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Alla Virtus Bologna la maglia n.5 di suo padre è stata ritirata per sempre. Figlia del mitico cestista Sasha, Olga è la prima millenial a vincere un torneo Wta. Aggressiva, sicura, ambiziosa: la 17enne serba ha tutto per sfondare

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Olga danilovic“Vivo per momenti come questo”. Olga Danilovic, di gioie come quella provata a Mosca per il primo titolo WTA, è destinata a viverne ancora. La prima millennial a vincere un torneo nel circuito maggiore ha attraversato le tensioni, le luci e i dubbi di una finale attesa e discontinua contro Olga Potapova: un ballo delle debuttanti fra due amiche nate a poco più di due mesi di distanza, che si conoscono da anni. Nella prima finale WTA fra due under 17 da Tokyo 2005, è diventata la prima lucky loser a centrare un titolo nel circuito maggiore e la campionessa più giovane dai tempi di Ana Konjuh nel 2015 a Nottingham.

L’amore per la competizione e il rifiuto della sconfitta sono questioni familiari. Olga, cresciuta al Partizan Belgrado, ha brillato di luce riflessa in quanto figlia di Predrag Danilovic, argento olimpico ad Atlanta 1996, 4 volte campione europeo, micidiale guardia della Virtus Bologna dal 1992 al 1995 e dal 1997 al 2000. A Bologna Sasha ha vinto una Coppa Campioni, quattro scudetti e una Coppa Italia. Non stupisce che al Partizan, insieme a sua moglie, la mamma di Olga, che è una celebre giornalista sportiva, abbia incontrato più volte Novak Djokovic che tempo fa si diceva interessato ai risultati della futura promessa del tennis serbo.

Il futuro è adesso
sashaMa il futuro è adesso per Danilovic, mancina come nonno Miodrag, stopper dell’OFK Belgrado negli anni ‘60. Ha quel che serve per vincere nel tennis moderno, e soprattutto sa già come si vince. Servizio e risposta, aiutati dal fisico, le permettono di controllare il gioco dall’inizio dello scambio. Da fondo si apre bene il campo, con entrambi i fondamentali, e non aspetta se ha l’occasione di uscire dalla diagonale per spingere in lungolinea. È sciolta, sicura, indiscutibilmente ambiziosa, con la giovanile tendenza a volere tutto e subito. Ancora incostante nelle soluzioni difensive, ha dimostrato per tutta la settimana di non temere di venire a rete, anche se più di una volta in finale le è mancata la reattività di pensiero per coprire un angolo sui passanti della russa.
In un solo momento si son davvero visti i suoi 17 anni, sul doppio fallo (con seconda lunga di un metro almeno…) con cui si è auto-annullata il match point nel secondo set della finale, prima di un tie-break disastroso in cui ha perso tutti i punti al servizio.

Un potenziale enorme
premiazioneDa quel momento, però, si sono visti i risultati del lavoro con Juan Lizariturry e Álex Corretja, che però non era a Mosca, dove Danilovic è rimasta affiancata dalla mamma e dall’ex capitano di Fed Cup Dejan Vranes. “Olga è molto completa e si vede che ha un potenziale enorme”, diceva al Mundo Deportivo l’anno scorso, ma il talento da solo non basta senza il lavoro. Lo spagnolo insiste proprio sulla concentrazione e sulla pazienza per esaltare il suo tennis istintivo, fatto di memoria muscolare e di energia, con poco margine di sicurezza: un tennis potente ma nient’affatto casuale nelle scelte. Il suo stile, che l’ha portata a dominare Julia Goerges nella sua prima sfida in carriera contro una Top 10, rivela anche un lato oscuro della forza. L’ambizione, infatti, si alimenta del perfezionismo che spiega la sua tendenza alla negatività. Dopo un errore scuote la testa, si parla addosso, si confonde. Ma non si perde. “Corretja mi ha insegnato a cancellare quello che ho fatto al punto precedente, anche se è qualcosa di stupido, e ricominciare da zero”, ha detto. Dagli errori impara, ma non se ne fa troppo condizionare. La qualità dei grandi.