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Nonostante i 4 match-point sfumati e il 4 titolo sfiorato a Chengdou, Fognini può puntare a finire l’anno nei primi 10. Sarebbe il coronamento di un’ottima stagione, con quattro finali ben distribuite per tutto l’arco del 2018

di Andrea Nizzero - foto Getty Images e Chengdou

fabio 1Di un’intera settimana passata a giocare a tennis, a tratti in modo sublime, saranno purtroppo quattro punti e pochi minuti a rimanere tra i ricordi, sia di Fabio Fognini che degli appassionati. Mentre in Italia era circa l’ora del pranzo domenicale, in quel di Chengdu (Cina) si consumava l’amaro finale dell’ottimo torneo disputato da Fabio, con quattro match-point non sfruttati (di cui tre consecutivi) in un tie-break decisivo che ci ricorderemo per un po’. È una delle molte, diaboliche leggi del tennis: le ottime vittorie contro Bemelmans, Ebden e Taylor Fritz sono ulteriori prove del fatto che, a fine 2017 e durante questo 2018, Fabio si è preparato bene e per sostenere una stagione intera, da capo a fondo; a ulteriore conferma di ciò ci sono le quattro finali raggiunte e distribuite per tutto l’arco del 2018 (Chengdu a fine settembre, Los Cabos e Bastad in estate, San Paolo a fine febbraio) e un record assoluto sfiorato per un soffio (vincendo sarebbe diventato il primo italiano dell’Era Open a vincere quattro tornei in una stessa stagione); eppure, alla fine, sono quei cinque minuti conclusivi che decidono i titoli dei giornali. Può suonare come un’ulteriore beffa il fatto che a sgambettare Fabio sulla linea del traguardo sia stato Bernard Tomic, che a gennaio faceva parlare di sé per la sua partecipazione ed eliminazione da un reality show e che durante questa stagione è sprofondato fino alla posizione n.243 del ranking.

fabio 3Tomic da dimenticare
Al contrario di quello di Fognini, il 2018 del 25enne australiano era stato assolutamente da dimenticare, fino a quando non ha vinto il Challenger organizzato dall’Academy di Nadal a Maiorca, a inizio settembre. Ora, questa vittoria rocambolesca ottenuta in questa città da 15 milioni di abitanti lo farà tornare tra i Top 100 e gli darà un’ulteriore chance di riavviare la sua carriera, giunta alla sesta finale e al quarto titolo: “Avrei dovuto perdere cinque volte. Al secondo turno di qualificazioni da Gerasimov; contro Klahn al primo turno; e ho salvato un match point anche al secondo turno contro Harris!”, ha detto l’australiano a proposito del suo torneo. “Non vincevo un titolo da Bogotà nel 2015”, ha aggiunto con lo stesso grado di incredulità.

Le chance di Fabio
Fabio, invece, la sua carriera non l’ha mai interrotta e rimane una delle più brillanti della storia del tennis maschile italiano: dopo la 18esima finale in carriera (ne ha vinte otto) e la quarta in stagione, rimane al suo best ranking di numero 13 delle classifiche mondiali, con una chance non così remota di diventare Top 10 e una, più sottile, di qualificarsi per Londra. Se da qui a fine ottobre troverà il modo di coprire i 520 punti che lo separano da Kei Nishikori nella classifica Race, Fabio potrebbe finalmente diventare uno dei primi dieci giocatori del mondo. E a quel punto, se come sembra probabile Rafael Nadal non parteciperà alle Finals, un posto a Londra (quantomeno da riserva) sarebbe a portata.

over 30I major, roba da 30enni
Nel frattempo la statistica più interessante della settimana, elaborata nel dettaglio da Tom Perrotta per FiveThirtyEight, si riassume brevemente così: per la prima volta nella storia di questo sport al maschile, tutti i campioni Slam hanno almeno 30 anni. E altrettanto semplicemente si spiega: Marin Cilic, il più giovane campione di un titolo Slam, ha compiuto 30 anni venerdì scorso. Sono solo sette i giocatori maschi in attività ad aver trionfato in almeno uno dei quattro Major: Roger Federer (37 anni), Stan Wawrinka (33), Rafael Nadal (32), Andy Murray (31), Novak Djokovic (31), Juan Martin Del Potro (30) e Cilic, che ha vinto gli US Open quattro anni fa. L’attuale età media tra i campioni Slam in attività (32 anni) è la più alta in assoluto della storia del tennis.

Addirittura, scavando tra i numeri come ha fatto Perrotta, emergono dati come questi: in tutte le stagioni dal 1925 al 2016 compreso, almeno due vincitori dei quattro Slam non raggiungevano i 30 anni; dal 2016, sono ormai 9 gli Slam vinti consecutivamente da ultratrentenni, quando la precedente striscia più lunga era stata stabilita da un unico uomo, Rod Laver, con i suoi 4 titoli vinti consecutivamente nel 1969 da 30enne e 31enne. Il tennis non ha mai vissuto nulla del genere, tanto che tra il 1955 e il 1966 ben 48 titoli Slam sono stati vinti consecutivamente da giocatori sotto i trent’anni, e una striscia simile (37 titoli) si è interrotta molto più recentemente a Wimbledon nel 2012, quando Federer ha vinto il suo primo Slam dopo aver compiuto 30 anni. Le conclusioni e le motivazioni possono essere moltissime, ma si possono forse riassumere anch’esse: tre dei più grandi giocatori di sempre sono nati nel giro di sei/sette anni, migliorandosi e motivandosi a vicenda, mantenendo nel corso del tempo motivazioni e passione come pochissimi altri prima di loro. Mai era successo che tre giocatori in attività si spartissero il numero improbabile di 51 Slam, come oggi possono vantare Federer, Nadal e Djokovic.

andyMurray, stagione finita
C’è un altro Over 30 che invece non gioca. Con la cancellazione da Pechino, il torneo ATP 500 in corso questa settimana, Andy Murray ha ufficialmente concluso la sua stagione. Lo scozzese ha perso la scorsa settimana nei quarti di Shenzhen, dicendo che per il resto dell’anno si sarebbe concentrato sulla riabilitazione e sulla preparazione per la prossima stagione. Chiuderà oltre la 250esima posizione mondiale, augurandosi di riuscire a recuperare completamente dall’operazione all’anca di inizio 2018. Il problema ha probabilmente origine nella clamorosa impresa realizzata da “Muzza” sul finire del 2016, quando tra il 4 ottobre e il 20 novembre vinse 24 partite consecutive e cinque titoli, arrivando a strappare a Djokovic la prima posizione del ranking proprio nell’ultima partita della stagione, la finale della O2 Arena a Londra. Lo sforzo sovrumano lasciò i suoi segni su tutto il 2017 di Andy, che si convinse a sottoporsi a operazione chirurgica a gennaio di quest’anno. Se non ci saranno altri intoppi, Andy riprenderà la sua stagione 2019 da Brisbane.

saba 1Sabalenka e Wuhan senza Top 10
Il 2018 di Aryna Sabalenka (qui a destra) diventa più prezioso e rivelatore di settimana in settimana. L’ultimo nome alla lunga lista di giovani stelle proposte dal circuito Wta nell’ultimo biennio è proprio la bielorussa, che in finale nel torneo Premier 5 di Wuhan ha battuto Anett Kontaveit, semifinalista agli scorsi Internazionali BNL d’Italia. Così adesso il tennis femminile non ha più problemi di ricambio generazionale: nelle ultime due stagioni, sono state otto le diverse vincitrici a essersi aggiudicate altrettanti Slam. Come rilevato da Giorgio Spalluto su SuperTennis Magazine all’indomani della finale femminile degli US Open, per ritrovare un intero biennio caratterizzato da una tale varietà al vertice bisogna tornare indietro di più di 80 anni, alle stagioni 1937 e 1938. La 20enne Aryna, nata a Minsk nel maggio del 1998 e nuova numero 16 del mondo, è uno dei nomi più credibili per allungare quella lista. Esplosa in Fed Cup lo scorso anno, quando con l’altrettanto semi-sconosciuta Aliaksandra Sasnovich andò a pochi punti dal vincere il titolo, con il titolo di New Haven in agosto e quello cinese dello scorso week-end è ufficialmente diventata il nome più ‘futuribile’ dell’intero circuito WTA.