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Quante volte ci siamo fatti questa domanda dopo un ‘15’ fondamentale buttato via? Ma si può migliorare: innanzitutto bando ad autocritica, rabbia e senso di colpa. E impariamo a usare... la “cura dei 16 secondi”

di Sergio Costa e Antonio Daino - I.S.F. R. Lombardi - foto Getty Images

personal 1Di tutte le domande che vengono poste a un preparatore mentale del tennis (o psicologo dello sport) la più comune è quella che ha a che fare con i cosiddetti big points della partita: “Perché crollo sui punti importanti?”, “Perché non riesco a concretizzare le occasioni che mi creo?”. A questa domanda quasi tutti gli atleti si rispondono allo stesso modo: “Non ero abbastanza concentrato” oppure “Non c’ero con la testa, non ero lucido”. La vittoria finale, nella maggior parte degli incontri (e più si sale di livello), è generalmente determinata dal successo di questi pochi punti chiave, e sarà il modo in cui l’atleta interpreterà queste situazioni che farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Brad Gilbert, ai tempi in cui allenava Agassi, diceva che quando le cose non riescono come al solito, bisogna fare qualcosa di più che semplicemente colpire la palla: devi pensare. Anche Djokovic nella finale di Wimbledon del 2013, persa contro Murray, ha ammesso che l’avversario aveva giocato meglio i momenti decisivi perché non era stato sufficientemente paziente nel selezionare le occasioni in cui attaccare.
Sapere come crolli e reagisci sotto la pressione di un punto importante è la chiave per crescere e correggerti. Come dice Djokovic bisogna cercare di “analizzare soprattutto le sconfitte, perché è lì che le cose sono andate per il verso sbagliato. Si cerca sempre di migliorare. Ciò che non ti uccide ti rende più forte. Bisogna avere questo tipo di mentalità e guardare avanti, sempre”.

Qual è la causa del crollo?
Secondo Leonardo Mayer “Ansia, fretta e quella voglia di chiudere il punto sono le principali avversità durante quei momenti, e quando capitano dobbiamo concentrarci sulla tattica perché nella tattica le emozioni non hanno luogo”. I giocatori crollano sui punti importanti sotto 4 diversi aspetti, e sarà nostro compito analizzare ognuna delle possibilità separatamente, interrogandoci sui vari punti con i seguenti quesiti:

  1. Quali colpi ho fallito? La prima domanda da porsi dopo aver finito il match dovrebbe essere: “Come funzionano i miei colpi sui punti importanti? Quale colpo cede sotto pressione?”. Qualora fosse sempre lo stesso colpo, fai in modo di lavorarci tecnicamente, ponilo al primo posto nel tuo allenamento, parlane con il maestro, con l’obiettivo di ricreare la stessa tensione e difficoltà vissuta durante il match, possibilmente in modo graduale, evolvendo da un contesto semplice e sicuro fino a uno sempre più complesso.
  2. Che fine ha fatto la mia strategia? Molti giocatori credono di dover fare qualcosa di molto speciale e differente sui punti importanti, con spesso la conseguenza di uscire dallo stile di gioco che li ha sostenuti fino a quel momento. Ci sono atleti che tentano il colpo vincente a bassa percentuale di riuscita oppure che palleggiano abbassando il ritmo sperando che l’avversario faccia un errore. Ma la regola generale dovrebbe essere che qualunque cosa tu abbia fatto per arrivare al punto decisivo, continua a farla. O comunque cerca di attenerti al tuo piano di gioco, magari stabilito insieme al tuo allenatore, “gestisci” le emozioni che stai provando in quel momento e non improvvisare.
  3. Sono calato “fisicamente”? Questo ambito riguarda sia i cambiamenti improduttivi della tua presenza fisica in campo - tendi a camminare più velocemente o a prenderti meno tempo in prossimità dei punti importanti - sia le sensazioni corporee che provi. Dovresti quindi domandarti: “Trasmetto un’immagine forte, fiduciosa e rilassata? Mi mostro in pieno controllo della situazione oppure sembro nervoso e in preda al panico?”. A tal proposito sempre Gilbert suggerisce che quando sei nervoso il tuo tipo di respirazione cambia, e proprio per questo motivo è la prima cosa che dovresti essere in grado di controllare, perché ti aiuterà a recuperare, nonché a mostrare calma e tranquillità e a gestire i diversi momenti della partita.
  4. Sono calato “mentalmente”? Raramente i giocatori hanno problemi quando sono carichi e positivi, quando sono concentrati sul punto da giocare, quando danno il cento per cento e si sforzano al massimo per ottenerlo. Il problema è il crollo che avviene dopo che il punto è finito, in particolar modo dopo che è stato perso, cioè quando il giocatore “realizza” che poteva fare di più e quanto era importante per lui. C’è chi comincia a pensare negativamente, o chi lo esprime proprio ad alta voce, trascinandolo per i punti successivi. C’è chi invece visualizza addirittura già l’esito negativo dell’incontro, non facendo altro che facilitare la fine anticipata della partita. Tu che cosa fai? Cosa ti passa per la testa in quei momenti? Il tennista spesso non si accorgere che sarà proprio il modo in cui gestirà questo momento a essere decisivo nel match.

personal 2Le soluzioni
Una volta che hai compreso il meccanismo che ti porta a fallire e hai individuato quali sono le tue difficoltà competitive, potrai allenarti per correggerle, ma soltanto se sarai in grado di non farti prendere da autocritica, rabbia o senso di colpa, ma con lucidità ti porrai la domanda: “Che cosa ho sbagliato oggi?”.
Ci sono delle tecniche di mental training (preparazione mentale) che possono aiutarti a trovare la giusta motivazione, a gestire le emozioni e i pensieri disfunzionali, a rimanere concentrato proprio sui punti importanti del match. Ad esempio, i giocatori professionisti quando finiscono un punto hanno appreso una metodologia per gestire le pause in modo controllato e funzionale al gioco, facendole diventare una routine.

La cura dei 16 secondi
Un esempio? Quella ideata da Jim Loehr, e portata avanti da Lorenzo Beltrame, con diversi tennisti pro. La “Cura dei 16 secondi” riguarda la gestione del tempo tra la fine di un punto e l’inizio di quello successivo, e si compone di 4 passi che il giocatore deve compiere rigorosamente:

  1. avere una risposta emotiva corporea positiva e fiduciosa dopo il punto, che sia vinto o perso, portando la racchetta nella mano non dominante e assumendo un portamento eretto delle spalle che mostri per l’appunto sicurezza in sé stesso;
  2. rilassarsi con la respirazione e/o scuotere gli arti superiori prima di arrivare sulla linea di fondo;
  3. ripetersi il punteggio e ricordarsi il piano di gioco per il punto successivo;
  4. Mettere in atto dei comportamenti automatizzati (rimbalzo della palla prima del servizio, una pacca sulla gamba prima della risposta) così da iniziare in maniera pro-attiva il punto.

Per riassumere, quindi, cerca di fare attenzione a cosa ti accade solitamente sotto la pressione dei punti importanti, crea un tuo profilo con punti di forza e aree di miglioramento, e con l’aiuto del tuo allenatore e di un preparatore mentale del tennis allenati, definisci obiettivi specifici che esulino dal vincere o perdere, e dai tutto te stesso anche per loro.