Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

Aveva già 31 anni Ljubicic, attuale coach di Federer, quando a Indian Wells giocò il torneo della vita battendo Djokovic, Nadal e Roddick. Un’impresa che lascia il segno in una carriera...

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

ljubo 1“Ero rilassato prima della finale. Sentivo che avevo un’occasione, e che me l’ero meritata”. Alla vigilia della finale di Indian Wells 2010, il neo 31enne Ivan Ljubicic sente la serenità di chi si è presentato con un desiderio in fondo al cuore e senza troppe aspettative. È numero 26 del mondo, ha vinto nove tornei e sa che 37 dei 45 Masters 1000 fra 2006 e 2009 se li sono spartiti Federer, Nadal, Djokovic e Murray. Dopo il bye al primo turno, elimina senza troppi problemi Ryan Harrison e Brian Dabul. Negli ottavi si prende la rivincita su Novak Djokovic, spinto al tiebreak del terzo dal tedesco Kohlschreiber, che l’aveva sconfitto poche settimane prima a Dubai. “Abbiamo giocato su un campo secondario, ed è stata una sorpresa per entrambi” ha ricordato al sito dell’ATP, “ma è stato meglio per me che su quei campi avevo già giocato bene e visto Federer perdere contro Baghdatis” al terzo turno. Non si trova affatto bene il serbo, che cede 7-5 6-3.

Il giorno del compleanno
Nei quarti di finale, Juan Monaco gli toglie il primo set del torneo. Allunga gli scambi e la partita, ma l’esperienza fa la differenza. ‘Pico’ vince due game tra secondo e terzo set. Ljubicic si proietta alla semifinale contro Rafa Nadal. “Dopo i quarti, ho avuto un giorno di riposo, ed era il mio compleanno”, ha ricordato l’attuale coach di Roger Federer. “Andava tutto per il meglio”.
La semifinale, spiega a caldo dopo la vittoria in rimonta, “è forse la più bella partita che abbia giocato in carriera”. All’inizio fatica a trovare ritmo e misura in una giornata ventosa. Nadal firma il break in avvio e lo mantiene fino alla fine del primo set. Nel secondo ne manca uno sul 2-1 e non sfrutta altre quattro palle break, di cui tre di fila, sul 4-3.
ljubo 2Ljubicic, che stampa 17 ace, si salva col servizio, chiude 6-4 e forza il maiorchino al terzo. Ivan copre bene il campo e la certezza nel servizio gli consente qualche grado di libertà in più. “Sapevo che se avessi trovato più ritmo in risposta avrei potuto salvare la partita” spiega nel post-partita. E la profezia si avvera. Ljubicic rischia mentre Nadal dimostra di non spingere più come all’inizio. Nel tiebreak il croato gli lascia solo un punto e squaderna tutto il repertorio di ace, passanti da entrambi i lati, volée, per completare una delle più clamorose e spettacolari vittorie della sua storia.
Nella sua quarta finale in carriera in un Masters 1000 Ljubo, con l’allenatore di sempre, Riccardo Piatti, che si mangia le unghie nel box, sfida Andy Roddick, che sta giocando bene e avrebbe vinto Miami la settimana successiva.

Battaglia di servizi
Indian Wells, però, resterà l’unico grande torneo che Roddick non riuscirà a vincere negli Stati Uniti. È una battaglia di servizi fulminanti e scambi rapidissimi. La trama non può che essere basica ma non banale. Scontato il tiebreak nel primo set, che Ljubicic decide con un minibreak in avvio. Il secondo non cambia percorso e finale. Nel tiebreak vola 5-1, poi 6-2 e chiude con l’ultimo servizio vincente, con l’epifania di una grande storia. “Mi mancava un titolo in un 1000” dice a caldo. È il momento di gloria di un campione senza vezzi e senza vizi, che festeggia portando a cena il team, gli amici, il figlio di un anno e mezzo e il resto della famiglia. È il suo ultimo, splendido, giro di giostra.