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Gianluigi si prende la wild card allo Sporting Milano 3 battendo in finale un super Baldi (che ha eliminato Berrettini). “Da Under ero io favorito contro Chung e Coric, adesso loro sono cresciuti molto e più in fretta”

di Cristian Sonzogni - foto Costantini

quinziCome è complicato diventare grandi. Gianluigi Quinzi lo sa bene, avendo già attraversato, a soli 21 anni, almeno un paio di carriere diverse. La prima fino alla maggiore età, quando gli era stata affibbiata l'etichetta di predestinato, la seconda nel passaggio al professionismo, decisamente più complesso di quanto ci si potesse aspettare. Eppure nulla lo ha frenato al punto da togliergli la convinzione di poter arrivare. Non gli infortuni, giunti in serie; non la sfiducia dopo le sconfitte contro rivali alla sua portata, o i cambi di allenatore troppo frequenti per trovare un minimo di stabilità. Il marchigiano di Porto San Giorgio è ripartito da Foligno e da coach Fabio Gorietti, per cercare di lasciare il segno nel tennis che conta. E alle qualificazioni italiane delle Next Gen Atp Finals ha lanciato segnali incoraggianti, sotto forma di determinazione, ma pure di qualità tecniche e mentali importanti. Qualità utili per recuperare una partita compromessa in finale contro l'amico Filippo Baldi e fare il salto tra i migliori otto under 21 del pianeta.

Gianluigi, come ci si sente a tornare tra i big?
“Come uno che si è ripreso il suo posto. Sono arrivato allo Sporting Milano 3 per giocare le qualificazioni con l'obiettivo di divertirmi e mostrare a tutti che ero tornato il Quinzi di qualche anno fa, anche se non era la mia superficie preferita. Ho detto al mio allenatore che volevo dare il massimo e dimostrare qualcosa a me stesso e agli altri. È andata bene, ce l'ho fatta”.

Al termine di una finale tutt'altro che semplice.
“Quando ho perso i primi due set me la sono vista brutta. All'inizio Filippo ha giocato in maniera splendida nei momenti importanti, ma ciò che mi è piaciuto di me stesso è stata la capacità di non mollare, di restare aggrappato al match con tutto quello che avevo. Questo ha fatto la differenza”.

foto italianiCon Baldi siete amici. Quanto è difficile affrontare una partita così?
“Non è semplice, confermo. Abbiamo vissuto la carriera giovanile fianco a fianco e fa un certo effetto ritrovarsi a giocare per un evento così importante. Lui è cresciuto molto, è maturato e sono convinto che crescerà ancora e salirà tanto in classifica”.

Che effetto ti ha fatto tornare a giocare con rivali che battevi regolarmente, e che ora sono top 50 Atp?
“Qualche anno fa era tutto più semplice: gente come Borna Coric o Hyeon Chung non aveva il livello che ha raggiunto in seguito, non erano maturi e potevano sprecare molto, mentre oggi la loro forza è la solidità. Ma li affronto con fiducia, anche grazie a questa settimana di test che ho gestito nella maniera giusta, e che tutti noi italiani abbiamo giocato a un livello decisamente alto. Io sono molto sereno e cerco di giocarmi le mie chance, sperando di continuare a divertirmi”.

Nel girone hai ritrovato Chung, Rublev e Shapovalov, una vecchia conoscenza e due dei favoriti.
“Ritrovare Chung è un'emozione grandissima, perché mi riporta al passato ma pure perché affronto un giocatore in alto nel ranking. Peraltro anche con gli altri non è che l'emozione sia molto diversa. Shapovalov su campi veloci come quelli delle Next Gen si trova perfettamente a suo agio, e si è visto, gioca davvero bene. Come Rublev, che ha disputato una stagione straordinaria. Pure nell'altro girone c'erano grandi giocatori, ma li metterei un gradino sotto per la vittoria finale”.

Hai vissuto un periodo difficile. Quali sono adesso le tue condizioni fisiche?
“Ho una piccola contrattura alla schiena, non sono ancora al cento per cento ma nel complesso sto bene. La cosa importante è aver superato un problema al gomito che mi aveva preoccupato parecchio perché c'era un serio rischio operazione. Per fortuna è tutto rientrato e ora posso stare tranquillo continuando ad allenarmi normalmente”.

Quanto ti senti distante dal livello dei top 100?
“Ho già battuto giocatori dentro i Top 100, o comunque molto vicini a quell'asticella. Tecnicamente non c'è una grande differenza che mi separa da loro, tutt'altro. Il problema per stare lì stabilmente è trovare continuità, fisica e mentale. Diciamo che tecnicamente posso considerarmi un Top 100, mentalmente ancora no”.