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Nel box degli incordatori abbiamo scoperto che il russo aveva solo tre racchette: e non dello stesso tipo. Tante scelte originali: dalle tensioni molto elevate dei russi, allo schema incordatura modificato del vincitore Chung

di Mauro Simoncini

rublev 1Sono giovani, vincenti e di certo già professionisti in tutto e per tutto. Gli otto Under 21 presenti alle NextGen Atp Finals di Milano sono tutti giocatori top 100 (eccezion fatta per il nostro azzurro Quinzi), con scalpi illustri al loro attivo. E a vederli dal vivo si capisce che si tratta sicuramente dei futuri protagonisti del tennis mondiale: aitanti picchiatori, con fisici imponenti, da atleti del Terzo Millennio. L’impostazione tattica di gioco è abbastanza uniforme: si spinge a tutto braccio da dietro, senza troppe vie di mezzo. Qualcuno con più rotazioni, qualcuno con qualche sortita a rete, altri sfruttando di più il servizio. L’unico che si stacca decisamente per tipologia di gioco è il giovanissimo canadese Shapovalov (classe 1998), mancino creativo, con il suo rovescio a una mano che non ha precendenti.
Una premessa necessaria per dire che anche a livello di materiali e attrezzatura le scelte di queste stelle nascenti non sono poi così differenti tra loro: ovali da 97, 98 o 100 pollici quadrati e profili abbastanza sottili (dai 20 ai 23-24 millimetri). Poi ognuno ha la sua personalizzazione, piombi e pesi collocati qua e là, racchette su misura, prototipi o vecchi modelli paintjobbati (colorati e serigrafati in altro modo).
Le racchette le abbiamo viste dal vivo, toccate con mano e chiacchierando con il team degli incordatori ATP di Tecnifibre scelti per le NextGen Finals di Milano (il francese Laurent Lardon e il nostro Marco Veri) abbiamo scoperto originalità e stranezze nelle scelte di questi giovani giocatori.

rublev altraLe follie di Rublev
La “storia” più incredibile riguarda Andrey Rublev, che tutti hanno visto durante il torneo cambiare racchetta. Cambio plateale perché da una Wilson blu e azzurra è passato a una arancio e grigia e poi ancora a un’altra rossa e nera. La maggior parte degli spettatori avrà ovviamente pensato: vabbè le hanno colorate diverse ma i telai sono identici, figurati... E invece no: si trattava di tre racchette diverse, in tutto! Peso e bilanciamento soprattutto.
Durante un cambio campo dell’ultima partita di girone del giovedì sera, molto avvincente contro Shapovalov, Rublev a colloquio in cuffia con coach Vicente ha chiesto: “Che faccio con la racchetta? Vorrei provare a giocare con l’altra”. Ha provato (dalla blu e azzurra è passato alla grigio arancio) e il match è girato a suo favore.
Davvero incredibile l’approccio di Rublev con la racchetta: non solo ha fatto ruotare tre modelli differenti ma si è presentato a Milano solo con quelle tre racchette! È stato quindi un lavoraccio per gli stringer, che si sono visti costretti a incordare anche 3-4 volte al giorno quella blu (quella che sembrava la preferita di Rublev, almeno fino alla finale). Un telaio molto simile alla Ultra Tour di Gael Monfils ma che è arrivato alla fine troppo sollecitato perché strausato e “massacrato” dal russo, soprattutto a livello di grommet. Ecco spiegato il motivo dei continui cambi.

chung tensioneChung e il 16x19
Detto delle stranezze del finalista, veniamo al vincitore. Hyeon Chung, da buon coreano, si affida ai giapponesi di Yonex, usando una VCore Duel G 97 normale (al di là di peso e bilanciamento che sono customizzati). La vera particolarità è che questo telaio prevederebbe un pattern 16x20 come molti telai Yonex; Hyeon però, sin dal primo giorno ha messo le cose in chiaro: “me la incordate così come ve la porto io: la vedete? È diventata 16x19”. Ma come? Eh sì: “nel foro previsto per condividere una verticale e l’ultima orizzontale in alto, fate il nodo”. Semplice. Per quanto concerne il tipo di corda, scelta classica delle nuove generazioni: si tratta di Luxilon Alu Power a 25 kg.

coricTensioni alte
A proposito di tensioni, questi ragazzoni non solo fanno viaggiare sempre forte la pallina, senza pause, con pochi cambi di ritmo, ma picchiano costantemente e con tensioni tutti medio-alte: a parte Daniil Medvedev, con il suo Tecnifibre Razor Code a 23 kg, Coric chiede 26 kg, Chung 25, Rublev 26, addirittura Khachanov 28/29. E se Coric usa il montaggio ibrido classico, con budello (di Luxilon) sulle orizzontali, gli altri montano monofilamenti “full bed” (sia per orizzontali sia per verticali), quindi piatti corde duri e rigidi.

Telai mai visti
Tra gli otto giocatori, di racchette se ne sono viste un po’ di tutti i colori. Solo il russo Medvedev e il coreano Chung utilizzano racchette molto simili a quelle in commercio poi puntigliosamente personalizzate: nel telaio del russo è ben visibile il piombo in testa sotto il passacorde. Coric e Rublev sono pieni di stranezze. La racchetta del croato, una Wilson pro Stock tutta nera, si presenta come un prototipo; anche a detta di Laurent Lardon (incordatore Atp che gira il circuito) forma, profilo e modello non si sono mai visti prima. Per intenderci, per i più ferrati in materia non si tratta né di telai H19 né di H22, ma di qualcosa di nuovo e diverso.