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Serena Williams è la più grande di tutti i tempi: sono d’accordo miti come Billie Jean King e Chris Evert. Ma anche Agassi, marito di Steffi Graf, la sua rivale più accreditata. L’australiana Margaret Smith Court ha uno Slam più di lei, ma la qualità dei suoi 23 è di un’altra categoria. Riviviamoli insieme

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

greatest 1Serena Williams è la più grande di tutti i tempi? Se ne discute a più riprese, specie quando ritorna su palcoscenici d’eccezione. E si discute se abbia senso discuterne. Resta il fatto che è nella natura umana guardare all’eccellenza. Ed è nobile istinto cercarla. Nel caso del tennis il primo metro di paragone passa attraverso la conquista delle quattro grandi prove del circuito, i quattro tornei cosiddetti del Grande Slam. E noi abbiamo la fortuna di vivere un’epoca di primatisti assoluti. Roger Federer, in campo maschile, ha staccato tutti coronando quest’anno agli Open d’Australia il suo trionfo n.20.

Meglio di lui però ha fatto la sua coetanea americana, Serena Williams che lo scorso anno, anche lei a Melbourne, ha raggiunto quota 23. Lì si è fermata perché sette mesi dopo è diventata mamma di Alexis Olympia. La sua avventura di tennista però continua e le manca solo uno scalino per raggiungere la primatista assoluta in tema di successi major, quella Margaret Smith Court che tra il 1960 e il 1973 si aggiudicò 24 Slam.
Serena in questa classifica di super-titoli ha scavalcato con quell’ultimo successo del 2017 la tedesca Steffi Graf, l’unica che dal punto di vista della consistenza dei successi può seriamente rivaleggiare con lei. Steffi ha attraversato un’epoca di grandi campionesse (dalla Navratilova alla Seles fino ad ‘assaggiare’ la giovane Serena) vincendo tutto il possibile e realizzando nel 1988 il Golden Slam (i 4 titoli più l’oro olimpico a Seul). Margaret Court Smith, per quanto preceda Serena aritmeticamente, ha vissuto un tempo meno denso di rivali e soprattutto ha tratto vantaggio di ben 11 Australian Open conquistati ‘sotto casa’, 7 dei quali prima ancora che il tennis diventasse Open.
Sul fatto che Serena sia The GOAT, Greatest of all Time, si sono già espresse pubblicamente due grandi rivali: Chris Evert (18 Slam) e Billie Jean King (12 Slam). E persino Andre Agassi, marito della Graf. Nella rassegna dei suoi 23 volti vincenti, il sorriso di una ‘incosciente’ 18enne che si trasforma in quello di una ‘matura’ prossima mamma 35enne, ci sono tanti buoni motivi per essere d’accordo con loro.

us open 1999 2Us Open 1999
PREDESTINATA -
L’aveva detto, Richard Williams: Serena e Venus arriveranno in finale allo Us Open. Si sbaglia di poco. Martina Hingis, molto critica per quella profezia, batte in semifinale Venus, che è la faccia triste dell’America, altro che il Messico. Non è facile vedere la sorella minore arrivare per prima a giocarsi un titolo Slam. Serena batte Kim Clijsters, Conchita Martínez, Monica Seles, e la campionessa in carica Lindsay Davenport. Nella memorabile finale contro Hingis, diventa la prima tennista di colore a vincere uno Slam dopo Althea Gibson nel ‘58. In spogliatoio le arriva una gradita telefonata. Sono Chelsea e Bill Clinton, presidente degli Usa, che hanno fatto il tifo per lei.

Roland Garros 2002
RIVOLUZIONARIA -
“Costruisci un’eredità, poi ritirati da campionessa”. Ha le idee già molto chiare Serena Williams sulla rivalità con Venus, che vince quattro Slam dei nove giocati fra l’Australian Open del 2000 e del 2002. La finale del Roland Garros 2002, l’unico affare di famiglia Williams alla Porte d’Auteuil, è un carnevale di errori: 101 in totale, con 14 doppi falli e 13 break. In quel momento, Venus è numero 1 del mondo, Serena sale al numero 2. “Trovate un’altra professione” scrive Jon Wertheim su Sports Illustrated, “che sia il golf, la neurochirurgia o suonare lo xilofono, in cui i due migliori interpreti al mondo siano fratelli”. È semplice, sintetizza Serena, “stiamo facendo la storia”.

wimbledon 2002 2Wimbledon 2002
PRIMA -
Si sente diversa, Serena. Ha imparato già ad affrontare trionfo e disfatta senza lasciare che l’ambizione diventi padrona del suo tempo. Si è data un obiettivo all’inizio del 2002, vincere Wimbledon qualunque cosa accada. Eppure, nella nona sfida contro Venus, sul Centrale che più mette soggezione, rischia di distrarsi, come le succede ai cambi campo. Per questo si scrive dei bigliettini che legge con la testa sotto l’asciugamano. Messaggi ai limiti del banale, come “guarda la palla”, ma aiutano. “Continuo a pensare che Venus, in certi momenti, sia impossibile da battere” ammette Serena. Intanto, diventa la terza tennista nera a salire al numero 1 del mondo.

Us Open 2002
FEROCE -
Bionda e fasciata in un vestito nero in fibra sintetica, la stessa dei costumoni che divideranno il mondo del nuoto di lì a qualche anno. È felina e feroce, Serena, nel suo Slam più dominante di sempre. In sette partite, a Flushing Meadows nel 2002, perde 29 game. Ne cede più di sei solo in semifinale contro Lindsay Davenport e in finale contro Venus, che aveva vinto le due ultime edizioni. In famiglia, è perfetta parità, 5 vittorie a testa in dieci scontri, 4 Slam a testa. E qualcuno dirà, nel giro di meno di un anno, che dietro ci sarebbe la regia di papà Richard.

Australian Open 2003
CORAGGIOSA -
“Se dovessi vincere l’Australian Open farei il Serena Slam”. A Flushing Meadows aveva regalato un titolo ai giornalisti e una promessa al mondo. La mantiene, ancora contro Venus che in secondo piano, nelle foto della cerimonia di premiazione mentre Serena sorride in un vestito bianco e arancio, ha più o meno l’espressione di Salieri dopo un’esibizione di Mozart. “Non ho mai avuto paura” confessa. Eppure è andata sotto 2-5 nel terzo set della semifinale contro Kim Clijsters, e ha salvato due match point, e ha tirato fuori gli occhi della tigre al terzo set contro Venus. Solo allora, si concede di tornare sorella minore. “Sono davvero troppo emozionata” chiosa mentre scendono inattese lacrime di gioia, “grazie a mamma e papà”.

Wimbledon 2003
VENDICATRICE -
Serena means business. La vendetta è un sentimento che non si legge nelle sue parole, si vede nell’impassibilità con cui metro dopo metro, colpo dopo colpo, distrugge la fiducia di Justine Henin in semifinale. È un martellare di ace e di smash per dimenticare le lacrime di rabbia al Roland Garros un mese prima, il pubblico che fischia, l’ostilità che si addensa nell’aria, e la belga che festeggia. Il riscatto si fa orgoglio di nazione, legame di sangue. Venus ferma Kim Clijsters, e Wimbledon è ancora un affare di famiglia. Ma si è infortunata agli addominali e alla distanza non può reggere.

australian open 2005 1Australian Open 2005
FUTURISTA -
Quella fra Serena Williams e Maria Sharapova è una di quelle contrapposizioni radicali che impongono di parteggiare. L’astio alimenta quella che in campo è ormai una non-rivalità. La soggezione inizia a prendere il posto della competizione una sera di gennaio del 2005. È la semifinale dell’Australian Open, Masha è avanti 5-4 al terzo e manca tre match point. Mette lungo un dritto e ne incassa due vincenti, fulminanti. È un momento futurista, una forma unica nella continuità dello spazio. La finale contro una stanca Davenport ha l’incontenibile forza del destino. Finisce 26 63 60: non si vedeva un “bagel” in finale a Melbourne dal 1994.

Australian Open 2007
RINATA -
Quando mancano sei mesi all’Australian Open, Serena Williams è scesa al n.139 per un infortunio al ginocchio. Ma non c’è nessuna, parola di Tracy Austin, con il suo stesso spirito. Nessuna, dice la baby prodigio del tennis Usa e mondiale, ha mai giocato gli Slam con la sua stessa sicurezza. Arriva alla sua prima finale in due anni. Di fronte c’è Maria Sharapova e stavolta non c’è proprio partita. Serena chiude 6-1 6-2, è la prima a perdere meno di quattro game un finale a Melbourne dal 1994. È la seconda non testa di serie a vincere il torneo dopo Chris O’Neil (1978), la terza campionessa Slam con la classifica più bassa nell’era del “computer”. Il messaggio, a hater e avversarie, è chiaro: “Sono quel che sono”. Frank Sinatra sarebbe fiero di lei.

us open 2008 1Us Open 2008
MAGICA -
Solo tre persone, si può dire, a New York non si godono il 17° duello di casa Williams. Due, Rafa Nadal e Mardy Fish, devono giocare dopo il match e scenderanno in campo solo quando manca mezz’ora a mezzanotte. L’altra, Venus, non sfrutta dieci set point, due nel primo e otto nel secondo parziale, con qualche errore inusuale: uscirà in due tie-break. “Penso che in questo momento - dirà in conferenza stampa - noi due giochiamo il tennis migliore”. Serena batte Venus per la nona volta e vince il nono Slam (finale su Jelena Jankovic) perdendo appena 40 game. “È stato magico - dice, ma non si accontenta - io voglio arrivare almeno a dieci Slam”.

Australian Open 2009
MIGLIORE -
Quando torna in Australia, Serena Williams porta sempre un vestito speciale da estrarre in caso di titolo. Per il 2009, prevede un elegante top nero ma prima c’è da superare nei quarti Svetlana Kuznetsova che vince il primo set. Nel secondo, però la temperatura raggiunge i 43 gradi e si chiude il tetto. La russa serve per il match sul 5-4 ma perde break e partita. E se la prende con chi avrebbe favorito Serena con quella decisione. Serena batte Dementieva e in finale domina Safina. “Mi ha fatto sentire una ballgirl” dirà la russa. Serena, che pure non ci pensa, torna numero 1 del mondo. “Penso di essere comunque la migliore”, spiega, “che sia numero 1 o 100 non cambia”.

Wimbledon 2009
FORTUNATA -
Ha la competizione nel sangue Chris Walton, il protagonista di Match Point. Eppure, dice, “la gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo”. Chiedere a Elena Dementieva che sul 4-5 30-40 ha un match point contro Serena Williams in semifinale a Wimbledon. Sceglie di giocarselo con un passante diagonale di rovescio, Serena intuisce e para. La palla, come nel manifesto del film di Woody Allen danza sul nastro che salva Serena. C’è un motivo se è lei la più disarmante campionessa Slam di quest’epoca e Dementieva rimane una delle giocatrici migliori a non aver mai vinto un major.

Australian Open 2010
ICONICA -
“Se dovessi perdere oggi e in doppio, potrei anche prendere un volo venerdì”. È il pensiero che attraversa la mente di Serena che è sotto di un set e due break nel quarto di finale dell’Australian Open 2009 contro Vika Azarenka. Ma quel volo lo prenderà solo a torneo finito. Perché vince quella partita, la semifinale contro Li Na e la prima finale Slam contro Justine Henin. È il suo quinto Australian Open, nessuna dal 1968 ha fatto meglio, il suo dodicesimo Slam in carriera. Dopo aver ricevuto il premio si volta verso Billie Jean King. “Ti ho raggiunto” le dice, “era questo il mio obiettivo”.

reginaWimbledon 2010
MAESTOSA -
Da sei anni, Sharapova è prigioniera dell’incubo Serena. Nel teatro del sogno di sei anni prima, squaderna il meglio del suo gioco fino al 6-4 nel tie-break del primo set del quarto di finale 2010. Ma contro un’avversaria la cui sete di vendetta non si estingue, tira un dritto scarico a mezza rete. Serena stampa un ace a 200 all’ora per chiudere 11-9. Vincerà partita, semifinale e titolo, in una finale con poca storia su Vera Zvonareva. “Serena è una delle 5 migliori di ogni epoca - dice Martina Navratilova -. Mi sarebbe piaciuto affrontarla, ma in fondo sono contenta di non doverci giocare contro”.

Wimbledon 2012
ESPLOSIVA -
Da piccola, Serena Williams sognava di servire come Pete Sampras. A 30 anni, il movimento è cambiato ma i risultati, quelli no. Batte in semifinale, contro Azarenka, il suo primato personale di ace, 23. Nella finale contro Agnieszka Radwanska, prima polacca a giocarsi un titolo Slam dal 1939, diventa la prima over 30 a trionfare ai Championships dall’ultimo successo di Martina Navratilova nel 1990. Chiude con 102 ace, un record per chi nella storia ha alzato il Venus Rosewater Dish. “Ho visto giocare Navratilova, King, Evert che era una macchina, Seles, Graf - dice McEnroe alla BBC - ma credo che stiamo vedendo la più grande di sempre”.

Us Open 2012
RICCHISSIMA -
Ha perso 19 game, Serena Williams, nel cammino fino alla finale dello Us Open 2012. E quando chiude il primo set 6-2, il finale sembra già scritto. Ma si arriverà al terzo, come a New York non succedeva dal 1995. Vika Azarenka cambia orizzonti e modo di vedere. È una delle sei giocatrici che costringono Serena al terzo set prima di alzare un trofeo Slam, e l’unica che vinca cinque o più giochi al parziale decisivo. Dopo Venus e Steffi Graf, Serena Williams è la terza a trionfare a Wimbledon, alle Olimpiadi e allo Us Open nello stesso anno. E raggiunge i 40 milioni di dollari di prize money in carriera.

roland garros 2013Roland Garros 2013
LEGGENDARIA -
La trentesima vittoria consecutiva sul rosso, nella prima semifinale al Roland Garros dal 2003. Saranno anche passati dieci anni dall’ultima volta, ma Serena Williams offre contro Sara Errani quella che Chris Evert considera la miglior prestazione di sempre sul rosso. Ha comprato una casa a Parigi, prima del torneo prende lezioni di pittura. È brava a disegnare i prati e i cieli dice. Quel cielo che è il suo unico limite, anche quando non si muove sui prati. Contro Maria Sharapova, in finale, il destino è già scritto. Serena diventa la 4a tennista dopo Martina Navratilova, Chris Evert e Steffi Graf a vincere ogni Slam almeno due volte.

Us Open 2013
INARRESTABILE -
20 gratuiti e 6 match point mancati non bastano a fermare Serena Williams in semifinale a Flushing Meadows nel 2013. Li Na può solo rimandare l’inevitabile, la vittoria n.66 nelle prime 70 partite in stagione. Una delle 4 sconfitte l’ha subita contro Azarenka a Cincinnati, ma non le ha impedito di vincere le Us Open Series e festeggiare a New York il titolo n.17, che per gli anglosassoni porta bene. Lo Us Open incorona la sua campionessa più agée di sempre. Serena, che per la prima volta vince per 2 anni di fila, si porta via 3,6 milioni di dollari, fin lì il premio più alto mai visto.

Us Open 2014
INGORDA -
Un anno dopo, compreso il bonus delle Us Open Series, farà ancora meglio. Vince 14 set su 14 e incassa 4 milioni di dollari. In nessun set perde più di tre game. Alla fine del monologo in finale sull’amica Caroline Wozniacki, Serena di rosanero vestita si lascia cadere a terra, sulla schiena, con le mani al volto, su quello stesso Centrale, il più grande del mondo, sui cui trionfava per la prima volta 15 anni prima. È la prima a vincere 6 Us Open (tre di fila), dopo Chris Evert. Raggiunge Chris America, che ha aggiunto almeno un major all’anno per 13 stagioni, e Martina Navratilova a 18 Slam. E nessuno pensa che si fermerà qui.

australian open 2015Australian Open 2015
INDISTRUTTIBILE -
“Quando ero piccola, non ero la più ricca, ma avevo una famiglia ricca in spirito e supporto. Non avrei mai creduto di ritrovarmi qui con 19 Slam vinti. Quando ho iniziato, entravo in campo con una racchetta, una palla e una speranza. Era tutto quello che avevo: se volete fare qualcosa o essere qualcuno, non arrendetevi mai”. Così parlò Serena. Ha appena giocato la sua 23a finale Slam vincendola contro Maria Sharapova. Nel primo set durante un breve stop per pioggia ha continuato a tossire nell’asciugamano. La vedi piegata in due, mani sui fianchi, e pensi: ce la farà? La vedi tornare col tetto chiuso e ripartire con un ace e sai la risposta.

Roland Garros 2015
VENTESIMA -
Parigi val bene una leggenda. Il terzo turno con Azarenka, che mai l’ha battuta negli Slam, scandisce il ritmo della sua vie en rose. Serena Williams è la prima a vincere almeno 50 partite in ciascuno dei quattro major. Il percorso verso la finale non è così lineare, anche perché convive con qualche problema di salute. Il giorno prima della finale non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto prima delle cinque del pomeriggio. In campo, contro Safarova, non nasconde certo la frustrazione. Ma rimonta un break di svantaggio nel terzo e alza il major numero 20.

Wimbledon 2015
ETERNA -
“Ho 33 anni, Venus 35. Non so quanti altri momenti così potremo vivere insieme”. È appena finito il Sister-Act Williams più precoce in uno Slam dallo Us Open del 2005. Vale solo un posto nei quarti a Wimbledon, che Serena centra in due set, in un’ora e poco più. I 17 ace per la 17a vittoria su Azarenka e i 6 game persi contro Sharapova la proiettano verso una finale che sa di vendetta. Di fronte c’è Garbine Muguruza, da cui ha incassato la sua più pesante sconfitta in uno Slam. Il resto è storia. Serena è la prima a vincere un major a un’età così avanzata.

wimbledon 2016 1Wimbledon 2016
POTENTE -
300, come gli opliti di Leonida alle Termopili o i giovani e forti partiti per Sapri con Carlo Pisacane. 300 è un numero che fa entrare nella storia. Serena Williams ci arriva in una People’s Sunday, la domenica di mezzo di Wimbledon, nel 2016 dedicata al tennis e non al riposo. Quella su Annika Beck al terzo turno è la sua 300ma vittoria in uno Slam. Serena supera Chris Evert e si lancia verso la 300ma settimana da numero 1 del mondo. La chiude con 27 servizi non risposti in finale contro Kerber, il major numero 22, e la certezza di un posto alle WTA Finals.

australian open 2017Australian Open 2017
MATERNA -
Nel 2014 Alysia Montano ha corso gli “800” ai campionati USA a sette settimane dalla gravidanza. Tre anni dopo, nell’aprile 2017, Serena Williams annuncia su Instagram di essere incinta di venti settimane. Basta qualche calcolo per realizzare che a gennaio, quando ha dominato gli Australian Open senza perdere un set, era già incinta. La sua sarà una storia di famiglia, e una finale tutta Williams è il modo migliore per iniziarla. Come ha detto Serena: “Devi solo provare a te stessa che puoi essere il meglio possibile, e non dimostrare niente a nessuno”.