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Matteo, 21enne romano, è rientrato dall'infortunio alla caviglia è ha subito vinto un torneo Challenger, il primo della sua carriera. “Sapersi adattare alle superfici è fondamentale”. Prossimi obiettivi: New York e Finals di Milano

di Gianluca Strocchi

berrettini 3Non poteva rientrare nel circuito in maniera migliore, Matteo Berrettini. Già, perché dopo oltre un mese di stop per un infortunio alla caviglia patito al challenger di Caltanissetta, il 21enne romano ha firmato la “San Benedetto Tennis Cup”, conquistando sui campi in terra rossa del Circolo Tennis Maggioni di San Benedetto del Tronto il suo primo titolo challenger. L’allievo di Vincenzo Santopadre ha messo in fila Andrea Arnaboldi, poi il colombiano Santiago Giraldo, numero uno del tabellone, nei quarti il portoghese Pedro Sousa, sesta testa di serie, in semifinale l'argentino Federico Coria, per completare il suo percorso netto con il successo finale sul serbo Laslo Djere, quarto favorito del seeding.

Festa di famiglia
“È stata una settimana in crescendo, visto che nei primi giorni non mi sentivo bene in campo: ero reduce da un problema fisico - sottolinea il giocatore capitolino, che con questo risultato è balzato al numero 173 del ranking mondiale, guadagnando in un colpo solo 56 posti -. Poi man mano sono invece riuscito ad alzare il livello del mio gioco e soprattutto nei momenti chiave delle partite importanti sono stato capace di esprimermi al meglio, l’aspetto che più mi conforta. Sono molto contento per aver centrato il mio primo trofeo challenger proprio in Italia, cosa non da poco, dopo averlo sfiorato nel novembre scorso ad Andria, potendo avere accanto anche la mia famiglia e con loro condividere questa soddisfazione”.

berrettini 1Occhi al fisico
Una bella risposta, forte e chiara, con i fatti, a chi lo ritiene più un tennista da superfici dure che da ‘rosso’. “Ho sempre detto che mi piace giocare sulla terra battuta e in questo torneo penso di averlo dimostrato. Del resto, pure nelle pre-qualifiche degli Internazionali al Foro Italico mi ero ben comportato, poi il match con Fognini sul Centrale era uno scoglio ancora troppo duro... Le condizioni di gioco a San Benedetto non erano particolarmente veloci - spiega ancora Berrettini -, però partita dopo partita mi sono sentito meglio e sono sempre riuscito a comandare lo scambio e a impostare il mio tennis pure contro avversari sulla carta più forti, e questo non è così scontato. Insomma, la conferma che posso adattarmi piuttosto bene a ogni superficie, come del resto bisogna saper fare nel tennis di oggi...”. Con una postilla non da poco. “Per poter fare questo occorre però che la ‘macchina Berrettini’ sia a posto prima di tutto dal punto di vista fisico, l’aspetto al quale so di dover dedicare un’attenzione particolare. Il problema al ginocchio sinistro che mi ha bloccato per sei mesi nel 2016 non si è ripresentato, ma so di dover tenere sempre libera la muscolatura della gamba, così come devo curare in maniera adeguata le altre parti del corpo. Durante questa settimana non ci sono state ricadute per l’infortunio alla caviglia, per cui posso guardare avanti con fiducia”.

berrettini 4Us Open nel mirino
Ad attenderlo ora c'è una serie di impegni importanti. “Ora gioco il challenger di Cortina, poi mi sposto sul cemento, con i challenger di Segovia e Portorose in preparazione della trasferta americana, dove disputerò le qualificazioni agli Us Open”, conferma Berrettini, che ha preso in mano la racchetta a 7 anni al Circolo Magistrati della Corte dei Conti, con il maestro Raoul Pietrangeli, per poi passare dopo qualche stagione alla Canottieri Aniene dove è seguito appunto da Vincenzo Santopadre. Allora si potranno tirare con più compiutezza le somme di una stagione che ha comunque registrato notevoli progressi. “Non mi ero posto obiettivi particolari di classifica per il 2017, quanto piuttosto di crescere come continuità di rendimento e come livello di gioco, per cui se devo fare un primo bilancio posso ritenermi soddisfatto - è il giudizio del romano -. Ma questo non significa assolutamente cullarsi, so di dover lavorare ancora tanto e duro, e questo successo non deve cambiare il mio atteggiamento e la voglia di allenarmi a fondo ogni giorno, proprio con la stessa determinazione che avrei avuto se avessi perso al primo turno. Cosa devo migliorare? La priorità, come già detto, è la parte fisica, dove ci sono ampi margini a livello di forza, resistenza e spostamenti. Sul piano tecnico il rovescio è il fondamentale che bisogna irrobustire, fermo restando che sono convinto di poter ottenere di più anche da servizio e diritto. Insomma, sono tanti gli aspetti da curare per diventare sempre più competitivi”.

“Sarebbe fantastico essere alle Finals”
Giusta ambizione per chi è considerato uno dei Next Gen azzurri su cui fare affidamento in prospettiva. “Quando sento questa definizione, spero davvero di poter essere uno dei giocatori italiani che un domani troveranno posto tra i primi cento del mondo, nel momento in cui ci sarà un ricambio generazionale. Poi, pensando alle Finals di Milano, sarebbe qualcosa di fantastico poterle giocare, però non mi voglio mettere pressioni particolari da questo punto di vista. È sicuramente un’iniziativa molto positiva per noi giovani, che funge da ulteriore stimolo - conclude Berrettini - però ritengo opportuno concentrarsi nel proseguire il mio percorso di crescita: se poi ci sarà quella ciliegina, tanto meglio”.