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L’ovale più piccolo della famiglia Burn di Wilson è quello della racchetta di Kei Nishikori. Non impossibile ma selettiva: controllo eccellente, adatta a giocatori di livello tecnico molto buono. Con il piatto da 95”, ormai una rarità

di Mauro Simoncini

burn 95 2La direzione dell’industria “racchette da tennis” è da qualche tempo ben delineata. I canoni moderni del telaio agonistico buono soprattutto per spingere (e con forza) dalla riga di fondo sono chiari: profilo non eccessivamente sottile (anzi), ovale generoso (100 pollici quadrati è il must) e peso intermedio tra le ultrapesanti del passato e le modernissime ultralight ideali per giovani e donne o tennisti alle prime esperienze (300 grammi il peso medio di riferimento).
L’offerta si sta differenziando per quanto riguarda i materiali e le tecnologie, ma le specifiche difficilmente si muovono molto distanti dai riferimenti di cui sopra.
Quindi quando si incontra qualcosa di nuovo e sostanzialmente “diverso” è bene soffermarsi, e la curiosità la fa da padrone. Wilson Burn 95 CV (che sta per CounterVail, materiale proveniente dal ciclismo che assorbe vibrazioni e consente un risparmio notevole di energia) è un’agonistica moderna di spinta ma con caratteristiche esplicitamente votate al controllo.

burn 95 3IL LAB E IL CAMPO
L’ovale è tra i più piccoli in circolazione, perché come vedremo a parte, difficilmente (anzi quasi mai) si riducono le dimensioni del piatto corde sino al midsize (invece molto più di moda anche solo cinque-sei anni fa). In questo senso forse anche il cambio storico di una leggenda vivente come Federer (dai 90 ai 97 pollici quadrati nel 2014 dopo aver usato sempre e solo midsize), proprio in casa Wilson, ha lasciato il segno. Su questi 95” della Burn si innesta poi (altra caratteristica non unica ma comunque rara) uno schema corde da 16 verticali e 20 orizzontali, che determina così maglie strette e moltissimo controllo specialmente sui colpi piatti o con poca rotazione. Aggiungiamoci anche che il profilo è di quelli sottili, 22 millimetri lungo tutto il telaio.
Il peso resta poco superiore ai tre etti (309 senza incordatura) con un bilanciamento normale (32,5 centimetri) se si considera poi il fatto che Burn 95 CV è più lunga, ovvero 69,2 centimetri totali, un quarto di pollice in più che regala qualcosa in termini di spinta da dietro e anche al servizio o sopra la testa.
burn 95 1In campo la sintesi è abbastanza chiara: si spinge bene, senza troppa fatica; meglio non cercare di arrotare troppo la pallina. Picchiare forte senza troppe esitazioni e il controllo resta molto buono anche ad alte velocità. Certo stiamo parlando comunque di una racchetta selettiva, quindi il livello tecnico deve essere più che discreto, l’ovale e lo sweetspot contenuti non concedono troppe sbavature o imperfezioni. In generale meglio da fondo che nei pressi della rete dove comunque la Burn 95 CV è stabile e sincera, meglio per difendersi che per chiudere con precisione chirurgica.
Ottimo il servizio, specialmente quello piatto; la racchetta gira bene sopra la testa (peso e maneggevolezza si sentono in positivo) e anche in questo caso, con una tecnica valida a supporto, ci si tolgono parecchie soddisfazioni.

Il lab
Wilson Burn 95 CV*
Peso: g 330, bilanciamento: cm 33,9; rigidità: 67 RA; inerzia: 326; potenza: 58/100; conreollo: 39/100; maneggevolezza: 69/100.
*telaio incordato con sintetico monofilamento Luxilon Original alla tensione di kg 22/23