Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies, compresi quelli di profilazione, sul proprio dispositivo. Visualizza la Privacy Policy

Approvo

 

La meccanica d'esecuzione del croato è differente rispetto alla maggioranza dei tennisti del circuito maschile. A partire dalla dissociazione degli arti in fase di preparazione. Analizziamo il colpo al microscopio

di Gennaro Volturo, I.S.F. R. Lombardi - foto Getty Images

coricTra i tennisti delle nuove generazioni spicca il croato Borna Coric (nato nel 1996) che a partire dal 2014 ha cominciato a ottenere risultati significativi nel circuito Atp tra i quali spicca la vittoria su Rafael Nadal nel torneo di Basilea. Nello stesso anno è stato insignito dell’“ATP Star of Tomorrow” come giocatore più giovane tra i primi 100 del mondo. Nel 2015 ha raggiunto il suo best ranking portandosi fino alla 33a posizione della classifica Atp mentre attualmente è al 54° posto. Come stile di gioco può essere considerato un contro-attaccante in quanto predilige il gioco da fondo campo e spesso tende a prolungare gli scambi anche su superfici veloci. Qui di seguito analizzeremo il diritto di Coric che risulta molto interessante in quanto è eseguito con una meccanica piuttosto differente rispetto alla maggioranza dei tennisti del circuito maschile.

L'impugnatura
Coric esegue il diritto con una presa western come si evince osservando la posizione assunta dal palmo della mano nell’immagine 1. Si può notare come il tennista croato lasci una parte dell’ipotenar (prominenza muscolare posta sul palmo della mano in direzione del mignolo) fuori dal manico della racchetta. Tale accorgimento didattico è adottato da numerosi tennisti per ridurre la pressione delle dita sul manico (ciò favorisce una maggiore decontrazione) e per garantire alla mano maggiore libertà di movimento durante la fase di accelerazione.

 

immagine 1 immagine 2 immagine 3

 

La fase di preparazione
Nell’immagine 2 si nota come Coric, a differenza di tanti altri tennisti, esegua la preparazione con un movimento di dissociazione degli arti superiori che porta l’arto non dominante a disporsi davanti al corpo e parallelamente alla rete già nella prima fase di arretramento dell’attrezzo. Con tale tecnica è più difficile separare l’azione delle spalle da quella delle anche; ne consegue una limitazione per quanto concerne l’accumulo di energia elastica nella fase di contrazione eccentrica. A tal riguardo sempre nell’immagine 2 si nota come la parte superiore del tronco sia allineata a quella inferiore con assenza di angoli di separazione. Inoltre il momento di inerzia è particolarmente elevato e ciò può influire sulla velocità di spostamento come si evince osservando la distanza tra arto non dominante e tronco nella fase di corsa (immagine 4). La testa della racchetta è molto alta (immagine 2) e la flessione del gomito è piuttosto accentuata (immagini 3-5). Da tali particolari tecnici si rileva come il tennista croato prenda forza più dal movimento verticale dell’attrezzo che dall’accelerazione in direzione orizzontale.

 

immagine 4 immagine 5 immagine 6

 

La fase di accelerazione
La prima fase di accelerazione è caratterizzata da un’azione piuttosto controllata del tronco (immagine 3) che, in corrispondenza della caduta verticale dell’attrezzo produce una torsione minima con l’anca posteriore che non è ancora in estensione. Ciò dipende soprattutto dall’azione dell’arto non dominante. Coric ritrae l’arto sinistro mantenendolo disteso mentre, in questa fase del movimento, è importante che il gomito sinistro si fletta favorendo una maggiore velocità angolare del tronco. Pertanto la torsione del busto, più che dalla retrazione dell’arto non dominante, è attivata dalla rotazione del piede posteriore (immagini 5 e 6). Nell’immagine 9 (diritto eseguito in open stance) è particolarmente evidente quanto sia pronunciata la rotazione del piede destro di Coric. Ne consegue una limitazione nel movimento di estensione orizzontale del braccio e nel trasferimento del peso del corpo e ciò si evince osservando anche la marcata flessione del gomito in corrispondenza della fase di impatto (immagini 6 e 9). Nonostante la mano abbia un ruolo attivo nell’accelerazione dell’attrezzo (vedi immagini 6-7), Coric mantiene il polso per molto tempo in iperestensione. Conseguentemente, in corrispondenza dell’impatto, le corde non sono leggermente inclinate verso il basso (come suggerisce il modello di prestazione del diritto) ma sono rivolte in avanti. Ciò limita l’intervento dei flessori del polso, che svolgono un ruolo fondamentale per modificare l’inclinazione della racchetta nella fase di impatto, favorendo un’accelerazione aggiuntiva dell’attrezzo.

 

immagine 7 immagine 8 immagine 9

 

Il finale di movimento
L’azione svolta dalla mano durante l’accelerazione è molto evidente osservando la prima parte del finale (immagine 7). La testa della racchetta è in linea con il polso mentre, in presenza di una maggiore deviazione radiale, in questa fase del movimento le corde dovrebbero essere orientate già verso la parte sinistra del corpo. Tale azione è visibile solo in corrispondenza del completamento del finale (immagine 8) quando la racchetta si porta al di sotto della spalla e della mano.

Conclusioni
Più volte Coric ha dichiarato che il lato destro del campo è quello “meno sensibile” e che il diritto rappresenta il suo principale punto di debolezza. Detto questo, non possiamo avere la certezza che una meccanica esecutiva da manuale potrebbe essere la soluzione a tale problema in quanto la prestazione non è semplicemente la risultante di movimenti tecnicamente perfetti, ma è dipendente da una moltitudine di componenti, buona parte delle quali non visibili.