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Far giocar male l’avversario, non cercare sempre il vincente, concentrarsi sulla seconda di servizio: ecco che cosa insegna a tutti l’estate trionfale di Nole. Spiegata direttamente dall’esperto di numeri del suo staff

di Craig O’Shannessy - foto Getty Images

djokovic 1È stata proprio una bella estate. Prima Wimbledon, poi Cincinnati e quindi gli US Open. È un grande onore far parte del team-Djokovic e lavorare al fianco di Marian Vajda e di Uliyses Badio per far emergere da Novak il suo meglio. Tutto questo ha portato la mia condizione di allenatore verso un nuovo importante upgrade. Desidero elencare cinque ‘lezioni’, ricavate dagli US Open 2018, per aiutare giocatori e coach affinché possano trarre insegnamento dagli aspetti chiave del gioco di Nole.

Lezione 1: l’effetto Djokovic
La prima volta che ho scritto di questo aspetto era il luglio 2015. Le prime frasi dicevano così... Quando assistiamo a un match di Djokovic, rimaniamo decisamente colpiti dalla sua irrisoria elasticità, dalla forza del suo rovescio, dalla profondità delle risposte e da un servizio che non tradisce nei momenti importanti.

Guardando Nole, vediamo il prototipo del tennista moderno. Lui è il migliore, e lo è stato per un bel po’ di tempo. Ma per apprezzare Novak in modo completo il miglior punto d’osservazione non è la sezione di campo dove si trova lui, ma l’altra. Lì si può notare come il suo avversario faccia tremendamente fatica a cercare di esprimere il proprio miglior tennis. Djokovic riesce soprattutto a far giocare male i suoi avversari.

fotina oshannessyTutto questo è accaduto anche nelle due settimane degli US Open 2018. I nostri occhi restano inesorabilmente attratti dal suo tennis straordinario, ma la prossima volta che avremo la possibilità di vedere Nole in azione, diamo un attimo un’occhiata a quello che accade dall’altra parte della rete, osserviamo il suo avversario e facciamo attenzione a quanto poco si diverta negli scambi da fondocampo e quanto, invece, cerchi di superare i limiti del proprio gioco per portare a casa il punto. Nella finale contro Del Potro, ad esempio, Nole ha conquistato 111 punti e 53 di questi sono giunti da errori di Juan Martin col diritto che è il colpo più forte dell’argentino.

L’insegnamento - Non devi scendere in campo con il solo obiettivo di giocare un tennis superlativo. È molto più facile (e anche più facilmente replicabile) costringere l’avversario a giocare male, mettere la palla dove lui non vuole sino a farlo ‘impazzire’. Per prima cosa devi capire chi hai di fronte.

Lezione 2: giocare a tutto-campo
Tutti, a cominciare dagli addetti ai lavori, amano dare ai vari giocatori delle ‘definizioni’ che meglio si adattano ai loro rispettivi stili di gioco. Ad esempio, Pat Rafter era un esponente del serve & volley, Roger Federer un giocatore a tutto-campo, David Ferrer un ribattitore, Juan Martin Del Potro un picchiatore da fondocampo.... E Djokovic? La maggior parte delle ‘definizioni’ che ho sentito è quella di giocatore aggressivo da fondocampo.

Consideriamo queste due statistiche. Nei tre set della finale a New York contro Del Potro, Novak si è spinto a rete 37 volte (Delpo 17). Nella stessa finale contro l’argentino i vincenti di Nole si sono divisi in questo modo: 13 diritti, 3 rovesci, 14 colpi di volo (di cui 7 smash), 2 attacchi e 2 palle corte. Da ciò si deduce che Djokovic non può che essere definito un giocatore a tutto-campo: sembra davvero che non veda l’ora di avere una palla più corta per venire avanti. La padronanza di entrambe le zone del campo si traduce comunque in un maggior numero di vincenti ottenuti a rete. Nel corso degli US Open 2018 Nole è sceso a rete 159 volte, incamerando 106 punti, il 67%. Le ‘definizioni’ sono proprio fondamentali.

L’insegnamento - Devi sempre cercare prima e sviluppare poi uno stile di tennis che si adatta al tuo gioco. Sfruttare il gioco di rete e sapere quando andarci, inoltre, è sempre stato e sempre sarà un ottimo modo per chiudere i punti.

seconda destraLezione 3: la seconda di servizio
Quando è stata l’ultima volta che vi siete allenati lavorando solo sul secondo servizio (velocità, profondità, direzione e consistenza)?
E quando lo avete fatto solo sulla risposta alla seconda battuta (forza, direttrice, aggressività, reattività)? Questi sono i numeri di Djokovic relativi al secondo servizio nel corso degli US Open 2018: 61% (142/233) di punti vinti giocando la seconda battuta, 57% (151/266) di punti vinti rispondendo alla seconda battuta. La ‘prima’ è il classico colpo da k.o. e dà sempre un’alta percentuale di punti. In tutti e sette gli incontri che lo hanno portato a vincere gli US Open, Djokovic non ha mai avuto una percentuale vincente contro le prime battute: semplicemente perché il ‘potere’ della ‘prima’ è troppo dominante. Con la seconda di servizio, invece, la storia cambia totalmente...

L’insegnamento - Andate sul campo d’allenamento e cercate di effettuare 10 seconde battute consecutive (questa è la media dell’Atp Tour). Mettete poi dei bersagli in tutta l’area del servizio e tracciate una linea lunga due racchette all’interno dell’area di battuta. A questo punto servite 20 volte nell’area fra la linea tracciata e quella del servizio. Quando, invece, lavorate sulla risposta alla seconda, allenatevi a tirare forte e profondo al centro. È così che si comincia subito a conquistare campo.

Lezione 4, non premere sempre il grilletto
Durante una partita premere il grilletto in maniera costante, cioè puntare al vincente, non è l’ideale. Consideriamo, ad esempio, la netta ripartizione fra errori e vincenti durante gli Us Open 2018: di tutti i giocatori i vincenti si attestano al 35.2% (6.307/17.910), gli errori raggiungono il 64.8% (11.603/17.910).

risposta alla secondaL’insegnamento - Ecco una buona regola pratica: premi il grilletto (ovvero punta al vincente) una volta sola durante un punto. Gioca palle su palle e prendi al volo l’occasione quando l’avversario tira una palla più corta che può essere realmente attaccata. I giocatori di livelli inferiori tentano due o tre vincenti all’interno di un medesimo punto, troppo rischioso; questo tipo di tennisti cercano i vincenti anche quando si stanno difendendo e ciò significa davvero affidarsi alla sorte: tutto o niente. È decisamente molto meglio affidarsi ai numeri percentuali. Ciò non toglie che in certe situazione sia ‘ovviamente’ consigliabile puntare solo al colpo vincente.

Lezione 5: la regola del primo colpo
Durante gli US Open 2018 la lunghezza media degli scambi di Djokovic si è frazionata così: 55% (0-4 colpi), 26% (5-8 colpi) e 19% (più di 9 colpi).
Vi ricordate tutti quegli scambi infiniti giocati da Novak contro John Millman, Joao Sousa e Marton Fucsovics? Spettacolari. Ma anche sui non rapidissimi campi di New York, resi ancor più lenti dalla pesante umidità atmosferica, è stato lo scambio corto (0-4 colpi) a guidare Nole al titolo. Questo tipo di scambi si articola in servizio, risposta e altri due colpi, tutto qui...

L’insegnamento - Per quanto andiate sui campi ad allenarvi macinando tennis all’infinito, giocherete comunque più scambi brevi rispetto a quelli lunghi e farete anche sempre più errori nelle prime fasi dello scambio rispetto a quando quest’ultimo raggiungerà la doppia cifra. Concentratevi su questo aspetto.

Combinare molti aspetti
Djokovic è sulla cresta dell’onda: i successi consecutivi a Wimbledon, Cincinnati e US Open non possono essere un caso.
Per raggiungere risultati di questo livello, è necessario la combinazione di molti aspetti. Io ne ho appena messi in luce cinque: un’occhiatina dentro il mondo di un campione.

Testo tradotto da Fabio Bagatella