 10 di fila. Al suo fianco c’è ancora il croato Vedran Martic, l’ex coach di Ivanisevic che lo segue dal lontano 2012, se si esclude una parentesi comunque piuttosto considerevole con Galo Blanco (si allenava insieme al connazionale Rublev, che oggi è ancora seguito da Fernando Vicente). Si allena tutt’ora in Spagna, ed è cresciuto tennisticamente su terra battuta. Considerato il suo stile di gioco, la sua difesa eccellente e la familiarità con la superficie, già il prossimo anno potrebbe rivelarsi una minaccia ingombrante sul rosso, Roland Garros compreso.

Dopo Davydenko e Marat Safin
karen 3I suoi risultati Slam di quest’anno, non eccelsi in termini di piazzamento, vanno letti a partire dal nome degli avversari che l’hanno sconfitto: Del Potro agli Australian Open, Sascha Zverev a Parigi, Djokovic a Wimbledon, Nadal come detto agli US Open; se si esclude il serbo, con tutti gli altri è andato molto vicino alla vittoria. Il suo record immacolato nelle finali (4 titoli, zero sconfitte) completa un quadro davvero promettente per il tennis russo, che domenica è tornato ad avere un campione Masters 1000 dopo che gli ultimi trionfi erano stati firmati da Davydenko e Safin. L’idolo di Karen, manco a dirlo, era Marat.