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Testimonianza diretta di un appassionato. Salvatore Bottega, che insegna greco e latino: “Vi racconto la mia esperienza al Foro Italico”. In agosto appuntamento a Serramazzoni (14-20 e 21-27 agosto) e Brallo (21-27)

di Claudia Pagani

foto foro 2Il tennis è lo sport individuale più diffuso in Italia. Il numero di tesserati lo conferma. Ed è proprio girando tra i diversi Club dello stivale che si incontrano gli amatori, ognuno con la propria storia di atleti e lavoratori ma tutti instancabili appassionati di questo meraviglioso sport. In Campania, per esempio, c'è Salvatore Bottega, detto Sasà, 38enne di Napoli, insegnante di latino e greco, di fresca nomina presso il Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Portici, che negli anni ha saputo conciliare libri e sport. Da ragazzino aveva iniziato il percorso della scuola tennis, poi abbandonato in favore di studio, pallavolo e calcio. La passione per il tennis è poi tornata prepotentemente tanto che ora il “prof” gioca stabilmente 3 o 4 ore la settimana alternando un’ora di lezione con il maestro alle partitelle con i soci presso il Poseidon Sporting Club di Ercolano. Un intellettuale della racchetta che non poteva certo resistere al fascino di vivere un’esperienza come lo stage per adulti nel tempio del tennis italiano al Foro Italico. “L’idea di entrare al Foro da giocatore e non da spettatore mi ha spinto a iscrivermi allo stage - spiega Salvatore -. “Scelta azzeccata, perché il lavoro svolto col maestro Simone Marinelli in gruppi di tre atleti, mi ha lasciato notevoli spunti che sto ancora mettendo in pratica con l’obiettivo di migliorare sempre di più il mio tennis”.

Di seguito una sua bella testimonianza dell'esperienza romana, scritta in punta di penna.

foto foro 1Se è vero che il tennis è un'esperienza religiosa, per dirla con il mai troppo compianto David Foster Wallace, il Foro è la cattedrale in cui se ne celebra uno dei rituali più sacri. Nella galleria dedicata ai più grandi sacerdoti di questa fede scorrono, davanti a sguardi attoniti di improvvisati chierichetti, i nomi e i volti di donne e uomini che da quasi un secolo rinnovano la cerimonia antica, eppur sempre contemporanea, della bellezza che sposa la fatica, della grazia che incontra lo sforzo, della eleganza che va a braccetto col sudore.
In questo tempio in cui le epoche si rispondono, risuona nei colpi esplosivi di un giovane teutonico, recente campione qui, la eco di quelli dalla misurata lentezza di uno statunitense che, quasi novanta anni orsono, faceva da apripista a una sequela di personaggi scolpiti, chi più chi meno, nella memoria e negli occhi di milioni di appassionati.
Ebbene, negli angusti spazi concessi dalla gloria, avara con quanti non abbiano da offrirle in cambio talento e sacrificio, è stato possibile per un gruppo di donne e uomini, di diverse età e provenienza, respirare per alcuni giorni l'aria rarefatta del mito, senza cedere troppo allo schianto formidabile che la prossimità al divino sempre genera.
Per il sottoscritto, tennista amatoriale non più nel fiore degli anni, cui la distinzione tra talento e passione è apparsa chiara per tempo (ecco perché il greco ha occupato i miei giorni molto di più della racchetta...) quella offerta dallo stage per adulti, andato in scena dal 20 al 23 Luglio, è stata l'occasione per riportare lo sport alle sue radici etimologiche di diporto. Le giornate, ancorché cadenzate da impegnative sessioni di allenamento all'ombra (mai espressione apparve più ironica) della sapiente guida tecnica di maestri federali (al mio, il garbato e intelligente Simone, devo gratitudine per la pazienza e la disponibilità mostrate sempre), sono trascorse all'insegna della leggerezza, oltre che della coscienza che ogni errore che poteva essere commesso, come si legge in un libro di Baricco, avrebbe azzerato il tempo, qualsiasi tempo, anche per tennisti della domenica come me. Perché "quando sbagli - nel preciso istante in cui lo fai - sei eterno". E pertanto, nella città che, forse anche per i suoi splendidi errori, tutti noi non ci stanchiamo di dire "eterna", è stata concessa anche a me, povero, la mia parte di ricchezza. (Salvatore Bottega)