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È il colpo con cui dà spettacolo: particolare il “backswing”, variabile nell'ampiezza e condizionato dal tempo a disposizione. E nel finale accentua molto la torsione del tronco. Ecco perché nessuno ha mai giocato un rovescio così

di Gennaro Volturo, I.S.F. R. Lombardi - foto Getty Images

foto shapoTra i tennisti delle nuove generazioni sta suscitando particolare interesse Denis Shapovalov. Nato a Tel Aviv il 15 Aprile del 1999, ha vinto nel 2016 l’edizione junior del torneo di Wimbledon e nella stagione attuale ha ottenuto importanti risultati nel circuito maggiore tra i quali spiccano la semifinale al Masters 1000 di Montreal e gli ottavi di finale agli Us Open. Attualmente ricopre il 50° posto della classifica Atp. Di seguito analizzeremo la meccanica esecutiva del rovescio del giovane canadese.

L'impugnatura
Shapovalov esegue il rovescio con una presa semi-western come si evince osservando, nell’immagine 1, l’orientamento delle nocche della mano. Tale impugnatura consente di accentuare la deviazione radiale e ulnare della mano durante la fase di accelerazione incidendo sulla complessità di palla. Anche grazie al grip semi-western, il tennista canadese riesce ad eseguire angolazioni strette particolarmente efficaci nonostante non possa beneficiare della coppia di forze prodotta dai polsi, vantaggio esclusivo dei tennisti bimani.

 

immagine 1 immagine 2 immagine 3

 

 

La preparazione
Nelle immagini 1-3 si può notare come Shapovalov assuma una posizione dei piedi piuttosto chiusa (“semi-closed stance”) che caratterizza la meccanica esecutiva del rovescio a una mano in quanto garantisce una maggiore torsione del tronco e conseguentemente offre la possibilità di aumentare lo spazio di accelerazione dell’attrezzo. Durante la fase di preparazione, la racchetta compie una rotazione di circa 270° che porta la stessa ad assumere una posizione parallela alla rete (immagine 3) il che rende conto di tempi di applicazione della forza particolarmente elevati. Questa è una delle principali motivazioni per cui il rovescio a una mano consente di generare una velocità di palla maggiore rispetto al rovescio bimane che, al contrario, è caratterizzato da un movimento preparazione più breve. Ciò detto, è fondamentale evidenziare come l’ampiezza del “backswing” sia una parte variabile del movimento ed è condizionata dal tempo che il tennista ha a disposizione per realizzare l’azione motoria. Non a caso quando Shapovalov esegue la risposta al servizio di rovescio, che probabilmente è uno dei suoi colpi migliori, per ottimizzare la prestazione effettua una preparazione più breve e impiega un numero minore di segmenti corporei. Osservando le immagini 1-2-3 è evidente come Shapovalov abbia l’arto dominante quasi completamente disteso mentre l’arto non dominante è flesso, il che rende conto dell’azione svolta dalla mano destra per favorire l’arretramento dell’attrezzo. La maggior parte dei giocatori a una mano (vedi Federer, Wawrinka, Dimitrov) nella stessa fase del movimento flette l’avambraccio sul braccio in modo tale da far intervenire, pochi millisecondi prima dell’impatto, anche l’estensione gomito nell’accelerazione della racchetta. Shapovalov e Thiem sono tra i pochi tennisti a ricorrere a tale meccanica esecutiva che, se da un lato può influire sulla forza applicata, dall’altro garantisce notevoli benefici per quanto concerne il timing esecutivo. Un’altra particolarità della preparazione di Shapovalov è associabile all’angolazione della racchetta in quanto il piatto corde è leggermente orientato verso l’alto (vedi immagini 1-3). Probabilmente la suddetta inclinazione dell’attrezzo (a tal riguardo possiamo ravvisare delle similitudini con Richard Gasquet) è una conseguenza della presa semi-western di rovescio.

 

immagine 4 immagine 5 immagine 6

 

La fase di accelerazione
Per quanto concerne la fase di accelerazione, il primo aspetto tecnico rilevante da evidenziare è la posizione che assume la racchetta al termine della caduta verticale. Osservando l’immagine 4, si può notare come il tappo della racchetta sia orientato lateralmente con la parte superiore dell’attrezzo in direzione dell’anca posteriore. Tale assetto braccio-racchetta è fondamentale affinché il tennista possa effettuare il movimento di abduzione (“allontanamento”) orizzontale del braccio piuttosto che un movimento di adduzione (“avvicinamento”) che limiterebbe lo spazio di accelerazione dell’attrezzo. Ma è soltanto analizzando le immagini 5 e 6 che possiamo valutare perché il rovescio di Shapovalov sia molto differente da quello della maggior parte dei tennisti del circuito. Nella fase di impatto, l’avambraccio del tennista canadese è in posizione di supinazione e ciò determina una naturale inclinazione verso il basso del piatto corde. Tale meccanica esecutiva influisce sul grado di deviazione della mano e conseguentemente incide sulla velocità dell’attrezzo e sulla complessità di palla. Inoltre se l’avambraccio è in supinazione, ciò equivale a dire che il braccio ha già cominciato a produrre una rotazione esterna attorno alla spalla (quindi un’ulteriore componente di forza) mentre solitamente tale movimento caratterizza soltanto il finale del rovescio a una mano.

 

immagine 7 immagine 8 immagine 9

 

Il finale di movimento
Come conseguenza di questa preventiva rotazione esterna del braccio e supinazione dell’avambraccio, Shapovalov accentua la torsione del tronco nel finale di movimento (vedi immagini 7-8) come crediamo nessun altro tennista abbia mai fatto per quanto concerne il rovescio a una mano. Infine possiamo apprezzare l’abilità (non molto diffusa tra i giocatori a una mano) di Shapovalov nell’applicare forza anche quando colpisce la palla all’altezza delle spalle. Su tale azione influisce la presa utilizzata ma soprattutto la straordinaria spinta che il tennista canadese riesce a produrre con gli arti inferiori (vedi immagine 9).