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Il carismatico capitano Yannick, vincitore al Roland Garros nel 1983, ha riportato la Davis in Francia dopo 16 anni e rischiato Gasquet in doppio offrendogli l’opportunità di una vittoria storica. La stessa magia gli era riuscita nel 1991 con l’amico Henri Leconte contro gli Usa

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

afildirete 4417 w1C’è poco da fare: piaccia o meno, l’immortalità per un tennista passa attraverso due porte: la vittoria di un torneo del Grande Slam o della Coppa Davis. Sono le manifestazioni storiche, quelle più antiche, nelle quali tutto il mondo si cimenta da oltre 100 anni. E per questo motivo suscitano emozioni uniche, come quelle che si sono accese allo stadio Pierre Mauroy di Lille lo scorso week-end.

25 mila spettatori per una partita di tennis si radunano solo in occasioni così, quando c’è in palio un posto nella storia. E per governarle servono uomini che ne capiscano il senso profondo. E il valore. Non è un caso che dietro al 10° titolo conquistato dalla Francia ci siano la storia del suo capitano, Yannick Noah, e del suo giocatore più amato degli ultimi 20 anni ma non per questo più vincente, Richard Gasquet. Anzi, uno che fino a domenica scorsa in 15 anni di carriera non aveva vinto un fico secco di importante.

afildirete 4417 w2Ci voleva uno come Yannick Noah, vincitore al Roland Garros nel 1983 e a Roma nel 1985, per interpretare fino in fondo l’importanza di un trofeo come la Coppa Davis e lavorare sul movimento di vertice francese creando lo spirito di squadra che serviva per vincere. Non è un caso che nel corso dell’anno abbia schierato ben 8 giocatori diversi. E battuto nazioni come Gran Bretagna, Serbia o Giappone che, a differenza sua, si sono viste snobbate da n.1 come Murray, Djokovic e Nishikori. Così il successo finale in una competizione che, sostengono i detrattori, si può vincere anche con un solo giocatore molto forte, alla fine è andato alla nazione che oggi ha più rappresentanti tra i primi 100 del mondo. Dunque riceve meritatamente questo premio di squadra.

afildirete 4417 w3Insieme, la Francia di Noah ha operato la magia di regalare l’immortalità a quel campione che da solo probabilmente non l’avrebbe mai raggiunta, nonostante quel suo rovescio a una mano che generazioni di appassionati ammirano come un’opera d’arte. Gasquet convocato per giocare in doppio con ‘Pier Ugo’ Herbert, al posto dell’abituale compagno Mahut (insieme vantano titoli a Wimbledon e Us Open), è l’azzardo di un capitano che vede e sente qualcosa che a tutti gli altri sfugge.

Il doppio era il punto decisivo. Noah, consapevole della forza attuale del belga Goffin, ne era perfettamente consapevole. Gasquet era stato schierato anche tre anni fa nella finale contro la Svizzera insieme a Benneteau e aveva fatto fiasco. Sabato scorso giocava per la prima volta in assoluto insieme a Herbert. E la Francia ha rischiato, con i belgi in vantaggio di un break nel terzo set, dopo che avevano riequilibrato l’incontro vincendo il secondo. In ballo però c’era qualcosa di più. E Noah sapeva anche questo.

Era stato proprio lui il capitano di quella Francia che nel 1991 aveva compiuto la straordinaria impresa di battere in finale gli Usa che schieravano Pete Sampras e Andre Agassi. Aveva guidato al colpaccio i suoi due ex compagni, Guy Forget e Henri Leconte. Proprio quest’ultimo era stato compagno di doppio di Noah ed era amato dai francesi per il suo tennis champagne un po’ come oggi Gasquet. E anche lui non aveva vinto niente di grande, pur essendoci andato molto vicino (finale al Roland Garros, semifinale a Wimbledon).

In quella magica tre giorni di Lione Leconte divenne immortale, battendo Sampras e riportando con Forget l’Insalatiera in Francia dopo 59 anni (mancava dai tempi di René Lacoste e dei moschettieri Cochet, Borotra e Brugnon).

Questa volta è toccato a Gasquet, decisivo in una vittoria che mancava da 16 anni. Dunque Yannick, ancora una volta, chapeau. La storia del tennis ha posti in prima fila per chi non ne smarrisce il senso. E lo ricorda agli altri.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 44 - 2017  

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SuperTennis Magazine – Anno XIII – n.44– 29 novembre 2017

afildirete 4417 w4In questo numero

Prima pagina –La davis è la storia Pag.3

Circuito mondiale- Generazione Coppa Davis Pag.4

Focus– L’Australian Open apre alle regole Next Gen Pag.6

Terza pagina – Radek Stepanek, Pro e… amatore Pag.8

I numeri della settimana –Gli 8 moschettieri di Noah Pag.10

Il tennis in tv – La linea allo studio Pag.12

In Italia – Serie A1: volata Scudetto: l’Aniene parte veloce Pag.14

Notizie dalle regioni – Friuli Venezia Giulia, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Campania Pag.16

Circuito Fit-Tpra – Chi va a Melbourne Pag.20

Personal coach – La match-analysis applicata ai giovani Pag.21

Racchette & dintorni: Wilson Pro Staff RF 97, Roger Federer ci mette la faccia Pag.23

L’esperto risponde – Se tocco la rete dopo che la palla ha rimbalzato due volte nel campo avversario commetto invasione? Pag.29