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Abbiamo analizzato e misurato in laboratorio le prime edizioni di questi due telai mitici e le ultime evoluzioni, uscite nel 2018. Raccontano come l’attrezzo tennistico, pur cercando di non snaturarsi, cambi faccia e prestazioni

di Raffaello Barbalonga

1 racchette 3718Da tempo il popolo dei tennisti si divide tra nostalgici del passato, dove tutto era meglio e il tennis rappresentava lo sport nobile, e i positivisti del presente, fatto di tecnologia e concretezza. È pertanto ovvio che anche affrontando il discorso ‘racchette’, ci si divide tra questi due mondi e le opinioni sono tanto diverse quanto fantasiose.
Erano meglio i materiali d’un tempo? Le manifatture erano più accurate perché realizzate in Occidente? La globalizzazione ha standardizzato i processi produttivi? Le aziende risentono della crisi economica e non favoriscono la ricerca? Tutte domande che circolano e che non trovano facilmente risposte. Da osservatori che si vogliono scrollare di dosso supposizioni e pregiudizi abbiamo voluto fare un esercizio che ci pareva interessante: creare un confronto tra prodotti di epoche diverse e cercare di valutare le strade percorse. Per provare a capire anche una parte dell’evoluzione del tennis.

Prestige e Pro Staff, miti senza tempo - Esistono miti che attraversano il tempo e si rinnovano. Nel mondo delle racchette da tennis contemporanee Wilson e Head sono le due major con più antico blasone e prestigio (Babolat, la grande rivale a livello mondiale ha cominciato a produrre racchette nel 1994). In parte questo successo è dipeso dalla fortuna di alcuni modelli particolari, che hanno accompagnato i grandi campioni nelle vittorie più significative.

Nel 1985 l’epopea della fibra sintetica raggiunge il suo apice e la produzione di racchette in grafite è tale da decretare la svolta definitiva del mercato e così anche il tramonto ineluttabile del legno. Wilson non si può permettere di stare alla finestra, la mancanza di John McEnroe (che dal legno Wilson è passato alla Dunlop Max 200G, grafite e Nylon) come testimonial rappresenta un vero cruccio per l’azienda americana. La produzione decide di puntare tutto su un telaio che andrà via via a sostituire il top di gamma, la famosa “Ultra 2”.

pro staff confronto 21985: nasce la Pro Staff - Si chiama “Pro Staff” e non verrà mai realizzata in formati standard (69sq.in) come le antesignane. Midsize (circa 83sq.in), Large e Super Large sono i formati che chiariscono subito la decisione radicale di affrontare con coraggio un nuovo percorso. La composizione è per l’80% in graphite e per il 20% in Kevlar (aramide). Stefan Edberg, oltre a Chris Evert e Jimmy Connors (che per la prima volta abbandona la leggendaria “T-2000”), rappresenta il testimonial perfetto e le sue vittorie saranno il migliore biglietto da visita per questo mitico telaio. È l’inizio di una storia infinita, alimentata soprattutto dalle figure di Pete Sampras e Roger Federer, che arriverà ai giorni d’oggi attraverso una sfilza di campioni e palmares davvero invidiabili.

prestige confronto1986: ecco la Prestige - Nell’anno seguente, Head produce un mold innovativo e raffinato, la chiameranno “Prestige”. Il suo formato, è nuovo, lo definiscono “PRO”, cioè un “midplus” di grandezza superiore ad una standard del 35% (93sq.in). Il materiale è un mix di graphite e piccole percentuali di Twaron (aramide). La vera novità risiede nella incredibile aerodinamicità, studiata nella galleria del vento e incrementata da un bumper inedito, il C.A.P. (Computer Assisted-Protection), che riduce ulteriormente il CX della racchetta e la fa letteralmente “suonare” nell’aria. Henri Leconte, Emilio Sanchez e Thomas Muster sono tra i primi testimonial ad utilizzarla. L’evoluzione nel corso degli anni la porterà ad essere il mold più utilizzato in assoluto.

Queste due icone del tennis hanno attraversato epoche e grandi cambiamenti ma sono sempre riuscite a illuminare chiaramente la fantasia di milioni di tennisti di tutte le categorie e di tutte le età. Fascino, tecnologia, prestigio, sono immagini alimentate e sottolineate da sapienti campagne pubblicitarie. Non rimane quindi che scoprire come si siano evolute queste regine del tennis e quali differenze mostrino con le antenate.

COME ERANO IERI
ivanisevic prestige 85La racchetta delle star -
Al di là delle infinite varianti create dalla delocalizzazione di produzione avvenuta nel corso degli anni, dal Belgio, a Chicago, a S. Vincent, all’Oriente, la “Pro Staff” nasce con caratteristiche precise: formato +20% (82,7 sq.in), peso 340gr. (in versione siglata “L3”), flex 61RA (di rigidità generale, cioè facendo flettere il telaio su un punto convenzionale), profilo 17mm. La racchetta presenta ‘a ore 3’ e ‘ore 9’ il caratteristico e consolidato sistema “PWS” (Perimeter Weight System), che consente di stabilizzare il telaio diminuendo il fastidioso “twist” sui colpi decentrati. Un telaio solido, spigoloso e sensibile che offriva (e offre tutt’ora) un eccellente equilibrio generale tra spinta e controllo di palla.
La fuoriserie scontrosa - La “Prestige” si presenta fin da subito concettualmente differente. Formato +35% (93sq.in), peso 345gr. (in versione siglata L3), flex 63RA, profilo 19mm. Raccoglie in maniera piuttosto esplicita le istanze di snellezza da un telaio storicamente iconico come la Pro Kennex “Black Ace”, smussa ogni angolo e aggiunge un sistema di protezione della testa che non appare più un elemento posticcio ma anzi, contribuisce a farne percepire tutta la affilata maneggevolezza. Se nella Wilson la vernice coprente tende a rendere il telaio elegante e quasi vellutato, qui un semitrasparente lucido vuole svelare le materie che costituiscono la trama dello stampo. La “Prestige” è nervosa, “intollerante” e selettiva, ma se il giocatore ha le capacità di domarla, diventa una compagna insostituibile.
Non rimane quindi che fare un salto di oltre trent’anni e ritrovarle oggi, cambiate e aggiornate al tennis contemporaneo ma sempre sulla cresta dell’onda.

COME SONO OGGI
federer pro staff 2018Apparentemente hanno mantenuto i caratteri estetici delle antenate. “Pro Staff” si presenta opaca ed elegante, leggermente meno spigolosa ma sempre chiaramente “boxed”.
“Prestige” lavora ancora una volta sul bumper/grommets e ne ricava una forma inedita e snella. Le differenze vengono però subito a galla nelle specifiche.
La “Pro Staff RF” cresce di dimensioni del piatto (97 Sq.In) ed acquista una corda orizzontale (16x19), mantiene un peso identico, (340gr. dichiarati), accresce la rigidità generale (68RA, il telaio acquista il basalto a rinforzare l’intreccio di Kevlar e Graphite) ed il profilo (21,5mm).
La “Prestige” mantiene inalterato il piatto corde (93 Sq.in), il pattern di incordatura si dirada (16x19 contro i precedenti 18x20), diminuisce drasticamente il peso (320gr. dichiarati), la rigidità generale scende di poco (61RA, il telaio perde il Twaron e acquista, in punti specifici, polvere di graphene), accresce anch’essa, anche se di poco, il profilo (20mm). Abbiamo tenuto espressamente da parte il bilanciamento perché potrebbe trarre in inganno e alterare l’impressione di quanto cambino effettivamente questi telai a livello di massa inerziale. Il dato che sorprende di più è lo swingweight. Se infatti Wilson decide di mantenere quasi inalterata l’inerzia delle sue “Pro Staff” (307,5kg/cm2 per l’antenata e 306,0kg/cm2 sulla nuova), Head per “Prestige” rivoluziona tutto (298,0kg/cm2 la nuova a fronte dei vecchi 333kg/cm2).

Diventa quindi molto interessante fare un confronto sulle scelte commerciali e il posizionamento di un determinato prodotto in relazione alle sue specifiche. Wilson sceglie di mantenere un peso elevato e un’inerzia coerente al peso, aumenta la potenza del telaio con una rigidità superiore e un formato maggiorato e contemporaneamente la modera con l’introduzione di una corda in più. Head rinuncia a pesi elevati per essere più contemporanea ma non rinuncia alla sensibilità dell’attrezzo, mantenendo un flex “morbido”. Con questa scelta cede in parte sul fronte della potenza, perché in aggiunta sceglie di non aumentare l’ampiezza del piatto e abbassa fortemente l’inerzia. La soluzione quindi è quella di diradare il pattern, facendo riacquistare spinta al telaio, rendendolo inoltre più tollerante e adatto alle rotazioni.

prestig confronto 2Racchette uguali? Neanche per sogno
Insomma, tirando le somme che cosa possiamo portarci a casa da questa analisi? Al di là del tempo, dei processi produttivi, del rinnovamento dei materiali, le racchette da tennis sono in un certo senso come il rack di un equalizzatore musicale. Abbiamo davanti tante levette, ognuna delle quali viene rappresentata da una “specifica” del telaio. Variando le specifiche possiamo ottenere risultati simili ma sempre diversi. Peso, inerzia, ampiezza del piatto e pattern, profilo e rigidità generale sono i primi dati che vengono in mente. Ma esistono dettagli ancora più sottili che hanno grande importanza: polarizzazione, twistweight, recoilweight, tipo e ampiezza della sezione degli steli, layup, front beam, rigidità progressiva, eccetera eccetera, fino a elementi accessori (come i grommets) che contrariamente a ciò che si pensa hanno grande influenza sul comportamento di un telaio.
Wilson Pro Staff e Head Prestige sono rimaste dei riferimenti del mercato, ma nel tempo si sono evolute e adeguate all’evoluzione del gioco e alle esigenze dei giocatori moderni. Il nome è rimasto lo stesso, ma la sostanza è cambiata radicalmente. E se sono cambiate così loro, come può esserci ancora qualcuno che sostiene che le racchette siano tutte uguali?