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Nel tennis, soprattutto di alto livello, spesso i limiti se li autoimpongono inconsciamente gli stessi giocatori. Ma la mentalità può cambiare in un attimo e allora i sogni diventano presto realtà...

di Enzo Anderloni - foto Getty Images

cecchinato 2Ce l’abbiamo ancora nella memoria dello smartphone: un video di pochi secondi girato sui campi di Monte-Carlo con Novak Djokovic che si allena insieme ad Andreas Seppi alla vigilia della stagione 2015. Alla fine di quella sessione avremmo girato con l’azzurro e il suo coach Max Sartori, la prima puntata tecnica di Tennis Magazine, il programma settimanale di SuperTennis “dalla parte di chi gioca”. Il serbo invece avrebbe intrapreso la stagione più trionfale della sua vita: da Wimbledon in poi avrebbe conquistato tutti e quattro i tornei del Grande Slam, finendo la serie al Roland Garros 2016.

In quel video, sullo sfondo, nel campo accanto, Milos Raonic, n.8 del mondo, si allena con un ragazzo moro, sotto gli sguardi attenti di Riccardo Piatti e Ivan Ljubicic, allora entrambi nel suo team tecnico. Il ragazzo moro che tiene botta (e che botte!) al gigante canadese è Marco Cecchinato.

cecchinato 1Al tempo nel team di Sartori. 22 anni, n.159 del mondo: niente male. Chiedemmo di lui a Sartori, che rispose con una battuta: “Noi ci crediamo. Può diventare davvero forte, giocarsela con questi. Adesso dobbiamo convincere lui”.

Può sembrare surreale, ma il tennis è così. Soprattutto ad alto livello. In cima all’Everest arriva solo chi è convinto di farcela. Tanti avrebbero i mezzi, sulla carta, ma poi di fronte agli Ottomila (che nel tennis si chiamano Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Cilic, Nishikori, Zverev, ecc.ecc.) traballano. Senza dichiararlo apertamente si ritagliano una dimensione minore, quella che pensano essere alla loro portata. Il limite se lo pongono da soli. Anche Cecchinato, pur giovanissimo, stava facendo così. Le vicissitudini che ha attraversato nella palude dei tornei Challenger sono lì a testimoniarlo.

cecchinato 3Poi qualcosa è cambiato. Il clima e le persone di cui si è circondato (del coach Simone Vagnozzi, ex pro, anche lui ‘scuola Sartori’ e quindi mentalità giusta, abbiamo già parlato sei numeri fa, quando dedicammo la copertina alla vittoria di Marco a Budapest). Il clima generale del nostro tennis con tanti giovani brillanti, in ascesa e senza paura di nutrire grandi ambizioni. E Marco, che tra i primi 100 del mondo ci era già stato e quel livello l’aveva già raggiunto, deve essersi finalmente sentito pronto. A tutto. Anche a sognare il Roland Garros. E noi tutti lì a godercela grazie a lui. 

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 22 - 2018

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SuperTennis Magazine – Anno XIV – n.22 - 6 giugno 2018

In questo numero

ST160 COVERPrima pagina - Marco da sogno Pag.3

Circuito mondiale - Ceck non perde: o vince o impara Pag.4

Circuito mondiale - Mamma Serena picchia ancora forte Pag.8

Che storia - le super mamme del tennis Pag.10

Focus Next Gen - Jacopo e Raul sulla strada giusta Pag.12

Classifiche - I numeri della settimana Pag.15

Il tennis in tv – Dopo Parigi, l'erba Pag.17

Giovani - il circuito under da Biella a Pescara Pag.19

Veterani – Over da Slam Pag.21

Circuito Fit-Tpra – Gli Stage estivi per adulti Pag.23

Racchette e dintorni: l'inedita Artech a tiratura limitata Pag.26

L’esperto risponde - c’è un tennis in scatola Pag.28