Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Inedito telaio agonistico proposto da Decathlon, sviluppato in Italia. Si acquista on-line, personalizzando peso e bilanciamento. Ideale per chi gioca piatto o in back. Costa solo 139 euro

di Mauro Simoncini

Artengo ARTECH 1Tanto per cominciare, è un progetto con targa italiana; in secondo luogo è nato grazie all’idea e agli sforzi di un appassionatissimo professionista del settore (che, di racchette, scrive anche su SuperTennis), Raffaello Barbalonga. Con l’esperienza maturata da anni in Decathlon, a Modena, Raffaello è riuscito a convincere anche i vertici aziendali a lavorare sull’idea di nicchia di un attrezzo agonistico molto tecnico, per buongustai della grafite. Dopo vari step progressivi di studio (e vari prototipi) eccoci giunti alla prima fase di commercializzazione del prodotto.

Nome? Artengo Artech Custom, un telaio fatto in pratica su misura, a un prezzo molto più che contenuto, di soli 139 euro. Si tratta di un attrezzo per giocatori agonisti di un certo livello perché ha profilo squadrato e sottile, da 21 millimetri, e ovale da 97,5 pollici quadrati. Non per tutti ma per molti visto che può pesare dai 295 grammi fin oltre i 330, con bilanciamento a piacere da scegliere in base al tipo e al livello di gioco. Sta qui il succo della vicenda: un attrezzo in pratica costruito su misura, e senza spendere cifre folli, anzi, neanche quelle delle racchette ‘retail’ dei grandi marchi (non personalizzate) in vendita nei negozi. Prodotto rifinito esteticamente in Italia e costruito con grafite alto modulo giapponese Toray, a testimonianza della qualità delle scelte. E nella personalizzazione (quindi nel prezzo) rientra anche il manico (di forma abbastanza squadrata), non inteso come la scelta della misura ma anche del materiale di rivestimento, sintetico o addirittura in cuoio (molto più ‘prezioso’).

Artengo ARTECH aperturaLe due variabili su cui incide la personalizzazione sono il peso e il bilanciamento. Per quanto concerne il primo si parte, come dicevamo, da una base (senza contare l’incordatura ovviamente) di 295 grammi per poi salire fin oltre i 330 grammi quando il livello e la struttura fisica del giocatore lo consentono. A questa scelta di peso si abbina quella del bilanciamento che - a rigor di logica - dovrebbe diminuire (cioè arretrare verso il manico) progressivamente con il salire del peso. Ma, si sa, sempre di gusti e di preferenze personali si tratta: l’acquirente può scegliere.

Per il nostro test ci siamo fatti preparare un esemplare della Artech Custom da 321 grammi di peso, bilanciato a 33,2 centimetri; il tutto misurato a montaggio corde effettuato. Come detto ovale midplus e profilo squadrato costante e sottile (21 millimetri) ne delineano subito specifiche ben precise e attributi da agonistica selettiva; il peso scelto e il bilanciamento sono stati intermedi e esemplificativi secondo le caratteristiche più comuni degli agonisti moderni. Quello che, come si dice, fa la differenza rispetto all’evoluzione delle racchette attuali è la rigidità, nettamente sotto la media (59 punti RA) che avvicina la Artech alle racchette sottili, flessibili ed elastiche di qualche tempo fa (stile Head Prestige, per intenderci). E il valore di inerzia (333) molto elevato non ne risente: la spinta, secondo lo swingtest, resta notevole.

Artengo ARTECH 2IN CAMPO
Da citare e sottolineare in bella evidenza l’aspetto estetico della Artech, anche quello direttamente curato in Italia. La veste è nero-grigia con intrecci di grafite a vista e vernice lucida nera, pochissime serigrafie e una semplice scritta Limited Edition con un numero identificativo a impreziosirne il valore. Insomma un vestito da serata di gala hi-tech, elegante e aggressivo al tempo stesso; sicuramente attraente.

In campo i sapori sono un po’ quelli di una volta. Che vuol dire che la racchetta, se supportata con una più che discreta impostazione tecnica dà quelle sensazioni oramai rare di elasticità e pastosità degli impatti. Si sente distintamente il telaio “flettere” e assecondare l’impatto della pallina; meglio di tutti sicuramente il colpo piatto, appoggiandosi magari su una palla già tosta dell’avversario, non troppo alta e lavorata. Il controllo è assoluto e si spinge parecchio.

Se fatto bene anche il top spin regala soddisfazione; non è sicuramente la specialità della casa e non si può esagerare anche perché ci rimetterebbe la precisione. Benissimo invece il backspin, quasi si telecomanda; basso, radente e incisivo specialmente sui terreni rapidi lo si può usare come arma d’attacco proprio come si faceva più spesso nel tennis di qualche tempo fa.

Artengo ARTECH 3Colpisce in generale la sensibilità, unita al potenziale di spinta che in mani tecnicamente disciplinate può dare frutti interessanti. Anche a rete si può giocare di tocco, mentre al servizio il riassunto ricalca un po’ il fondo campo: meglio picchiare piatto o tutt’al più tentare uno slice laterale. Perché il ‘carico’ in kick di una seconda palla abbia il suo peso ci vogliono infatti tecnica e spinta di gambe. Insomma una racchetta non facilissima ma abbordabile dai buoni Quarta categoria a salire; meglio per chi gioca a tennis da qualche tempo e per questo ha anche probabilmente un’impostazione tecnica classica.