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Lo scorso 21 maggio Djokovic era n.22 Atp, peggior classifica degli ultimi 12 anni. Ritrovati il ‘vecchio’ team e l’armonia familiare è tornato ‘imbattibile’. E ha raggiunto il suo mito Sampras

da New York, Angelo Mancuso - foto Getty Images

nole 1Uno scenario inatteso, quasi surreale. Novak Djokovic vincendo per la terza volta in carriera gli US Open è risalito in seconda posizione nella Race, la classifica stagionale, a un migliaio di punti da Rafa Nadal e ha lanciato la volata al numero 1 di fine anno. Ripensando alle imbarazzanti apparizioni a Indian Wells e Miami, conseguenza di scelte e programmazioni sbagliate e dei postumi dell’intervento al gomito destro, era follia immaginare un ritorno ai massimi livelli così rapido, così prepotente. Mancano un paio di mesi al termine della stagione e il calendario favorisce il serbo che da qui a gennaio non difende nulla, senza dimenticare l’ennesimo infortunio al ginocchio di Nadal, che ha costretto lo spagnolo al ritiro nella semifinale di New York. Dovesse farcela sarebbe una delle imprese più clamorose dell’Era open. Lo scorso 21 maggio Djokovic era numero 22 Atp, sua peggiore classifica degli ultimi 12 anni. Poi un cambio di marcia che ha del miracoloso, anche grazie alla ricomposizione del vecchio team a cominciare dal fido coach Marian Vajda. Partita dopo partita, ha ripreso a dominare trionfando a Wimbledon e centrando il “Career Golden Masters” a Cincinnati.

delpo 2Muro di gomma
Lo ha fatto pure a New York dominando in finale contro il gigante Juan Martin Del Potro. Il 29enne argentino dispone di servizio e diritto letali e sembrava l’unico in grado in questo momento di poter infilare qualche granello di sabbia in un ingranaggio tornato perfetto. Invece nulla. Grandi emozioni in uno splendido secondo set, ma non c’è mai stata incertezza sul risultato: 6-3 7-6 (4) 6-3 per Nole. Nei sei precedenti incontri Del Potro aveva picchiato la pallina a più non posso e difficilmente le sue ‘catenate’ tornavano indietro. Nole lo ha costretto a giocare uno, due, tre colpi in più portando il gigante di Tandil allo sfinimento, mentale e fisico: prima o poi doveva sbagliare. Secondo John McEnroe il campione di Belgrado possiede la migliore risposta al servizio di sempre. “È dotato di riflessi incredibili, grazie ai quali risponde anche a palle che viaggiano a oltre 200 km orari “, ha sottolineato. In tutto il torneo ha perso solo due set nei primi due turni nei quali evidentemente stava carburando, mentre nei restanti 15 gli è capitato soltanto una volta di cedere più di quattro game, proprio contro Del Potro. Gli US Open hanno mostrato un Djokovic forte di una condizione fisica strepitosa e fantastico in difesa: è tornato il muro di gomma di un paio di stagioni fa. Quello capace di dominare il circuito ancor più dei due rivali storici Federer e Nadal.

nole 2Rinascita spettacolare
Da giugno a settembre è cambiato tutto. Aveva lasciato a testa bassa il Roland Garros dopo la sconfitta nei quarti contro Marco Cecchinato. Quel pomeriggio di giugno c’era chi lo aveva dato per finito con troppa fretta. E invece appena tre mesi dopo nella sua bacheca ci sono in bella vista altri due trofei Slam, che vanno ad aggiungersi ai 12 conquistati in precedenza: prima Wimbledon e quindi gli US Open. “Se a febbraio, quando mi sono operato al gomito, mi avessero detto che avrei vinto Wimbledon, Cincinnati e gli US Open - ha detto - sarebbe stato difficile da credere. Ma io sapevo che una volta risolto il problema sarei tornato a giocare ai miei livelli. Però mi ci sono voluti tre, quattro mesi. In quel periodo ho imparato molto di me stesso, ho imparato a essere paziente. La vita mi ha insegnato che ogni situazione richiede il suo tempo e il sacrificio”.

premioSacrificio
È una parola che Nole conosce bene, come la paura delle bombe che gli aerei sganciavano sulla sua Belgrado quando era un ragazzino che sognava di diventare un campione di tennis. Una infanzia non facile, diversa da quella serena di molti coetanei, prima di sbarcare proprio in Italia. Da allora sono trascorsi 20 anni e la sua è una favola a lieto fine. Dopo una valanga di trionfi ha però dovuto riscoprire le difficoltà, affrontare e risolvere una viva confusione interiore frutto di una serie di scelte talvolta strampalate (il guru Pepe Imaz) o sfortunate (Becker, Agassi per finire con Stepanek). Un anno e mezzo d’inferno: è ripartito da zero e ha fatto mea culpa (qualità propria solo delle persone intelligenti) ricomponendo il vecchio team. E rieccolo forse ancor più forte di prima, spinto da quell’antico furore, quella rabbiosa determinazione, quegli occhi spiritati che insieme alle innegabili doti tecniche lo avevano portato in vetta al mondo. “Rispetto il passato - ha sottolineato - ma non mi piace molto guardarmi indietro, paragonare me stesso al Djokovic di qualche anno fa e via dicendo”. Di sicuro sono cambiate molte cose: ora è marito della bella Jelena e padre orgoglioso di Stefan, tre anni, e Tara, un anno. “Il passato ci può insegnare molto - ha aggiunto - ma preferisco dedicare il mio impegno e la mia attenzione al presente. Il mio team lo sa, la mia famiglia anche. Non mi va di paragonare questo o quello a prima, preferisco andare avanti, lavorando duramente e con intelligenza. Da questo momento positivo spero di poter trarre il più possibile per il futuro”.

asheIl futuro
A 31 anni ha conquistato il titolo Slam numero 14, come Pete Sampras. “Aver raggiunto Sampras è un sogno che si avvera - ha ammesso - lui è una delle leggende di questo sport, ed è stato il mio idolo d’infanzia. Uno dei miei primi contatti con il tennis è stato quando ho visto alla tv uno dei suoi primi successi a Wimbledon, il primo o il secondo. E’ ciò che mi ha ispirato a giocare a tennis, quindi oggi essere accanto a lui ha un grande significato. Sono cresciuto augurandomi di poter essere un giorno come Sampras e ottenere i risultati che otteneva lui”. Ma non è finita qui, perché la prospettiva di avvicinare gli unici due che gli stanno davanti (Federer a quota 20, Nadal a 17) non è poi così remota. Intanto ha sei anni meno dello svizzero (quanto l’età pesi ce ne siamo accorti a New York dove King Roger era irriconoscibile) e rispetto allo spagnolo, più anziano di uno, ha una maggior polivalenza. Nole rispetto a Rafa parte favorito in tre Slam su quattro e comunque è uno dei due che lo ha battuto sulla terra rossa a Parigi, regno del maiorchino da oltre un decennio. In questo senso si è esposto Mats Wilander, grande campione del passato: “Quando si esprime al massimo, Djokovic è più forte di Federer e Nadal”, ha detto. In effetti è in vantaggio negli scontri diretti con entrambi. E allora perché non provarci?