Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Una scommessa persa con il preparatore sul campo da golf, una sfida vinta. Fognini spariglia ancora una volta destini e fortune a Los Cabos, in una settimana di ritorni, di lacrime, di prime volte e di nuove generazioni che non bussano ma entrano sicure nella piccola grande storia del gioco.

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

fabio fogniniUn'anomalia, la bizzarra pettinatura di Fabio Fognini, diventa un segno di buona fortuna. La foto sul profilo Instagram dell'ATP raccoglie più di 20 mila like, e con le piccole treccine l'azzurro viaggia fino a un trionfo che all'inizio del torneo nemmeno l'azzurro avrebbe creduto possibile. Dopo aver perso il primo set del torneo contro Quentin Halys, il percorso non conosce altri intoppi. Non perderà mai più di quattro game per set, vincerà 12 degli ultimi 15 giochi nella finale dominata contro Del Potro. Non aveva mai battuto un top 5 in una finale ATP, non aveva ancora mai vinto un titolo sul duro, superficie su cui papà Fulvio vorrebbe vederlo giocare di più. È salito al numero 14 del mondo, una sola posizione dal best ranking che non migliora dal 2014. È decimo nella Race, la classifica che considera solo i risultati del 2018. L'Italia con tre top 50 e cinque top 100, l'Italia tra le nazioni più vincenti nel circuito ATP quest'anno, s'è desta. Non fermateci, non ancora.

Il meglio della Next Gen
sascha zverevL'America, scriveva Ralph Waldo Emerson, è l'altro nome delle opportunità, dove l'unico peccato è porsi dei limiti. A Washington, il meglio della nuova generazione, la Next Gen, è andato via dall'orizzonte del possibile. Su, sulle spalle dei giganti, verso l'infinito e oltre, perché quello che conta è sentire che va. Hanno preso una strada sola con diverse scarpe, meglio se più resistenti di quella frantumata da Noah Rubin a forza di scivolare per fissare la prima vittoria in carriera contro un top 10 (John Isner). Non si vedevano da Buenos Aires 1995 semifinali ATP interamente under 21. Allora si sfidavano per il titolo Moya, Corretja, Mantilla e Novak. E dal 2007 non c'erano due teenager contemporaneamente in semifinale: Stefanos Tsitsipas e Alex de Minaur, il più simile all'originale dei tanti “nuovi Hewitt”, come Novak Djokovic e Andy Murray a Miami. Dal quartetto, completato dal suo migliore amico Andrey Rublev, emerge Sascha Zverev, il campione territoriale che spesso gioca meglio dove ha già fatto bene. Ha battuto il fratello Mischa, mentre il padre scopriva cosa volesse dire sentirsi divisi come Gunther Grass e i tedeschi tutti spettatori di un altro Bruder Duell, un altro duello tra fratelli, la sfida fra Germania Ovest e Germania Est ai Mondiali di calcio del 1974. “Credo di essere l'unico dei semifinalisti che possa comprare una birra negli Usa” ha scherzato Zverev, decisamente più solido del pur elegante Tsitsipas nella prima sfida delle molte che verranno, e con più risorse da spendere in finale contro il maratoneta australiano di famiglia spagnola cui si attaglia il paradigmatico ritratto di Wilander “by Brad Gilbert”: non ha colpi speciali, ma sa come si vincono le partite.

andy murrayLe lacrime di Murray
Al Queen's, Andy Murray aveva promesso che avrebbe soprattutto ascoltato il suo corpo, che ha spinto al limite e oltre. Nelle lacrime dopo il match point nella notte contro Marius Copil si mescolano la soddisfazione per il primo quarto ATP da Wimbledon 2017, lo sfogo per un viaggio che ha attraversato selve oscure e dubbi dopo l'infortunio all'anca, la consapevolezza di aver spinto forse troppo e di non poter giocare due match in un giorno come avrebbe dovuto fare a causa di una programmazione confusa e complicata dalla pioggia. “Finire una partita alle tre di notte non è buono - ha detto. - Non fa bene ai giocatori, ai tifosi, alle tv, a nessuno”.

svetlana kuznetsovaKuznetsova, l'età è un numero
Svetlana Kuznetsova
è uscita dalle top 100 per la prima volta dopo 831 settimane consecutive. Ma ha giocato con la leggerezza di chi sente di potersi concentrare sulla produzione del gioco e non sul risultato. Così, il risultato è arrivato. Ha centrato la prima finale da Indian Wells 2017 senza perdere più di due game per set. La fuga della campionessa 2014 del Citi Open si trasforma in battaglia contro Donna Vekic, alla sesta finale in carriera. Per quattro volte Kuznetsova è a un punto dalla sconfitta ma a Washington la russa conosce solo vittorie: 11-0 il bilancio in carriera (non si considera il walkover contro Sloane Stephens del 2015). La cinquantesima edizione del torneo incorona la campionessa con la più bassa classifica nel singolare femminile, introdotto però solo nel 2011. “E' stata una settimana difficile” ha detto Kuznetsova, al diciottesimo titolo in carriera. Una di meritato riposo la aspetta prima di far valere la wild card a Cincinnati.

maria sakkariTutto è possibile
Lo spirito battagliero di suo padre, nato a Sparta, ha portato Maria Sakkari (nella foto) “solo” fino alla finale a San Jose, nell'impianto dell'università casa degli Spartans. Ma la prima greca a giocarsi un titolo WTA dopo Eleni Danilidou a Hobart 2008, è bloccata dalla tensione e vince solo un game. “Sono imbarazzata da come sto giocando”, si sfoga a un certo punto con il coach, Tom Hill. Il nuovo best ranking al numero 31 non le sarà di troppa consolazione. L'ingresso in top 20 è invece il compimento di un sogno inatteso per Mihaela Buzarnescu, che dodici mesi fa di questi tempi era fuori dalle prime 140 e aveva vinto solo 3 partite WTA prima di questa stagione. Al 21° torneo del 2018, è diventata la sesta giocatrice a conquistare il primo titolo in carriera quest'anno dopo Osaka a Indian Wells, Krunic a ‘s-Hertogenbosch, Maria a Mallorca, Danilovic a Mosca e Qiang Wang a Nanchang. “Ho allontanato tutte le emozioni, ho cercato di giocare come se fosse una partita normale e non una finale” ha detto la rumena, che ha perso solo 19 punti al servizio. “Molti mi guarderanno con occhi diversi adesso, ma io non voglio cambiare niente. Solo, adesso credo che tutto sia davvero possibile”.