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Memorabile lo scontro generazionale nella finale di Wimbledon tra la leggenda australiana Ken Rosewall, 39 anni, e l’emergente esplosivo d’America Jimmy “Jimbo” Connors. Un match senza storia che però la storia la cambiò…

di Alessandro Mastroluca

rosewall connors 74 2Non c’era mai stato così tanto pubblico a Wimbledon come nel 1974. Ha addosso gli occhi del mondo Jimmy Connors, 21 anni,che in Australia ha vinto il suo primo Slam e ha visto crescere il suo fascino nella provincia americana, nelle tappe del circuito professionistico del suo manager Bill Riordan. “Non era dovuto solo al fatto che vincesse” scrive Joel Drucker nel libro Jimmy Connors mi ha salvato la vita, “ma al modo in cui vinceva. Nessuno riusciva a volgere a proprio favore le forze dell’avversario meglio di Connors”.
Ha saltato il Roland Garros perché membro del World Team Tennis, il circuito a squadre miste di Billie Jean King a cui la neonata Atp si oppone. Connors farà anche causa per questo a Arthur Ashe, che l’anno dopo contro Jimbo firmerà un trionfo destinato a fare storia. Ashe, infatti, è il presidente dell’Atp e Connors, che nel 1974 vince 104 partite su 108 e tutti gli altri tre major, non può inseguire il Grande Slam. Si è trovato a due punti dalla sconfitta al secondo turno contro Phil Dent (sotto 5-6 0-30 al quinto). Nella sua prima finale a Wimbledon deve affrontare Ken Rosewall, che a 39 anni ha rimontato Stan Smith, dopo aver perso i primi due set e salvato un match point in una delle semifinali più memorabili nella storia dei Championships.

rosewall connors 74 1Scambi da fondo
“Muscles”, soprannome ossimorico di Rosewall, di finali nella cattedrale del tennis ne ha già giocate tre, e le ha perse tutte: contro Drobny nel 1954 (aveva solo 19 anni...), contro il compagno di doppio Lew Hoad nel 1956 e John Newcombe nel 1970 (in mezzo, gli undici anni di assenza, perché professionista, dal 1957). Nell’anno delle dimissioni di Nixon, Connors ha una grande opportunità. Rosewall ha un tennis non così diverso dal suo e un servizio giocato praticamente senza piegare le gambe. Pancho Segura, che allena Jimbo, conosce ogni segreto del gioco dell’australiano e consiglia al giovane Connors di impostare il match sugli scambi da fondo.
Rosewall vince il primo game prima che Connors gli si abbatta contro con la forza di una valanga. Impatta in anticipo, domina da fondo, spezza l’equilibrio e le certezze dell’australiano con quei suoi pesanti rovesci a due mani. Sembra una macchina. Infila un parziale di dieci game consecutivi prima di regalare il 4-1 nel secondo set con un doppio fallo. Solo nel terzo, quando è avanti 2-1 e manca tre chances per il 3-1, il rovescio di Muscles brilla come ai bei tempi andati. Ma è solo un’illusione. Con una velenosa prima da sinistra a uscire, Connors chiude 6-1 6-1 6-4: è la finale più a senso unico nella storia del torneo dal 1967.

Jimbo e Chris
È il primo capitolo della leggenda di Jimbo, che batterà Rosewall in finale anche a Forest Hills, allo Us Open. È l’ultimo di una favola. Perché quell’estate non si parla d’altro del fidanzamento con Chris Evert, annunciato dopo l’Open del Sudafrica alla fine del 1973. ‘Chris America’ ha vinto il titolo 24 ore prima. Jimbo completa il “lovebird double”, l’accoppiata dei piccioncini, che i bookmakers quotavano 33 a 1. Al ballo di gala, come da tradizione, sono i due innamorati ad aprire le danze mentre l’orchestra suona “The girl that I marry”. Ma Connors e Evert non si sposeranno, anche se questa è un’altra storia.
Il giorno dopo, Jimbo sfoglia i giornali all’Inn on the Park, nella camera d’albergo con Riordan. “Sono al settimo cielo”, gli confessa. “Ragazzo - risponde il promoter che gli ha cambiato la vita e la carriera - non perdere mai questa sensazione”.