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Appoggi, preparazione, accelerazione, spinta e finale: il colpo ai raggi X. Come tanti ‘colleghi’ Next Gen, anche lo statunitense usa una presa western, con la quale ha più libertà e guadagna in complessità di palla

di Gennaro Volturo, I.S.F. R. - Lombardi foto Getty Images

foto jaredFra i tennisti americani delle nuove generazioni (tra i quali ricordiamo Frances Tiafoe, Taylor Fritz, Tommy Paul, Michael Mmoh ed Ernesto Escobedo) merita particolare attenzione Jared Donaldson che attualmente ricopre la 53a posizione del ranking Atp. Di seguito analizzeremo gli aspetti tecnici più rilevanti che caratterizzano il diritto del giovane tennista di Providence.

L’impugnatura
Come abbiamo già riscontrato analizzando diversi tennisti delle nuove generazioni, anche Jared Donaldson esegue il diritto con una presa western (vedi immagine 1). Tale grip garantisce, rispetto alle altre impugnature, una maggiore libertà di movimento della mano nella fase di accelerazione incidendo sulla produzione di complessità di palla. Inoltre, grazie alla presa western, è possibile accentuare la rotazione interna del braccio attorno alla spalla che è una delle principali componenti di spinta del diritto. Per contro occorre prestare attenzione affinché, a seguito della forte componente angolare del movimento correlata alla suddetta impugnatura, il grado di flessione del gomito non sia eccessivo (vedi ancora immagine 1) limitando l’accelerazione lineare dell’attrezzo.

immagine 1 immagine 2 immagine 3

La fase di preparazione
Nell’immagine 2 si può notare come Donaldson stia effettuando uno spostamento in avanti attraverso una serie di scivolamenti laterali (“shuffle steps”). Le mani sono piuttosto vicine nella prima fase della corsa per garantire una maggiore velocità di spostamento attraverso la riduzione del momento di inerzia. La testa della racchetta è alta consentendo, attraverso la circolarità del movimento, di aumentare i tempi di applicazione della forza. A differenza di quanto facciano la maggior parte dei tennisti, Donaldson non arretra l’arto sinistro fino all’altezza della spalla posteriore e tale meccanica esecutiva, se da un lato favorisce il timing esecutivo, dall’altro limita la torsione del tronco durante la fase di preparazione rendendo più difficile l’accumulo di energia elastica. Nelle immagini 4 e 5 si nota come Donaldson abbia le spalle quasi in linea con le anche mentre è molto importante che in questa fase del movimento il tennista riesca a separare il cingolo scapolare da quello pelvico aumentando il grado di contrazione eccentrica della muscolatura del tronco. Ovviamente l’efficacia di tale azione è vincolata al tempo che si ha a disposizione per eseguire l’abilità tecnica. Analizzando le immagini 2-3-4 si evince anche come il tennista americano effettui molto presto il movimento di pronazione dell’avambraccio orientando il piatto corde prima lateralmente e poi verso il basso. Tale azione è particolarmente rilevante sia per garantire maggiore spazio di movimento del gomito (immagini 4-5), sia per limitare l’estensione della mano al termine della preparazione.

immagine 4 immagine 5 immagine 6

La fase di accelerazione
Per quanto concerne la fase di accelerazione, in primo luogo si può rilevare come gli arti inferiori siano piegati (immagine 5) con un’ottima stabilità degli appoggi al fine di massimizzare le forze di reazione dal terreno. Lo “swing” di Donaldson è particolarmente continuo e pertanto la caduta verticale dell’attrezzo avviene presto, mentre tanti altri tennisti in coincidenza del rimbalzo della palla hanno ancora la racchetta in posizione elevata. La trasmissione di forza è generata dall’estensione dell’anca posteriore che attiva la torsione del tronco. Tale azione è ottimizzata dalla retrazione dell’arto non dominante (immagine 6). In tale fase del movimento l’avambraccio è in posizione di supinazione con la mano che si estende e devia verso l’ulna garantendo un accumulo aggiuntivo di energia elastica. Si può anche notare come la testa della racchetta sia in posizione arretrata rispetto alla parte inferiore dell’attrezzo e ciò rende conto del graduale trasferimento di energia alla mano che interviene come ultima componente di spinta nella sequenza di azioni nota come catena cinetica. I piedi progressivamente si sollevano dal terreno a seguito delle forze prodotte in direzione orizzontale e verticale (immagine 6) e nella fase di impatto (immagine 7) è particolarmente evidente sia il trasferimento del peso del corpo che l’inclinazione della racchetta la quale è orientata di pochi gradi verso il basso come conseguenza della deviazione radiale della mano.

immagine 7 immagine 8 immagine 9

Il finale di movimento
L’ampiezza del finale (immagine 8), evidenziata dall’angolo di abduzione tra braccio e tronco, rende conto dell’accelerazione lineare che è stata prodotta. Inoltre l’altezza della testa della racchetta con il piatto corde corde leggermente orientato verso sinistra testimonia l’intervento della mano quale componente di spinta. Il finale definitivo verso il basso (vedi immagine 9) è da intendersi come una conseguenza dello spin prodotto ed è una peculiarità del diritto che caratterizza il circuito maschile. Non a caso chi esegue tale abilità tecnica con una minore componente di spinta in direzione verticale (meccanica esecutiva molto diffusa nel tennis femminile) il più delle volte termina il movimento con la racchetta disposta sopra la spalla non dominante.