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Abbiamo provato il modello più agonistico della nuova gamma di Head con ponte in magnesio. Racchetta innovativa a metà tra le caratteristiche moderne e il gioco ‘vecchio stile’. Ottimi i colpi piatti e il back, costa 250€

di Mauro Simoncini

1 Head Mxg1E alla fine è arrivato il momento dei due estremi. Dopo aver presentato MxG3 e MxG5, due racchette della nuova gamma in magnesio, gli austriaci di Head a circa un anno di distanza presentano a livello internazionale anche MxG1 e MxG7, la più pesante e la più leggera di questa nuova famiglia. Una collezione all’insegna dell’innovazione che si condensa, anche sul piano visivo, in un ponte pressofuso, dal design molto originale, armonizzato con il telaio (in carbonio e Graphene Touch); ponte realizzato in magnesio, metallo molto leggero (di derivazione “automotive”) ma contestualmente molto robusto. Stabilità e dunque potenza aggiuntive, verso la polarizzazione delle masse, ovvero la distribuzione agli estremi (testa e manico).

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Il motto di “Power Under Control” (potenza sotto controllo) forse ne racchiude al meglio i principi fondanti. In particolare la forma del ponte in magnesio alimenta la spinta rendendo più lunghe del normale (a parità di dimensione del piatto) le corde verticali centrali. Una caratteristica che nella MxG1 è meno estremizzata rispetto alle sorelle di dimensione maggiore. Il controllo è cercato nella stabilità (valorizzata dalla rigidità del ponte) e aiutato anche dal comfort con il Graphene Touch finalizzato a tagliare le vibrazioni all’impatto.

IL LAB
3 Head Mxg1Nello specifico, la nuova MxG1 di Head è la più pesante della famiglia con i suoi 300 grammi (319 con le corde montate), quella con ovale più piccolo (98 pollici quadrati), con un profilo sottile da 22 millimetri e un bilanciamento (a nudo) come pochi ormai se ne vedono, a 31,5 centimetri. La rigidità longitudinale è notevole ma non estrema: 68 punti RA. L’attitudine alla spinta, rilevata con lo swingtest, è sicuramente buona: 320 kgcmq.
Il mix di specifiche moderne, come il peso, e invece più tipiche delle racchette di qualche tempo fa (ovale sotto i 100”, profilo sottile, bilanciamento al cuore) è piuttosto particolare. Per questo anche nell’azione sul campo si sperimentano esiti abbastanza contrastanti e sicuramente curiosi.

IN CAMPO
Anzitutto non si può non menzionare l’estetica, così sobria ed elegante in nero opaco e grigio argento metallico proprio sul ponte, a richiamare appositamente l’attenzione sugli inserti più innovativi, anzi rivoluzionari. E in questo senso, bello ma anche funzionale il Prime Grip di Head, una sorta di cuoio sintetico in nero che garantisce buona presa e sa anche un po’ di passato.

2 Head Mxg1Impatto asciutto - Al di là della veste grafica, da subito, proprio dai primi scambi dalla riga di fondo, le sensazioni di gioco e sugli impatti sono di una racchetta molto maneggevole, non pesante e neanche troppo difficile. L’impatto è asciutto. La palla pare quasi restare più del solito a contatto del piatto corde, per poi uscire con buona spinta e controllo abbastanza costante. Il primo aspetto, che poi produce niente altro che buon controllo specialmente nei colpi piatti, potrebbe essere merito di un pattern 16x19 ma a maglia abbastanza strette soprattutto in zona sweetspot, che è leggermente spostato verso la testa, rispetto al centro geometrico dell’ovale. Invece la potenza e la spinta, che si percepiscono nitidamente, sono merito di sicuro della stabilità/rigidità della nuova struttura ‘al magnesio’ e contestualmente anche delle corde centrali più lunghe che creano un po’ di effetto “fionda” in senso positivo, parlando di potenza e profondità.

5 Head Mxg1Meglio di piatto - La preferenza va subito nettamente ai colpi piatti, in appoggio magari a un ritmo già sostenuto dell’avversario. Si sente favorevolmente la maneggevolezza del telaio che si giova di un bilanciamento abbastanza ‘arretrato’ ma la conseguenza è ovviamente una spinta contenuta. Tradotto: non si fa fatica a muovere l’attrezzo ma il peso della pallina è relativo. Si fa preferire anche per questo qualche giocata di tocco e di sensibilità come per esempio il back spin. Non è consigliato estremizzare il top o provare super rotazioni moderne magari con prese poco ortodosse. E tutto va in direzione di movimenti e preparazioni corte, raccolte. Swing un po’ vecchio stile.

Stabile a rete - Insieme con qualche difesa estrema e qualche approccio in avanti sempre in back, i colpi migliori si sono dimostrati quelli a rete; da un lato l’attrezzo aiuta in termini di stabilità per qualche parata difensiva, dall’altro l’ottima maneggevolezza favorisce qualche giocata di fino, anche a bassa quota. In generale al servizio grande fluidità nel movimento che ha favorito così la produzione delle rotazioni in slice (meglio di tutte) e kick, anche se in questo caso, come nelle prime palle piatte è risultato difficile trasferire peso e pesantezza alla pallina.

A chi la consigliamo - In sostanza una racchetta moderna per materiali, tecnologie e maneggevolezza; ma anche un po’ “all’antica” per qualche caratteristica che ha poi determinato i risultati sul campo. Da collocare in qualche modo tra le più potenti Head Extreme e tra le più votate al controllo Head Prestige; simile per certi versi alle Head Radical, con le quali vince per maneggevolezza e comodità, ma forse perde per ‘punch’. Perfetta per Quarta categoria e giocatori di Club dallo stile classicissimo (magari pure doppisti) che vogliono testare i moderni attrezzi da 300 grammi di peso.